Jan (Giovanni) Týřovský di Einsiedl (morto nel 1609)

Jan era figlio di Jobst, che nella divisione del 1558 aveva ricevuto Skryje e Tytry. Dopo la morte del padre nel 1574 risiedette a Skryje e con i contratti stipulati con lo zio Jiřík vi annesse via via Hudlice, Broumy, Chmelištná e altri piccoli possedimenti.

Nel 1584 comprò da Jan Chlumčanský il villaggio di Slatina e un anno dopo gli si presentò un'occasione ben più grande: Šebestián Lažanský, oberato dai debiti, gli vendette nel 1585 il maniero fortificato e il villaggio di Chříč, il mulino di fronte al birrificio, l'ovile, il villaggio di Lhota con il mugnaio Kuba, la quota di Holovousy, il podere di Dubjany, il mulino abbandonato sul fiume, la peschiera con l'osteria privilegiata e il villaggio di Studená per 17 000 sexagene di grossi di Meissen. All'epoca si firmava ancora come signore di Hřebečníky e Skryje. Skryje, insieme ad altri beni, Jan le fece iscrivere nel 1582 nelle rinnovate tavole del paese. Hřebečníky, che teneva dal 1585 dopo lo zio Jiřík, le amministrava secondo Sedláček soltanto come tutore del figlio di Jiřík, Jindřich Jakub, il quale nel 1600, raggiunta la maggiore età, lo ringraziò, «jenž statek nejináče nežli jako vlastní otec spravoval» (avendo egli amministrato la tenuta non altrimenti che come un vero padre).

Nel 1594 Jan inviò alla campagna contro i turchi tre cavalieri, guidati da «strejc jeho» (suo zio), e otto fanti sotto la nona insegna del reggimento di Bohuchval Rut; alla rassegna presso Znojmo nel settembre del 1594 è registrato tra lo stato signorile della regione di Rakovník. Nel 1597 la dieta generale lo elesse, al posto del defunto Kryštof Jindřich Krakovský di Kolovrat, nella commissione per l'armonizzazione dei diritti municipali con l'ordinamento del paese, nella quale sedeva anche Daniel Adam di Veleslavín. Nel 1600 fu, insieme a Kryštof Šlovský di Šlovice, capitano della regione di Rakovník – nella relazione all'imperatore del 3 giugno 1600 sulla riscossione dell'imposta votata dalla dieta su botteghe, mestieri e commerci si firmò come «Jan Tejřovský z Ensidle na Křičí a Dubjanech» – e negli anni dal 1602 al 1605 sedette per lo stato signorile della sua regione nel comitato che in caso di pericolo improvviso doveva decidere sulla chiamata alle armi della leva generale; si firmava allora «na Hřebečnicích». Secondo l'elenco dei capitani regionali ricoprì la carica anche negli anni 1602, 1604 e 1609. Nel 1605 prestò alla camera boema 1334 sexagene e 58 grossi di Meissen.

Zikmund Winter lo annovera tra i signori duri: i contadini, a quanto pare, «běhali světem, majíce železné obojky na krku z trestu, jak jim je věšíval a rukama svýma na petličný zámek zavíral urozený Jan Tejřovský z Ejnsidle a na Skrejích» (vagavano per il mondo con collari di ferro al collo per punizione, come glieli metteva e con le proprie mani chiudeva a lucchetto il nobile Jan Tejřovský di Einsiedl e di Skryje). Nel 1602 sostenne davanti al tribunale del paese una causa con Šebestián Lažanský per una multa di venti sexagene «pro vystavení a zaražení nový krčmy» (per la costruzione e l'apertura di una nuova osteria); Vilém Slavata annotò nei suoi appunti come l'amico di Lažanský, il procuratore Jan Peldřimovský, cercasse invano di sottrarsi alla testimonianza.

Chříč divenne la nuova sede della famiglia e per due decenni Jan vi aggiunse costantemente nuovi acquisti. Nel 1601, per volontà del re Rodolfo, cedette alla camera reale i villaggi di Skryje, Hradiště e Čilá per 18 000 sexagene e in cambio ottenne in proprietà ereditaria la città di Kožlany con il diritto di patronato sulla chiesa, il mulino Cukrův, due mulini censuari con il ruscello sotto la città, lo stagno sopra Kožlany, il villaggio di Zavidov con l'osteria e Chmelištná con il diritto di patronato sulla chiesa e il mulino, il tutto per un valore stimato di 26 250 sexagene; la differenza di 8250 sexagene doveva essere saldata entro due anni. Kožlany tornò così dopo tredici anni alla sua famiglia e fu unita stabilmente a Chříč. Zavidov lo vendette nel 1606 a Jaroslav di Vchynice, signore di Krakovec, per 4000 sexagene e Chmelištná la cedette nel 1609 a Vilém Sviták, signore di Sosen.

Nel 1603 comprò ancora da Šebestián Lažanský il podere e il villaggio di Březsko, Milíčov con il diritto di patronato sulla chiesa, Hedčany, le abbandonate Bělbožice e una parte di Hlince per 20 250 sexagene. La caparra la depositò subito presso le tavole del paese, ma Lažanský non la accettò, cosicché il contratto fu iscritto solo nel 1604 in seguito a una citazione in giudizio. Ancora nel 1609 Jan doveva a Lažanský 2000 sexagene e questi ottenne un ciambellano per prendere possesso del villaggio e del podere di Březsko; il Týřovský tuttavia pagò immediatamente e Březsko fu unito a Chříč.

La chiesa di Kožlany era sotto il patronato della famiglia: già nel 1571 vi era stato insediato, su presentazione del padre di Jan, Jobst, e dello zio Jiřík, il parroco cattolico Vít Kandidus. Con i propri parroci, però, Jan andava d'accordo assai male. Dopo la morte di Vít il suo ufficiale entrò nella canonica, prese dal granaio tutto il grano, dalla stalla cavalli, vacche e pecore e portò via tutti gli abiti e un'intera cotta di birra, mentre i parrocchiani si spartirono campi e prati. Il successore di Vít, Maťheol – del quale i Kožlanští si lamentavano che beveva e che aveva dormito durante la messa domenicale benché circa trecento persone volessero accostarsi alla comunione – si lamentò con l'arcivescovo che il patrono lo aveva fatto gettare nella prigione cittadina, dove rimase undici giorni affamato, patendo freddo e fetore. Jan scrisse invece all'arcivescovo che non avrebbe tollerato Maťheol a Kožlany, perché angariava i sudditi.

Le liti continuarono: nel 1603 chiese all'arcivescovo di insediare a Kožlany Václav Rakovnický, poiché la comunità e lui stesso erano come pecore senza pastore, e il nuovo parroco Petr Hostinius si lamentò nel 1609, al contrario, che il patrono Týřovský lo cacciava dalla canonica e non gli versava le decime.

Jan rimase cattolico, eppure visse in armonia con i luterani di Kožlany. Su richiesta degli abitanti di Kožlany, nel 1604 sollecitò il re affinché concedesse loro quattro fiere annuali e la riscossione del dazio sul monte Břežanská hora presso il mulino di Vožeh. Poiché gli abitanti di Čistá e di Kralovice si opposero al dazio, la trattativa si protrasse e Jan non ne vide l'esito.

Non aveva figli, e così nel 1607 fece testamento, nel quale lasciò tutti i suoi beni allo zio Jindřich Jakub Týřovský, signore di Hřebečníky, al quale doveva 500 sexagene. Se anche questi fosse morto senza discendenti, tutto sarebbe dovuto passare ai fratelli Maxmilián, Karel e Bohuslav Jiří Krakovský di Kolovrat, signori di Šípy, zii materni di Jan. Quando Jan morì nel 1609 a Chříč, Jáchym Vysecký di Kožlany cavalcò in tutta fretta su un ronzino fino a Praga e annunciò la morte a Jindřich Jakub. Sulla tenuta rimasero 8900 sexagene di debiti.

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