Gli avversari degli hussiti impararono il loro modo di combattere direttamente in guerra. Secondo Max Jähns vi furono costretti: chi voleva opporre all'artiglieria una propria artiglieria aveva bisogno di carri, e chi voleva espugnare un forte dei carri nemico doveva affidare il peso principale del combattimento alla fanteria. Nei paesi tedeschi il forte dei carri si legò così strettamente all'esercito che la parola Wagenburg veniva spesso usata per indicare l'esercito in generale. Le ordinanze coeve sul forte dei carri (Wagenburgordnungen) sono perciò per lo più anche ordinanze militari (Heerordnungen). Secondo Toman, le menzioni di carri armati alla maniera hussita compaiono nelle deliberazioni degli stati dei paesi vicini a partire dalla sconfitta di Ústí nad Labem (Aussig) del 1426. All'inizio, però, sono molto concise e si limitano a elencare ciò che si deve portare in campo con i carri.
Il forte dei carri non era tuttavia l'unico tema. Secondo Toman, durante le guerre hussite dalle consultazioni delle diete imperiali scaturirono tre ordinanze militari generali per le spedizioni progettate in Boemia. Trattano della preparazione della campagna, della disciplina nell'esercito e della ripartizione dell'artiglieria. Le proposte dei principi elettori del 1426 sono a suo avviso soltanto un povero tentativo, la risoluzione di Francoforte del 1427 costituisce già un'ordinanza compiuta di 48 articoli e la terza ordinanza fu emanata dalla dieta di Norimberga nel 1431.
Maximilian von Wulf osserva che, per quanto riguarda il forte dei carri, le ordinanze degli anni 1428–1450 si limitano all'equipaggiamento dei carri. A suo avviso, la risoluzione di Norimberga del 1428 contiene in assoluto le prime disposizioni sui carri da guerra delle leve imperiali. Solo da un'epoca successiva si sono conservate ordinanze più dettagliate, che descrivono anche la marcia e l'accampamento del forte dei carri. Secondo Wulf, il quadro più vivo di un forte dei carri in marcia e accampato è offerto dalle ordinanze del margravio Albrecht Achille.
Come fonte per l'arte militare hussita, entrambi gli autori considerano le ordinanze più tarde con riserva. Toman ritiene le ordinanze della prima metà del secolo fonti dirette. Per quelle più tarde avverte che vi si riflettono i cambiamenti dell'ultimo quarto del secolo – il perfezionamento dell'artiglieria e i modelli svizzeri e dei Paesi Bassi nell'impiego della fanteria. Tuttavia vi trova molti elementi preziosi fondati su antiche tradizioni, soprattutto riguardo alle manovre con i carri e agli accorgimenti tecnici, sui quali le fonti più antiche tacciono. Wulf va ancora oltre: secondo lui alle ordinanze più tarde manca qualsiasi nesso necessario con il modello hussita. Possono quindi servire soltanto a confermare e spiegare le scarse notizie dirette sull'arte militare hussita, non come prova.
L'accordo contro gli hussiti fu concluso dai principi slesiani insieme alle terre e alle città di Breslavia e di Schweidnitz-Jauer. Regola il presidio dei castelli di confine con la cavalleria, l'azione comune in caso di invasione della Slesia, l'equipaggiamento dei carri e la ripartizione delle bocche da fuoco, e infine elenca ciò che si deve portare con sé nella spedizione. Il documento non reca l'anno; è datato soltanto «il giovedì delle Tempora prima di San Michele». Palacký lo pubblicò, sulla base dell'edizione di Grünhagen, sotto il 18 settembre 1421. Grünhagen lo collega all'assemblea dei principi a Grottkau di quello stesso giorno e ne sottolinea il carattere spiccatamente difensivo. Toman ritiene invece che il documento appartenga a un'epoca successiva, forse al 1427. Lo considera piuttosto un'attuazione più dettagliata della lega degli stessi principati del 14 febbraio 1427, e un numero così elevato di bocche da fuoco gli appare del tutto improbabile per il 1421.
Note di traduzione: interpreto le parole oscure secondo la parafrasi del documento in tedesco moderno fatta da Grünhagen. Secondo lui la catena «landzocht» collegava le due metà del carro, i «czoë» sono forconi e le «pisschullen» armi da fuoco portatili. Spiega le «tarrasssteinbüchsen» come bocche da fuoco che per sparare vengono appoggiate, a differenza delle armi portatili; le traduco come tarasnice. Da Grünhagen riprendo anche l'identificazione dei principi: il duca Kaske è Casimiro di Oświęcim, Bernhard è Bernardo di Falkenberg e Przemek è Přemek di Opava. Lascio non tradotte le parole «kriptücher», «lythische schilde», «poffeysen» e «fusseysen». Grünhagen le rende soltanto in tedesco moderno (Halstragseln, lüttische Schilde (?), Puffeisen, Fußeisen) e il loro significato è incerto.
Einigung mann vnd stete vnd der fürsten in der Slesia.
Off den tag zue Grottkaw haben sich die fürsten und lande u. stete Breslaw Swednitz u. Jawer sich eyntrechtiglich geeynet u. beslossen wider die kätzer in Behem, also hienoch stehet geschreben:
Zum irsten die festen an den grentzen vff eine landwer zu besetzen, also: Item hertzog Johannes von Monsterberg u. land u. stete Breslaw, Swidnitz und Jawer sullen 230 pferde legen uff das Smedewerg (Schmiedeberg), off den Schetzler (Schatzler), vf Swartzenwalde (Schwarzwaldau) u. vf Conradswalde (bei Grüssau). Item der bischof 70 pferde. Hertz. Ruprecht von Löbin vnd Ludwig sein bruder 35 pferdt, h. Ludwig vom Brige 60 pferdt und h. Conrad Canthner 60 pferdt sullen sie kein Brawnaw legen. Item so sullen die von Ratibor Jegerdorff selbir mit 50 pferden besetzen. Item h. Bolcke von Teschen 30 pf. und der junge h. Bolco 25 pf. in die Ostra legen. H. Bernhard mit 30 pf., h. Kaske mit 20 pf., und der weisse h. Conrad mit 20 pf. sollen h. Przemken helfen, wo her der helfe am notlichsten dann wird bedürfen, uff 1/4 jar. Item zu welchen vnder den besatzten slossen die ketzer zuziehen würden, den sullen die andern von den besatzten slossen zur hulffe kommen. Item ap sie swach weren vnd den fürsten hinder sich schreiben wörden, so hat iglich furste vff sein mit gantzer macht, die her vor jugent vnd von alder vffbrengen mag, ein feld wieder die ketzer zu machen, dass sullen auch thun mann vnd stete. Item dozu sol iglich furste in das schicken, das is an im nicht dorffe gebrechen, nach des bundes lawt und auch land vnd stete.
Item ap es sich geburte, welch furste odir land adir stad seine macht dem andern entzihn vnd den bund brechen welde, den wellen die andern vorclagen vor dem bobiste, vor dem cardinal vnd vor dem römischen konige, vnd werde zurathe, wie sie es an jm gehaben konnen, en zu holffen vnd den bunden in seinen würden zu halden.
Item ap die kätzer in die Slesie zien werden, so sal iglich furste land vnd stete, die im lande sein, mit gantzer macht vff sein, sam jederman gesessin ist, vnd en enkegen zien, ein feld zu machen, beide aus landen vnd steten etc. Item iglich furste sal bestellen in seinen landen vnd steten, das 10 gebawer einen waijn haben mit irer were vnd speise vff drei monden. Nemlich itzlich waijn sol haben eine kethe, die man nennt eine landzocht, zwey brethe, zwey grabescheit, eine schauffel, zwu czoë, eine haue adir zwu. Vnd itzlicher sal seine beste were mit jm nemen, also spisse, armbroste vnd suste so er beste mag. Das sullen auch tun die obgenante lande vnd stete. Item itzlicher furste sal seine stete heissen mete nemen weren so sie beste mögen vnd ouch die lannt. Item itzlich furste sal mit jm nemen bochsen, nachdeme also es im ist angeslagen. Item die Sweidnitzer land vnd stete sullen mit jn nemen eine grosse bochse, 15 tarrasssteinbüchsen vnd 100 pisschullen. Item die andern fursten vnd land vnd stete werden och mete nemen iglicher nach seinem anslage. Summa summarum der bochsen, 20 grosse bochsen, domete man mawren fellen mag, 300 tarrasssteinbüchsen, 2000 pisschullen.
Ussrichtung vnd gerethe in die herfart zu habin: capelan mit eynem ornat, messebuch, lichte, kelich, wein, ampullen alterstein. Gelt, wein, byr, fleisch, speck, seitenfleisch, schmaltz, fysche, putter, behmische kese, cleine kese, saltz, tyschlag, hant tücher, kessel, dreifuss, würze, vnsletlichte, wichsinne stöckel, spisse, exsse, grabescheit, haulkin, muldin, schauffeln, schlegel, kriptücher, pfele, strenge, futterstricke, getzelt mit stangen vnd sinem gerethe, futtersecke, hobir vnd ein moss dorzu, hulzyne kannen, kopperinne tringgefese, lythische schilde, pfannen, tringtoppen, roste, brantreithe, schutzemeister, balbirer, czymmerleuthe, bochsenmeister, bochsen, pulver, poffeysen, kawlin, fusseysen, eiserne flegel, erbis, zugemüse.
Am dornstage in der quatertempora vor Michaelis.
Accordo dei vassalli e delle città e dei principi in Slesia.
All'assemblea di Grottkau i principi e le terre e le città di Breslavia, Schweidnitz e Jauer si sono concordemente accordati e hanno deliberato contro gli eretici in Boemia, come è scritto qui di seguito:
Anzitutto, presidiare le fortezze ai confini per la difesa del paese, e cioè: il duca Giovanni di Münsterberg e le terre e le città di Breslavia, Schweidnitz e Jauer devono stanziare 230 cavalli a Schmiedeberg (Kowary), a Schatzlar (Žacléř), a Schwarzwaldau (Czarny Bór) e a Konradswaldau presso Grüssau. Inoltre il vescovo 70 cavalli. Il duca Ruperto di Lüben e Ludovico suo fratello 35 cavalli, il duca Ludovico di Brieg 60 cavalli e il duca Corrado il Kantner 60 cavalli devono stanziarli a Braunau (Broumov). Inoltre quelli di Ratibor devono presidiare Jägerndorf (Krnov) da sé con 50 cavalli. Inoltre il duca Bolko di Teschen 30 cavalli e il giovane duca Bolko 25 cavalli devono stanziarli a Ostrau (Ostrava). Il duca Bernardo con 30 cavalli, il duca Kaske con 20 cavalli e il duca Corrado il Bianco con 20 cavalli devono aiutare il duca Przemek là dove avrà più bisogno di aiuto, per un quarto d'anno. Inoltre, contro quale dei castelli presidiati muovessero gli eretici, gli altri castelli presidiati devono accorrere in suo aiuto. Inoltre, se fossero deboli e chiedessero per iscritto aiuto ai principi, ogni principe deve mettersi in marcia con tutte le forze che può radunare tra giovani e vecchi e affrontare gli eretici in campo; lo stesso devono fare i vassalli e le città. Inoltre ogni principe deve contribuire in modo che da parte sua non manchi nulla, secondo il tenore della lega, e così pure le terre e le città.
Inoltre, se accadesse che un principe o una terra o una città volesse sottrarre le proprie forze agli altri e rompere la lega, gli altri lo accuseranno davanti al papa, davanti al cardinale e davanti al re dei Romani, e si consiglieranno su come indurlo ad aiutarli e a mantenere la lega in vigore.
Inoltre, se gli eretici entrassero in Slesia, ogni principe, terra e città che si trovi nel paese deve mettersi in marcia con tutte le sue forze, secondo come ciascuno è insediato, andare loro incontro e affrontarli in campo, tanto dalle terre quanto dalle città, ecc. Inoltre ogni principe deve disporre nelle sue terre e città che ogni 10 contadini abbiano un carro con le loro armi e viveri per tre mesi. Cioè ogni carro deve avere una catena che si chiama landzocht, due assi, due vanghe, una pala, due forconi, una zappa o due. E ciascuno deve portare con sé la sua arma migliore, cioè lance, balestre e altrimenti ciò che meglio può. Lo stesso devono fare le terre e le città sopra nominate. Inoltre ogni principe deve ordinare alle sue città di portare armi come meglio possono, e così pure alla campagna. Inoltre ogni principe deve portare con sé bocche da fuoco secondo quanto gli è stato assegnato. Inoltre la terra e le città di Schweidnitz devono portare con sé una grande bombarda, 15 tarasnice e 100 pisschullen. Inoltre anche gli altri principi, terre e città porteranno le loro, ciascuno secondo la propria quota. Totale delle bocche da fuoco: 20 grandi bombarde con cui si possono abbattere le mura, 300 tarasnice, 2000 pisschullen.
Equipaggiamento e attrezzatura da avere nella spedizione: un cappellano con un paramento, messale, candele, calice, vino, ampolline, pietra d'altare. Denaro, vino, birra, carne, lardo, pancetta, strutto, pesce, burro, formaggi boemi, formaggi piccoli, sale, tovaglie, asciugamani, caldaie, treppiedi, spezie, candele di sego, candele di cera, lance, asce, vanghe, uncini, madie, pale, mazze, kriptücher, pali, tirelle, corde per il foraggio, una tenda con pali e i suoi accessori, sacchi per il foraggio, avena e una misura per essa, brocche di legno, recipienti di rame per bere, lythische schilde, padelle, boccali, graticole, alari, maestri dei tiratori, barbieri, carpentieri, bombardieri, bocche da fuoco, polvere, poffeysen, palle, fusseysen, correggiati di ferro, piselli, verdure.
Il giovedì delle Tempora prima di San Michele.
Le proposte furono redatte dai principi elettori durante la loro riunione a Norimberga tra il 7 e il 10 giugno 1426. Vi si tratta di come preparare e condurre la spedizione contro gli hussiti, di come radunare la gente e di chi debba contribuire alla spedizione, nonché della sicurezza dei partecipanti e del risarcimento dei loro danni. Le regole della disciplina militare compaiono soltanto nell'articolo 17, e anche lì, secondo Toman, solo in forma di estratto senza particolari. Toman lo riprese dai Deutsche Reichstagsakten e lo suddivise egli stesso nei paragrafi a–g. Il testo si è conservato soltanto in una copia cartacea del XVIII secolo nell'Archivio di Stato di Breslavia, che non indica il proprio modello, e l'editore vi ha corretto numerosi errori di lettura. Un più antico regesto dei documenti dell'Alta Lusazia e Grünhagen lo collocavano nel 1422. La trascrizione di Toman differisce dall'edizione soprattutto nella grafia. L'unica differenza di sostanza è nel paragrafo b), dove Toman legge «fährde» e l'edizione «vehede», cioè faida. In questo punto la traduzione segue l'edizione. Secondo l'editore, il divieto di condurre meretrici con l'esercito compare anche nell'ordinanza di Francoforte del 1427.
Note di traduzione: traduco alla lettera le parole «wenn die hussen zusammenkommen werden», che però si possono intendere anche più liberamente come il radunarsi degli eserciti contro gli hussiti.
L'editore spiega l'espressione «umme niemands willen vorsehen» come condonare, perdonare.
La risoluzione fu adottata dagli stati imperiali alla dieta di Francoforte poco prima del 4 maggio 1427. Con essa preparavano una spedizione che nell'estate dello stesso anno doveva invadere la Boemia da quattro lati – da Norimberga, dalla Sassonia, dalla Slesia e dall'Austria. Toman la annovera fra le tre ordinanze militari scaturite durante le guerre hussite dalle consultazioni delle diete imperiali e la definisce al tempo stesso una ripartizione dell'artiglieria. A differenza delle proposte dei principi elettori del 1426, che egli chiama un povero tentativo, essa costituisce a suo avviso un insieme compiuto. Nell'agosto del 1427 l'esercito imperiale avanzò poi fino a Stříbro e Tachov, dove in gran parte si diede alla fuga senza affrontare il nemico.
Palacký pubblicò il testo secondo la copia di Andrea di Ratisbona. I Deutsche Reichstagsakten lo stampano secondo la copia di Strasburgo e riportano le varianti di altre nove copie e dell'opera di Windecke sull'imperatore Sigismondo. Toman scrive, è vero, di pubblicare l'ordinanza secondo i DRA, ma il suo testo corrisponde all'edizione di Palacký con l'ortografia adattata. Le aggiunte e le varianti dei DRA sono riportate fra parentesi quadre. Le copie differiscono sostanzialmente in diversi punti. Come luogo di raduno, il testo principale dei DRA indica Norimberga, mentre la copia di Andrea di Ratisbona e la maggior parte delle altre indicano Eger (Cheb). Dell'articolo 2 sui capitani, la copia di Andrea riporta al suo posto soltanto le prime parole e aggiunge il testo completo alla fine. Secondo la copia di Magdeburgo, questo articolo fu inserito nell'ordinanza solo in un secondo momento. Gli articoli 26 e 41 mancano nel testo principale dei DRA; per contro, l'articolo su Passavia, assente nella copia di Andrea, non si trova nemmeno in Toman. Differiscono anche alcune quantità di armi. Secondo il testo principale dei DRA, per esempio, l'arcivescovo di Magonza deve portare quattro cannoni a camera e 22 archibugi invece di sei e trenta.
Note di traduzione: le parentesi quadre nella traduzione corrispondono alle parentesi di Toman nell'originale. La lezione «Risenberg» nell'articolo 1, che Toman riporta fra parentesi, non l'ho trovata nei DRA; il testo principale ha Norimberga e una delle copie aggiunge Freiberg in Misnia.
Nell'articolo 16 Toman ha «aust ziehen», i DRA in questo punto «sunst ziehen». Traduco secondo i DRA con «muovere altrimenti».
«Toressen [tarassen]» nell'articolo 17 lo traduco con «taras», cioè sbarramenti mobili. Poiché la parola si trova fra cannoni, dardi e scale, potrebbe trattarsi anche di tarasnice.
Secondo una nota dei DRA, «fromm» nell'articolo 20 significa «di retta fede».
La parola «herre» nell'articolo 21 la traduco secondo il contesto e la lezione dei DRA («here») con «eserciti».
Secondo una nota dei DRA, un «renner» nell'articolo 22 è un famiglio a cavallo, uno stalliere o un messaggero a cavallo.
Il significato di «verdingen» nell'articolo 30 è incerto; lo traduco con «prendere sotto protezione pattuita».
«Niederlande» nell'articolo 40 è molto probabilmente la Bassa Baviera, ma non è certo.
Armi: traduco «tarasbuchsen» con tarasnice, «kammerbuchsen» con cannoni a camera, «hantbuchsen» con archibugi e «steinbüchsen» con bombarde, cioè cannoni che tirano palle di pietra.
Traduzione di PhDr. Zdeňka Kopková.
Il testo è l'ultimo, il settimo articolo delle deliberazioni della dieta di Norimberga. Gli articoli precedenti riguardano la convocazione di un'ulteriore riunione e la quota di popolo comune da mobilitare: un quarto, in caso di necessità la metà. Il documento in sé non è datato. La data intorno al 23 aprile 1428 gli è stata attribuita soltanto dall'editore dei Deutsche Reichstagsakten; gli editori precedenti lo collocavano senza fondamento nel 1422. La spedizione alla fine non ebbe luogo, cosicché, secondo Toman, la deliberazione rimase soltanto sulla carta.
Secondo Toman, il re Sigismondo concordò con i principi slesiani un'ordinanza sulla formazione dei carri e la fece inviare, in traduzione tedesca, ai principi e alle città dell'Impero. Si è conservata come allegato di una lettera del 23 maggio 1429, con cui Ulma informava Nördlingen dell'incontro delle città con i consiglieri del re, tenutosi a Ehingen l'8 maggio, durante il quale le città ricevettero l'ordinanza. Nella lettera di Ulma l'ordinanza è chiamata «anschlag und ordnung der wagenburgen, als die denne unser herre der küng und och die herren uß der Schlesien hand». L'ordinanza in sé non è datata, perciò l'edizione dei Deutsche Reichstagsakten la colloca soltanto prima del 23 maggio 1429. Secondo la stessa edizione, già il 18 aprile gli inviati di Breslavia avevano scritto da Presburgo alla loro città della suddivisione degli uomini in decine, centinaia e migliaia (art. 12).
Toman considera questa ordinanza la prova più convincente che le ordinanze tedesche sui carri si basano su fonti ceche: contiene infatti parole che gli scrivani tedeschi non capivano. Spiega «fassonswise» come il ceco “ve způsobu fasuňku” (alla maniera di un fasuněk), «gethariast» come il ceco zatarasený (barricato) e l'incomprensibile «sels» come un errore dello scrivano per «felde», cioè “dal lato del campo”, ossia sul lato esterno del forte dei carri.
Toman pubblicò l'ordinanza con grafia normalizzata e numerò lui stesso gli articoli. Tra parentesi quadre aggiunse le varianti e le aggiunte di una seconda copia conservata presso Windecke. L'edizione dei Deutsche Reichstagsakten si basa sulla copia conservata negli atti di Nördlingen della Lega delle città sveve. Rispetto a essa, Toman ha invertito gli articoli 14 e 15 e nell'articolo 17 legge «dem volke» invece di «dem folge».
Note di traduzione: secondo Toman, a ogni carro appartengono in tutto 18 uomini: sei balestrieri, due archibugieri, quattro uomini con lance uncinate («haken»), quattro armati di correggiato e due conducenti; la lezione di Windecke, 48, non corrisponde. L'edizione dei Deutsche Reichstagsakten spiega «kilhoven» come una zappa di ferro appuntita a cuneo per staccare la roccia friabile, qui tradotta come “piccone”; «in fassonswise» come un carro su cui si può caricare molto; «gethariast» come “barricato”; e, diversamente da Toman, per «sels» pensa a una fune o a una cinghia. Secondo l'edizione, «howfnicze» è il ceco houfnice (obice) e «huldung» (nell'edizione «huldnung») indica probabilmente il rapporto di un dipendente o di un servitore. Passi incerti: «hacken» può significare sia asce sia zappe; «eine messung wit» di Windecke nell'articolo 4 non è tradotto; nell'articolo 6 la parola “carri” è un'interpretazione; il senso dell'articolo 13 e della fine dell'articolo 12 («uf den andern sehe») è incerto. La parola «(klötz)» nell'articolo 1 non compare nell'edizione dei Deutsche Reichstagsakten.
Si tratta di due documenti dell'archivio di Norimberga, la minuta e la bella copia di una proposta su come allestire un forte dei carri per una progettata spedizione in Boemia. Entrambi sono scritti dalla stessa mano e nel XVII secolo fu loro aggiunta l'intestazione «Alte fragmenta historica von denen geschichten Königs Wenzeslai in Böhmen, wobei eine beschreibung einer vollkommenen selbiger zeit gebrauchten wagenburg mit ihrer zugehörung». La minuta (a) è più ricca di contenuto, ma concisa, e in alcuni punti contiene soltanto parole chiave che la bella copia (b) sviluppa, tralasciandone però molte. Le annotazioni che Toman e Würdinger stampano dopo i singoli articoli della minuta sono qui riportate in corsivo. Secondo Würdinger furono scritte dalla stessa mano della proposta.
Secondo Toman la proposta si riferisce alla spedizione verso Domažlice (Taus) del 1431 e risale molto probabilmente al 1430, dove l'aveva già collocata Würdinger, oppure alla prima metà del 1431. Secondo Wulf, Würdinger non indicò alcun motivo per la sua datazione. L'autore era, secondo Toman, un uomo esperto di guerra, che forse aveva conosciuto lo schieramento dei carri durante una precedente spedizione in Boemia e aveva poi adattato la proposta alle condizioni della Germania. Toman le attribuisce grande importanza: l'autore non si limita a descrivere ed equipaggiare i carri, ma fu il primo a comprendere l'insieme organico degli schieramenti di carri di Žižka e l'articolazione di carri e uomini, e stabilisce in modo relativamente corretto anche il numero e la disposizione delle armi da fuoco.
Toman pubblicò entrambi i documenti con grafia normalizzata e numerò egli stesso gli articoli. L'edizione completa di Würdinger del 1872 conserva la grafia dell'originale e in diversi punti si discosta dal testo di Toman. Nell'annotazione al terzo articolo della minuta Toman stampa «Pert beware», mentre l'edizione ha «Pest bewarn». La parola che Toman rende come «wahrhaftig» (a/7, b/1) nell'edizione suona «werhafftig», cioè armato. Al posto del «vorstehnden prediger» di Toman (a/11) l'edizione ha «verstaden prediger». Nella sua precedente versione, soltanto parafrasata, Würdinger parla di uomini «wehrhaftig auf die Wagenpferde», capaci e armati di cavalcare i cavalli dei carri, e di un «verständigen Prediger». Al contrario, «zu eim schutze» (a/5, b/3) e «antwerk» (a/14) sono correzioni di Toman; l'edizione ha «schusse» e «hantwerk».
Note di traduzione: traduco l'articolazione del forte dei carri come segue: «glied» sezione (5 carri), «bund» gruppo (25 carri), «schickung» o «geschick» schiera (100 carri), «zeile» fila.
La notazione iijm significa duemilacinquecento; la bella copia (b/6) parla di «dritthalb tausend volkes».
Il significato di diverse annotazioni della minuta e di alcuni nomi di attrezzi è incerto. Tali passi sono contrassegnati nella traduzione con un punto interrogativo; la parola «Hogcken» era già stata contrassegnata con un punto interrogativo da Toman. Per «Pest bewarn», «werhafftig» e «verstaden» la traduzione segue la lettura dell'edizione.
Entrambi i testi nacquero dalle trattative della dieta imperiale di Norimberga del febbraio e marzo 1431, che preparava una grande spedizione in Boemia. L'ordinanza su come l'esercito debba comportarsi (parte a) è datata dall'edizione dei Deutsche Reichstagsakten al 9 o 10 marzo 1431. La ripartizione dei cannoni e delle frecce che i singoli principi e le città dovevano fornire (parte b) vi è pubblicata come documento a sé e collocata tra il 19 febbraio e il 13–14 marzo 1431. Secondo l'ordinanza dovevano partire sette eserciti, ciascuno con il proprio forte dei carri. Nell'estate del 1431 l'esercito tedesco giunse effettivamente a Domažlice, in tre eserciti con altrettanti forti dei carri. Toman riteneva che questa ordinanza, come le ordinanze tedesche del 1426 e del 1427 e l'ordinanza di Hodětín, attingesse a ordinanze militari ceche non conservate, e non direttamente all'ordinanza di Žižka. Max Jähns vide nella disposizione secondo cui i principi devono tenere presso i loro eserciti degli scabini e un esecutore delle pene (art. 24) il primo accenno a un ordinamento della giustizia militare.
Toman riprese il testo dall'edizione di Palacký, basata su un manoscritto dell'Archivio capitolare di Praga, e aggiunse tra parentesi quadre articoli e lezioni tratti dai Deutsche Reichstagsakten. Tra parentesi tonde si trovano le sue spiegazioni e, nella parte b), anche parole e un articolo che mancano in quell'edizione. I Deutsche Reichstagsakten si basano su altre copie e differiscono anche in punti che Toman non ha segnalato. Nell'articolo 4 nominano inoltre i duchi di Baviera e il conte del Württemberg, nell'articolo 5 i duchi di Brunswick (Toman ha una duchessa), i principi della costa e il giovane margravio di Brandeburgo, e nell'articolo 7 il gran maestro di Prussia invece del maestro tedesco. Nella ripartizione elencano inoltre la città di Windsheim e per diverse città indicano un numero diverso di frecce, per esempio 6000 per Ulma e 3000 per Magonza, Spira e Heilbronn. Nell'ultimo articolo leggono «nút angeslagen», cioè i principi e le città che non figurano nella ripartizione, mentre Toman legge «mit angeslagen». In questo articolo la traduzione segue l'edizione.
Note di traduzione: rendo «buchse» in generale con cannone, «steinbuchse» con bombarda (spara palle di pietra), «kammerbuchse» con cannone a camera e «tarrasbuchse» con tarasnice. La grandezza della palla è indicata per confronto: grande come una testa («als ein haupt») o come una boccia da birilli («bosskaule», «bosskugel»). Gli arcivescovi di Magonza, Colonia, Treviri e Magdeburgo sono chiamati nel testo soltanto vescovi e lo mantengo nella traduzione.
Il «Rennbanner» (art. 18) è il vessillo dell'avanguardia, che secondo Jähns apriva la marcia. Lo «Stroffer» (art. 24) è l'esecutore delle pene; Jähns lo identifica con il prevosto. Per la parola «burnen» (art. 20) l'editore dei Deutsche Reichstagsakten esita tra la marchiatura a fuoco e il rogo. Le «für pfil» (art. 36) sono secondo l'edizione frecce incendiarie (fúrpfil). Quante debbano spettare a ogni mille frecce ordinarie, il testo non lo dice.
Das ist die begreifunge, wie man sich in den heeren halden sall, als hernoch stehet geschrieben.
Das ist der anschlag der büchsen und des gezeuges, das man haben sall.
Questa è la disposizione su come ci si debba comportare negli eserciti, come è scritto qui di seguito.
Questa è la ripartizione dei cannoni e dell'equipaggiamento che si devono avere.
L'ordinanza registra quanto il duca Albrecht d'Austria, margravio di Moravia, concordò con gli stati della sua terra contro gli hussiti. Si è conservata in una copia coeva nell'archivio del castello di Riedeck e fu pubblicata da Franz Kurz nel 1825. Il documento indica soltanto il giorno, il sabato precedente la festa dei santi Filippo e Giacomo, ma non l'anno. Kurz lo datò al 1426; Toman ritiene le sue ragioni molto deboli e colloca l'ordinanza nel 1431. Kurz si basava tra l'altro sul fatto che Leopold Krajíř, qui nominato capitano supremo nel caso in cui la malattia impedisse al conte di Schaumberg, comandò effettivamente l'esercito austriaco contro gli hussiti in una battaglia all'inizio del 1427. Toman fa invece notare che secondo le risoluzioni di Norimberga del marzo 1431 gli eserciti imperiali dovevano radunarsi alla fine di giugno presso il confine boemo e la spedizione austriaca negli stessi giorni presso Laa, che il duca Albrecht tenne una dieta a Vienna nell'aprile 1431 e che, secondo una sua lettera del 24 maggio 1431, quell'anno doveva partire per la campagna un uomo su dieci. Come ragione più importante indica il fatto che l'ordinanza prevede già carri armati alla maniera boema e un rapporto ben elaborato tra uomini e carri, con la loro articolazione e il loro comando, mentre prima del 1426 nei paesi vicini non trova alcuna traccia dell'allestimento di carri.
Rispetto all'edizione di Kurz, il testo di Toman ha un'ortografia adattata (ad es. «und» invece di «vnd», «ein» invece di «ain»), è diviso in articoli numerati e in diversi punti si discosta da Kurz. All'art. 3 Toman riporta «unter denselben Landleuten und ihren Holden», Kurz invece «vnder denselben Lanndlewten von Iren Holden»: si tratta dunque di proprietari che non riescono a fornire un uomo su dieci tra i propri sudditi. All'art. 14 Toman ha omesso che il funzionario paga la multa «demselben vnsern gnedigen Herren», cioè al duca. Al posto di «ubernarund (sic)» di Toman all'art. 13, Kurz ha «vberuarund», cioè hanno trasgredito. Le letture di Toman «fein Kundschaft» all'art. 15 e «Wipen» all'art. 22 sono refusi; Kurz ha «sein kuntschaft» e «wissen». In questi punti la traduzione segue Kurz.
Note di traduzione: rendo «Landschaft» con «stati», «Landleute» con «proprietari terrieri», cioè i membri degli stati che possiedono beni nella terra, ecclesiastici e laici, e «Holden» e «Hindersessen» con «sudditi» e «coloni».
Secondo la glossa di Kurz, i «Gäst» all'art. 16 sono stranieri che possiedono beni in Austria.
Non sono riuscito a verificare il significato di «Schesslir» all'art. 4; dal contesto si tratta di un tipo di elmo. Incerti sono anche «Schiessjoppen» (forse una giubba imbottita da tiratore), «Mässl» all'art. 6 (forse un misurino per la polvere) e «gediegens Fleisch» all'art. 8. Questi punti sono segnati nella traduzione con un punto interrogativo.
L'espressione «ein Abschlag thun» e la parola «ausgesten» (a cui già Kurz aggiunse «sic») agli artt. 11 e 12 sono tradotte secondo il senso.
All'art. 19 Toman ha «an etlich Ursach», Kurz «an ydlich vrsach». La preposizione «an» significa qui «senza», per cui traduco «senza giustificato motivo».
Hernach ist vormerkt ein Ordnung, der unser gnädiger Herr Herzog Albrecht, Herzog zu Österreich und Markgraf zu Merhern x, und die Landschaft seines Lands wider die Ketzer von Pöheim sind überein worden.
Qui è registrata un'ordinanza sulla quale il nostro grazioso signore il duca Albrecht, duca d'Austria e margravio di Moravia ecc., e gli stati della sua terra si sono accordati contro gli eretici di Boemia.
L'ordinanza era un allegato alla lettera che il Gran Maestro dell'Ordine Teutonico inviò il 19 aprile 1433 da Marienburg (Malbork) al consiglio cittadino di Danzica. In essa chiedeva che Danzica allestisse, secondo la descrizione allegata, trenta buoni carri da guerra cerchiati in ferro. Rispetto all'edizione di Toman, nell'originale differisce una lezione. Toman riporta che il carro debba essere più largo «dann andere weyen», cioè degli altri carri. L'originale di Danzica e la minuta conservata a Königsberg riportano però «denne unser wagen», cioè più largo dei nostri carri.
Note di traduzione: dopo attenta considerazione, ho tradotto il termine «fuhrweyn» come «carro da guerra». Sulla base della descrizione, si tratta di un carro robusto, alquanto più largo degli altri.
Il termine «lotbuchse» è stato finora riscontrato esclusivamente in relazione all'Ordine Teutonico. Dovrebbe indicare un'arma da fuoco che spara proiettili di piombo senza ulteriori specificazioni. Sia le lotbuschen, che sono armi portatili, sia le lotbuchsen, montate su carrelli, sono menzionate insieme. In questa sede ho scelto l'equivalente cannone leggero, ossia un piccolo cannone su carrello, ma potrebbe trattarsi anche di un archibugio a gancio.
Il termine «warpen» è probabilmente un'abbreviazione di «warpenweyn», che nel tedesco prussiano indica un carro per il trasporto di materiale militare.
Traduzione di PhDr. Zdeňka Kopková, revisione di Daniel Burger.
Traduzione di PhDr. Zdeňka Kopková, revisione di Daniel Burger.
Sebbene questo testo sia tradizionalmente indicato come ordinanza dei carri di Francoforte, non si tratta di un'ordinanza della città di Francoforte. È un allegato alla lettera circolare del conte palatino Ludovico IV, che il re dei Romani Federico III aveva nominato capitano supremo dell'Impero contro gli Armagnacchi. Egli emanò la circolare a Heidelberg il 13 ottobre 1444 e inviò lo stesso allegato anche ad altre città imperiali, tra cui Colonia, San Gallo e Nördlingen. Francoforte fu soltanto uno dei destinatari.
Ouch haben wir fürgenommen und lüte bestallt mit der wagenburge dem volk zu widerstehn, und sollen tusent wagen, iglicher mit zwein starken knechten, die wohl gefahren können, und vier starken wagen- hengsten, wohl gemähnet und gestallt, mit leitern, zäunen, starken lüssen [leisten], halb mit leinem tuch gedeckt, und unden zwischen den zwein achsen an der langwide ein stark brett an ketten hangen, gestalt, dass man das anhenken und abthun möge, wann man will; und sollen je zween wagen ein ketten haben, die acht ellen lang sei, mit einem ring und einem hacken, dass man die an und abthün möge, wann man will; und sollen zu iglichen wagen zwo handbüchsen, und zu iglicher handbüchsen zum minsten sechzig bleiklötz, und zu zwein wagen ein kammerbüchs und darzu zum minsten dreissig stein, als gross als ein haupt ist, und zu iglichem wagen zween flegel, die beslagen und mit ketten angehenkt sind, zwoo gleen [gleven] und hacken daran, drei setztartschen von borten mit stecken hinden daran, ein schufel, ein haue und ein bickel gehören, und darumb so wollent uwer wagen also zustellen, und auch stein, pulver, blei und pfeil, so ihr meiste mögent mit uch bringen.
Dat. ut supra.
E noi abbiamo disposto e arruolato uomini con il forte dei carri per resistere al nemico, e vi dovranno essere mille carri, ciascuno con due serventi robusti capaci di guidare bene, e quattro robusti stalloni da tiro, ben criniti e formati, con scale, steccati, rinforzi solidi, coperti a metà con tela di lino, e sotto, tra i due assi, sul fianco longitudinale un'asse robusta dovrà pendere da catene, disposta in modo che possa essere agganciata e rimossa quando si desideri; e ogni due carri dovranno avere una catena, lunga otto braccia, con un anello e un gancio, cosicché possa essere agganciata e rimossa quando si desideri; e a ciascun carro due archibugi portatili, e per ciascun archibugio almeno sessanta proiettili di piombo, e per ogni due carri un cannone a camera e almeno trenta pietre delle dimensioni di una testa, e a ciascun carro due correggiati cerchiati di ferro e fissati con catene, due ronconi con ganci, tre pavesi fissi con tavole e picchetti sul retro, una pala, una zappa e un piccone; pertanto equipaggiate i vostri carri in tal modo, e portate con voi anche pietre, polvere, piombo e dardi, in tutta la quantità che potete trasportare.
Traduzione di PhDr. Zdeňka Kopková.
Fu stampata in Chroniken der deutschen Städte, Nürnberg, II, alle pagine da 252 a 254. Vi si menziona la spedizione contro Spalt, che si concluse nel giugno 1450.
Traduzione di PhDr. Zdeňka Kopková
L'istruzione risale al periodo in cui l'esercito imperiale marciava in soccorso di Neuss, assediata dal duca di Borgogna Carlo il Temerario, e il margravio Albrecht Achille era tra i suoi principali comandanti. Il testo di questa pagina segue Toman, che lo riprese da Joseph Würdinger. Würdinger datò l'istruzione al 15 maggio 1475 citando l'archivio di Norimberga e non la riporta nella formulazione originale, ma in una rielaborazione nel tedesco del XIX secolo. La formulazione originale dello stesso ordine fu pubblicata da Felix Priebatsch tra i documenti relativi al consiglio di guerra del 25 aprile 1475, sulla base di una copia conservata nell'archivio cittadino di Strasburgo. In essa il margravio Albrecht è menzionato in terza persona, come maestri dei carri sono nominati Lutz Schott e Köckeritz e l'ordine tiene conto anche del tiro dalla città di Zons sul Reno.
Traduzione di PhDr. Zdeňka Kopková
Il testo proviene dai cosiddetti Praeparatoria, le istruzioni dell'elettore Albrecht Achille di Brandeburgo per la formazione e il servizio di un esercito destinato alla guerra contro il duca Giovanni di Sagan nel 1477. Sono conservati nell'Archivio segreto di Stato prussiano a Berlino e furono pubblicati integralmente dallo Stato maggiore generale nel 1884; Toman ne pubblicò soltanto una selezione. La sezione Ordenung eines heerzoges è scritta da un'altra mano. Gli editori ipotizzano che si tratti di istruzioni redatte per ordine dell'elettore, da lui approvate e poi aggiunte al resto del testo.
Note di traduzione: in tedesco, il termine wagenberg è utilizzato per il forte dei carri, il che corrisponde più strettamente alla traduzione castello dei carri. Quando il testo parla del forte dei carri, si riferisce a tutti i carri collettivamente, indipendentemente dal fatto che il forte dei carri, come inteso nel contesto ceco, sia stato allestito, oppure che i carri siano in movimento, come discusso nel testo seguente.
Item es zeihet (ziehet) E. G. mit einer grossen wagenborg, und sunderlich wenn die wagenborg im zoge ist, so bestelle E. G. die warte gar wohl und vorn, hinder und vordern wagenborg, und blibt mit allem volk in der mitte neben der wagenborg, ab sie hindern oder vorn angegriffen worden, dass man kan zu holfe kommen. Ein wagenborg kann nicht an allen orten ubern wasser, graben, thale, berge und holz in ihren IV zeilen, wie sich das geboret, gehen; und also sic IIzeilicht gehet, mussen sie sich gar lang erstrecken, daromb kann man zu zeiten hinden oder vorn ein rad abgehen, sunderlich als ich gehort, E. F. G. habe uber tausend heerwagen, ane (ohne) futterwagen, nechstmals im felde gehabt.
Vostra Grazia marcia con un grande forte dei carri, e specialmente quando il forte dei carri è in marcia, Vostra Grazia dovrà disporre la guardia molto accuratamente davanti, dietro e avanti al forte dei carri, e rimanere con tutte le truppe al centro accanto al forte dei carri, cosicché se venissero attaccati da dietro o da davanti, si possa accorrere in loro aiuto. Un forte dei carri non può procedere nelle sue IV file come è opportuno in tutti i luoghi attraverso acqua, fossati, valli, colline e boschi; e quando procede su due file, devono estendersi molto in lunghezza, perciò talvolta una ruota può staccarsi dal retro o dal fronte, specialmente come ho udito, Vostra Grazia Principesca aveva più di mille carri da guerra in campo l'ultima volta, senza contare i carri da approvvigionamento.
L'ordinanza si è conservata in un codice dell'archivio feudale della Marca elettorale di Brandeburgo contenente documenti della guerra che l'elettore Albrecht Achille di Brandeburgo condusse contro la Pomerania nel 1478–1479. Fu pubblicata per la prima volta da Raumer nel 1830 nell'Allgemeines Archiv für die Geschichtskunde des Preußischen Staates. In questa edizione l'ordinanza non è datata e segue soltanto un elenco delle leve militari della Pasqua del 1479. L'anno 1478 le fu attribuito da Max Jähns.
Traduzione di PhDr. Zdeňka Kopková.
Questa ordinanza dei carri si è conservata in un codice fatto allestire dal nobile francone Filippo di Seldeneck. Il manoscritto è oggi conservato presso la Badische Landesbibliothek di Karlsruhe (già Biblioteca Granducale) con la segnatura Cod. Durlach 18 ed è interamente digitalizzato. Contiene una traduzione tedesca di Vegezio e, di seguito, ai fogli 78r–87r, l'ordinanza Ordnung und geschick der wagenburg in 76 paragrafi. Al foglio 87r segue un supplemento di 7 paragrafi, Wie du mit wenig wägen ein wagenburg machen sollt, destinato a circostanze più modeste. Sui fogli successivi furono trascritti vari trattati sulla formazione dell'esercito e sulle questioni militari in generale, destinati ai figli di Seldeneck. Dalle annotazioni sui fogli 111b e 115b risulta che chi le scrisse era ormai anziano e ricordava le guerre in Boemia, Polonia e Prussia come eventi della propria giovinezza. Toman riteneva che queste aggiunte e il supplemento all'ordinanza dei carri fossero di mano dello stesso Seldeneck. Una descrizione più recente del manoscritto attribuisce invece l'ordinanza e il supplemento a un unico copista e, secondo Kurt Neubauer, le aggiunte successive al figlio di Seldeneck, Hans. Anche la datazione diverge: Max Jähns collocava le aggiunte al più tardi nel 1480, Neubauer data il manoscritto al 1480–1493 e la filigrana della carta rimanda all'ultimo quarto del XV secolo. Jähns dubitava inoltre che Seldeneck avesse composto personalmente l'ordinanza dei carri e la riteneva piuttosto un testo tramandato. Questa ordinanza è particolarmente significativa perché spiega in gran parte il modo di manovrare con i carri e la formazione dei carri sia in marcia che in battaglia. Purtroppo, le sue spiegazioni sono talvolta incomprensibili.
Traduzione di PhDr. Zdeňka Kopková.
Zu merken notdurft, ordnung und geschick der wagenburg in ein feld zu den feinden und von den feinden.
Zum ersten.
Da annotare: le necessità, l'ordine e l'arte del forte dei carri in campo contro il nemico e lontano dal nemico.
Innanzitutto.
Il testo si trova nel manoscritto Cgm 356 della Biblioteca di Stato bavarese di Monaco, un anonimo libro sui fuochi d'artificio e sull'arte dei bombardieri. L'intero manoscritto fu scritto da una sola mano in dialetto bavarese con alcuni tratti svevi orientali; la sua provenienza è ignota e le filigrane della carta rimandano all'ultimo decennio del XV secolo. Il catalogo registra il testo come ordinanza del forte dei carri (Wagenburgordnung). In realtà si basa sui capitoli 22–25 e 27 del primo libro dell'Epitoma rei militaris di Vegezio nella traduzione tedesca di Ludwig Hohenwang, così come la conosciamo dalla stampa di Augusta del 1475 circa. In questi capitoli Hohenwang rende l'accampamento militare romano come forte dei carri (wagenburg); per questo il testo parla delle porte praetoria e decumana, di coorti e centurie. Lo scrivente del manoscritto abbreviò e modificò in alcuni punti il testo di Hohenwang e alla fine del capitolo sulla fortificazione del forte dei carri aggiunse un passo che nella stampa non c'è. Oltre a zappe e pale richiede asce, correggiati, falci e falcetti e, per ogni carro del forte, una lancia lunga 24 piedi con uncino, un correggiato boemo con punte di ferro e due archibugieri con archibugi a uncino. Würdinger riassunse il contenuto di queste pagine in tedesco moderno come estratto da un libro sui fuochi d'artificio della fine del XV secolo.
Note sulla trascrizione e sulla traduzione: le abbreviazioni sono sciolte, la grafia del manoscritto è conservata e la u con segno soprascritto è resa con ü. Le letture dubbie sono state controllate sulla stampa di Hohenwang.
Come in Hohenwang, «ritter» corrisponde qui al latino miles ed è tradotto con «soldati». Per il fossato «hoch» indica la profondità; «spitz» è la schiera, «auffbietter» il banditore (Hohenwang: büttel), «getüll stecken» i pali della palizzata e «beichel» le asce.
Il numerale letto come x ha la stessa forma in cinque punti del capitolo sulla fortificazione. Per il fossato regolare la stampa di Hohenwang indica una larghezza di 12 e una profondità di 9 piedi e, dopo l'ammucchiamento della terra, una profondità di 13 e una larghezza di 12 piedi. Il primo fossato secondo lui è largo 9 piedi e profondo 7, mentre il manoscritto ha 7 o 8 e 6 piedi. Würdinger lesse nel manoscritto 10 piedi. Per i diecimila passi il manoscritto concorda con la stampa.
L'espressione «an die wege» nel capitolo sulla fortificazione non ha corrispondenza nella stampa e il suo senso è incerto.
Aber die wagenpurg voran, so die feind nahet sein, süllen an einer sichern stat gemacht werden, besunder do holtz genüg und futer genüg ist und auch wassers genüg ist. Und ob lenger do zu bleyben sey, so sol erwelt werden gesuntheit der stat. Es ist zu hütten, das kein nahender perg sey bey der wagenpurg, also daz die feind den perg nit ein nemen und in belegern. Auch daz das feld mit guss wasser nit gewon sey zu überwessern, von welhem das heer ungemach leyden müst. Auch nach der zal reitter und knecht und auch des zeugs, so zu inne gehört sein, die wagenpurg zu bewaren, nit daz die mengin des folcks bezwungen werd in ein engin oder die wenig in ein weittin mer dan not ist sich auss zu brayten etc.
Unter weile gefiert wagenpurg, zu zeitten dreyeket und zu zeitten halb sinwel, dar nach die statt oder notturfft haischet, sein die wagenpurg zu machen. Aber daz tor, daz man heist pretoriam, sol eintweders gegen der sunne auffgang stan oder gegen der stat, do man dan die feind sicht. Ist aber sach, das man im zug ist, so sol es an den tail sehen, da hin dan der zeug ziehen wil, auff welhem sy dan die erste cohortes, daz ist der erst hauff, gezelt, paner und zaichen geordnet. Aber die port, die man heist decumanam, die ist nach der port, die dan pretoria heist, und ist die port, durch welche die straff wirdige ritter zu der pen gefürt werden etc.
Der wagenpurg bewarung ist mangerlay, aber besunder dreyerlei. Wan ist das grosse nott nit bezwingt, so sol man die wagenpurg mit wasen umb machen oder mit ertreich, und auss dem wirt gemacht gleich als ein maur dreyer schüch hoch, also das vornen an ein grab wirt und das ertreich hin ein an die wege geworffen von dem, so die wasen hin dan genomen sind. Wirt dar nach ein grab siben oder acht schüch brayt und wirt sechs schüch hoch. Aber da man die feind am meisten besorgt, so sol der recht grab der wagenpurg bewart werden, also das er x schüch brayt sey und x schüch hoch nach der linien, als man dan spricht, x schüch. Auch auff die graben der wagenpurg sol man gut zeün machen, und das ertreich, das dan hin und her auss graben wirt, sol man zu samen tragen. Das selb ertreich bringt in die höch des grabes fier schüch. Also wirt der grab x schüch hoch und x schüch brayt, zu welchem man haben müss getüll stecken von starcken holtz, die dan die trabanten oder fuss knecht gewon sein zu tragen, dar zu hawen und schauffel und auch gute beichel, gut flegel, sensen und sichel genüg. Item auff yettlichem wagen, der dan an der wagenpurg stet, ein langen spiess, der xxiiij schüch lang sey und forne ein scharpffs eysen, daz gut stechen sey, und ein hacken an dem eysen, und ein Behemische dryschel mit eysnen zencken, und auch auff yettlichem wagen zwen haken büchsen schützen mit irem zeug, wan es mag gesein etc.
Wan sölichs gering ist, wa nit feind sein, die wagenpurg zu bewaren. So aber der feind zu statt, so sol der ganz gereisig zeug und der halb tayl der fuss knecht ab zu treiben den einbruch an eine spitz geordnet werden, und die andern nach in graben machen und die wagenpurg bewaren. Und durch den auffbietter gezaigt werden, welche erste centuria, welche andre, welche dritte ein yettlichs werck vol bracht hab. Dar nach wirt von den centuriones geheissen daz beschawet und gemessen, und die sölichs mit sawmnuss getan haben, werdent gestrafft. Dar umb zu solicher gewonheit ist zu ordnen der new ritter, wan sölichs not aischet, das die wagenpurg on irrung und behend mügen bewart und versehen werden etc.
Darumb ist alte gewonheit beliben, und durch die auffsetzung Augusti und auch Adriani wirt gepoten, das zu dreyen maln in dem monet die reitter und auch die fuss knecht spacieren gefürt würden, wan mit dem wort wirt sölichs übung bedeut. Also die fuss knecht wurden geheissen zu gen und wider keren in die wagenpurg geharnascht und gerüst mit allerlay wer x tausent schritt, also das sy ein tail des wegs mit lauffen vol prachten. Auch die reitter getaylt in turmas und geharnascht vol brachten so vil wegs, also daz sy nach reyttlicher ordnung zu zeitten nach volgten und zu zeitten wichen und mit wider lauff gleich mit einer ungestiem wider umb kerten. Aber nit alain in dem feld, sunder auch in tellern und hohen stetten auff und ab zu steigen wart yettweder spitz bezwungen, dar um daz kein sach beschehen möcht, das dann streng vest ritter mit steter übung vor nit hettend erlernet etc.
Il forte dei carri, soprattutto quando i nemici si avvicinano, deve essere fatto in un luogo sicuro, specialmente dove c'è abbastanza legna, abbastanza foraggio e anche abbastanza acqua. E se si deve restare più a lungo, si deve scegliere un luogo salubre. Bisogna badare che non ci sia un colle vicino al forte dei carri, affinché i nemici non occupino il colle e non lo assedino. Anche che il campo non sia solito essere inondato dai torrenti, per cui l'esercito dovrebbe patire disagi. Inoltre il forte dei carri va fortificato secondo il numero dei cavalieri e dei fanti e delle salmerie che appartengono loro, affinché la moltitudine non sia costretta in uno spazio stretto né i pochi si spargano in uno spazio largo più del necessario, ecc.
I forti dei carri si fanno talvolta quadrati, talvolta triangolari e talvolta semicircolari, secondo quanto richiedono il luogo o la necessità. La porta che si chiama praetoria deve essere rivolta o verso il sorgere del sole o verso il luogo da cui si vedono i nemici. Se però si è in marcia, deve guardare dalla parte verso cui l'esercito vuole andare, e dietro di essa si dispongono le prime coorti, cioè la prima schiera, le tende, le bandiere e le insegne. La porta che si chiama decumana è dietro la porta detta praetoria, ed è la porta attraverso la quale i soldati meritevoli di punizione vengono condotti alla pena, ecc.
La fortificazione del forte dei carri è di molti tipi, ma specialmente di tre. Quando non incalza una grande necessità, si deve circondare il forte dei carri con zolle o con terra, e con queste si fa quasi un muro alto tre piedi, così che davanti si forma un fossato e la terra viene gettata all'interno (?) dal luogo da cui sono state prese le zolle. Poi si fa un fossato largo sette o otto piedi e profondo sei. Ma dove si temono di più i nemici, il forte dei carri deve essere protetto con un fossato regolare, largo x piedi e profondo x piedi sotto la linea, come si dice, x piedi. Sui fossati del forte dei carri si devono fare anche buoni steccati, e la terra scavata qua e là dal fossato si deve ammucchiare; questa terra aggiunge quattro piedi all'altezza del fossato. Così il fossato diventa profondo x piedi e largo x piedi. Per questo bisogna avere pali per la palizzata di legno robusto, che i trabanti o i fanti sono soliti portare, e inoltre zappe e pale e anche buone asce, buoni correggiati, falci e falcetti a sufficienza. Inoltre su ogni carro che sta nel forte dei carri una lunga lancia, lunga 24 piedi, con davanti un ferro acuminato adatto a colpire di punta e un uncino sul ferro, e un correggiato boemo con punte di ferro, e anche su ogni carro due archibugieri con archibugi a uncino e il loro equipaggiamento, se è possibile, ecc.
È facile fortificare il forte dei carri dove non ci sono nemici. Se però il nemico è vicino, tutta la cavalleria e metà dei fanti devono essere schierati in ordine di battaglia per respingere l'assalto, e gli altri dietro di loro devono scavare fossati e fortificare il forte dei carri. E il banditore deve annunciare quale centuria ha compiuto per prima il suo lavoro, quale per seconda e quale per terza. Dopo di che i centurioni fanno ispezionare e misurare tutto, e coloro che hanno lavorato con negligenza vengono puniti. Perciò i nuovi soldati devono essere abituati a tale pratica, affinché, quando la necessità lo richiede, il forte dei carri possa essere fortificato e approntato senza confusione e rapidamente, ecc.
Perciò è rimasta l'antica consuetudine, e per disposizione di Augusto e anche di Adriano si comanda che tre volte al mese i cavalieri e anche i fanti siano condotti a passeggio, poiché con questa parola si indica tale esercizio. I fanti dovevano infatti andare armati ed equipaggiati con ogni sorta di armi per diecimila passi e tornare nel forte dei carri, in modo da percorrere una parte del cammino di corsa. Anche i cavalieri, divisi in turmae e armati, percorrevano altrettanta strada, così che secondo l'ordine equestre talvolta inseguivano, talvolta si ritiravano e poi con un impetuoso contrattacco tornavano indietro. E non solo in campo aperto, ma anche nelle valli e nei luoghi elevati ciascuna schiera era costretta a salire e scendere, affinché non potesse accadere nulla che soldati valorosi e saldi non avessero prima imparato con un esercizio costante, ecc.
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