Ordinanze militari tedesche


Gli avversari degli hussiti impararono il loro modo di combattere direttamente in guerra. Secondo Max Jähns vi furono costretti: chi voleva opporre all'artiglieria una propria artiglieria aveva bisogno di carri, e chi voleva espugnare un forte dei carri nemico doveva affidare il peso principale del combattimento alla fanteria. Nei paesi tedeschi il forte dei carri si legò così strettamente all'esercito che la parola Wagenburg veniva spesso usata per indicare l'esercito in generale. Le ordinanze coeve sul forte dei carri (Wagenburgordnungen) sono perciò per lo più anche ordinanze militari (Heerordnungen). Secondo Toman, le menzioni di carri armati alla maniera hussita compaiono nelle deliberazioni degli stati dei paesi vicini a partire dalla sconfitta di Ústí nad Labem (Aussig) del 1426. All'inizio, però, sono molto concise e si limitano a elencare ciò che si deve portare in campo con i carri.

Il forte dei carri non era tuttavia l'unico tema. Secondo Toman, durante le guerre hussite dalle consultazioni delle diete imperiali scaturirono tre ordinanze militari generali per le spedizioni progettate in Boemia. Trattano della preparazione della campagna, della disciplina nell'esercito e della ripartizione dell'artiglieria. Le proposte dei principi elettori del 1426 sono a suo avviso soltanto un povero tentativo, la risoluzione di Francoforte del 1427 costituisce già un'ordinanza compiuta di 48 articoli e la terza ordinanza fu emanata dalla dieta di Norimberga nel 1431.

Maximilian von Wulf osserva che, per quanto riguarda il forte dei carri, le ordinanze degli anni 1428–1450 si limitano all'equipaggiamento dei carri. A suo avviso, la risoluzione di Norimberga del 1428 contiene in assoluto le prime disposizioni sui carri da guerra delle leve imperiali. Solo da un'epoca successiva si sono conservate ordinanze più dettagliate, che descrivono anche la marcia e l'accampamento del forte dei carri. Secondo Wulf, il quadro più vivo di un forte dei carri in marcia e accampato è offerto dalle ordinanze del margravio Albrecht Achille.

Come fonte per l'arte militare hussita, entrambi gli autori considerano le ordinanze più tarde con riserva. Toman ritiene le ordinanze della prima metà del secolo fonti dirette. Per quelle più tarde avverte che vi si riflettono i cambiamenti dell'ultimo quarto del secolo – il perfezionamento dell'artiglieria e i modelli svizzeri e dei Paesi Bassi nell'impiego della fanteria. Tuttavia vi trova molti elementi preziosi fondati su antiche tradizioni, soprattutto riguardo alle manovre con i carri e agli accorgimenti tecnici, sui quali le fonti più antiche tacciono. Wulf va ancora oltre: secondo lui alle ordinanze più tarde manca qualsiasi nesso necessario con il modello hussita. Possono quindi servire soltanto a confermare e spiegare le scarse notizie dirette sull'arte militare hussita, non come prova.

 

Accordo dei principi, dei vassalli e delle città slesiane a Grottkau (1421 o 1427)

L'accordo contro gli hussiti fu concluso dai principi slesiani insieme alle terre e alle città di Breslavia e di Schweidnitz-Jauer. Regola il presidio dei castelli di confine con la cavalleria, l'azione comune in caso di invasione della Slesia, l'equipaggiamento dei carri e la ripartizione delle bocche da fuoco, e infine elenca ciò che si deve portare con sé nella spedizione. Il documento non reca l'anno; è datato soltanto «il giovedì delle Tempora prima di San Michele». Palacký lo pubblicò, sulla base dell'edizione di Grünhagen, sotto il 18 settembre 1421. Grünhagen lo collega all'assemblea dei principi a Grottkau di quello stesso giorno e ne sottolinea il carattere spiccatamente difensivo. Toman ritiene invece che il documento appartenga a un'epoca successiva, forse al 1427. Lo considera piuttosto un'attuazione più dettagliata della lega degli stessi principati del 14 febbraio 1427, e un numero così elevato di bocche da fuoco gli appare del tutto improbabile per il 1421.

Note di traduzione: interpreto le parole oscure secondo la parafrasi del documento in tedesco moderno fatta da Grünhagen. Secondo lui la catena «landzocht» collegava le due metà del carro, i «czoë» sono forconi e le «pisschullen» armi da fuoco portatili. Spiega le «tarrasssteinbüchsen» come bocche da fuoco che per sparare vengono appoggiate, a differenza delle armi portatili; le traduco come tarasnice. Da Grünhagen riprendo anche l'identificazione dei principi: il duca Kaske è Casimiro di Oświęcim, Bernhard è Bernardo di Falkenberg e Przemek è Přemek di Opava. Lascio non tradotte le parole «kriptücher», «lythische schilde», «poffeysen» e «fusseysen». Grünhagen le rende soltanto in tedesco moderno (Halstragseln, lüttische Schilde (?), Puffeisen, Fußeisen) e il loro significato è incerto.

 

Einigung mann vnd stete vnd der fürsten in der Slesia.

Off den tag zue Grottkaw haben sich die fürsten und lande u. stete Breslaw Swednitz u. Jawer sich eyntrechtiglich geeynet u. beslossen wider die kätzer in Behem, also hienoch stehet geschreben:

Zum irsten die festen an den grentzen vff eine landwer zu besetzen, also: Item hertzog Johannes von Monsterberg u. land u. stete Breslaw, Swidnitz und Jawer sullen 230 pferde legen uff das Smedewerg (Schmiedeberg), off den Schetzler (Schatzler), vf Swartzenwalde (Schwarzwaldau) u. vf Conradswalde (bei Grüssau). Item der bischof 70 pferde. Hertz. Ruprecht von Löbin vnd Ludwig sein bruder 35 pferdt, h. Ludwig vom Brige 60 pferdt und h. Conrad Canthner 60 pferdt sullen sie kein Brawnaw legen. Item so sullen die von Ratibor Jegerdorff selbir mit 50 pferden besetzen. Item h. Bolcke von Teschen 30 pf. und der junge h. Bolco 25 pf. in die Ostra legen. H. Bernhard mit 30 pf., h. Kaske mit 20 pf., und der weisse h. Conrad mit 20 pf. sollen h. Przemken helfen, wo her der helfe am notlichsten dann wird bedürfen, uff 1/4 jar. Item zu welchen vnder den besatzten slossen die ketzer zuziehen würden, den sullen die andern von den besatzten slossen zur hulffe kommen. Item ap sie swach weren vnd den fürsten hinder sich schreiben wörden, so hat iglich furste vff sein mit gantzer macht, die her vor jugent vnd von alder vffbrengen mag, ein feld wieder die ketzer zu machen, dass sullen auch thun mann vnd stete. Item dozu sol iglich furste in das schicken, das is an im nicht dorffe gebrechen, nach des bundes lawt und auch land vnd stete.

Item ap es sich geburte, welch furste odir land adir stad seine macht dem andern entzihn vnd den bund brechen welde, den wellen die andern vorclagen vor dem bobiste, vor dem cardinal vnd vor dem römischen konige, vnd werde zurathe, wie sie es an jm gehaben konnen, en zu holffen vnd den bunden in seinen würden zu halden.

Item ap die kätzer in die Slesie zien werden, so sal iglich furste land vnd stete, die im lande sein, mit gantzer macht vff sein, sam jederman gesessin ist, vnd en enkegen zien, ein feld zu machen, beide aus landen vnd steten etc. Item iglich furste sal bestellen in seinen landen vnd steten, das 10 gebawer einen waijn haben mit irer were vnd speise vff drei monden. Nemlich itzlich waijn sol haben eine kethe, die man nennt eine landzocht, zwey brethe, zwey grabescheit, eine schauffel, zwu czoë, eine haue adir zwu. Vnd itzlicher sal seine beste were mit jm nemen, also spisse, armbroste vnd suste so er beste mag. Das sullen auch tun die obgenante lande vnd stete. Item itzlicher furste sal seine stete heissen mete nemen weren so sie beste mögen vnd ouch die lannt. Item itzlich furste sal mit jm nemen bochsen, nachdeme also es im ist angeslagen. Item die Sweidnitzer land vnd stete sullen mit jn nemen eine grosse bochse, 15 tarrasssteinbüchsen vnd 100 pisschullen. Item die andern fursten vnd land vnd stete werden och mete nemen iglicher nach seinem anslage. Summa summarum der bochsen, 20 grosse bochsen, domete man mawren fellen mag, 300 tarrasssteinbüchsen, 2000 pisschullen.

Ussrichtung vnd gerethe in die herfart zu habin: capelan mit eynem ornat, messebuch, lichte, kelich, wein, ampullen alterstein. Gelt, wein, byr, fleisch, speck, seitenfleisch, schmaltz, fysche, putter, behmische kese, cleine kese, saltz, tyschlag, hant tücher, kessel, dreifuss, würze, vnsletlichte, wichsinne stöckel, spisse, exsse, grabescheit, haulkin, muldin, schauffeln, schlegel, kriptücher, pfele, strenge, futterstricke, getzelt mit stangen vnd sinem gerethe, futtersecke, hobir vnd ein moss dorzu, hulzyne kannen, kopperinne tringgefese, lythische schilde, pfannen, tringtoppen, roste, brantreithe, schutzemeister, balbirer, czymmerleuthe, bochsenmeister, bochsen, pulver, poffeysen, kawlin, fusseysen, eiserne flegel, erbis, zugemüse.

Am dornstage in der quatertempora vor Michaelis.

Accordo dei vassalli e delle città e dei principi in Slesia.

All'assemblea di Grottkau i principi e le terre e le città di Breslavia, Schweidnitz e Jauer si sono concordemente accordati e hanno deliberato contro gli eretici in Boemia, come è scritto qui di seguito:

Anzitutto, presidiare le fortezze ai confini per la difesa del paese, e cioè: il duca Giovanni di Münsterberg e le terre e le città di Breslavia, Schweidnitz e Jauer devono stanziare 230 cavalli a Schmiedeberg (Kowary), a Schatzlar (Žacléř), a Schwarzwaldau (Czarny Bór) e a Konradswaldau presso Grüssau. Inoltre il vescovo 70 cavalli. Il duca Ruperto di Lüben e Ludovico suo fratello 35 cavalli, il duca Ludovico di Brieg 60 cavalli e il duca Corrado il Kantner 60 cavalli devono stanziarli a Braunau (Broumov). Inoltre quelli di Ratibor devono presidiare Jägerndorf (Krnov) da sé con 50 cavalli. Inoltre il duca Bolko di Teschen 30 cavalli e il giovane duca Bolko 25 cavalli devono stanziarli a Ostrau (Ostrava). Il duca Bernardo con 30 cavalli, il duca Kaske con 20 cavalli e il duca Corrado il Bianco con 20 cavalli devono aiutare il duca Przemek là dove avrà più bisogno di aiuto, per un quarto d'anno. Inoltre, contro quale dei castelli presidiati muovessero gli eretici, gli altri castelli presidiati devono accorrere in suo aiuto. Inoltre, se fossero deboli e chiedessero per iscritto aiuto ai principi, ogni principe deve mettersi in marcia con tutte le forze che può radunare tra giovani e vecchi e affrontare gli eretici in campo; lo stesso devono fare i vassalli e le città. Inoltre ogni principe deve contribuire in modo che da parte sua non manchi nulla, secondo il tenore della lega, e così pure le terre e le città.

Inoltre, se accadesse che un principe o una terra o una città volesse sottrarre le proprie forze agli altri e rompere la lega, gli altri lo accuseranno davanti al papa, davanti al cardinale e davanti al re dei Romani, e si consiglieranno su come indurlo ad aiutarli e a mantenere la lega in vigore.

Inoltre, se gli eretici entrassero in Slesia, ogni principe, terra e città che si trovi nel paese deve mettersi in marcia con tutte le sue forze, secondo come ciascuno è insediato, andare loro incontro e affrontarli in campo, tanto dalle terre quanto dalle città, ecc. Inoltre ogni principe deve disporre nelle sue terre e città che ogni 10 contadini abbiano un carro con le loro armi e viveri per tre mesi. Cioè ogni carro deve avere una catena che si chiama landzocht, due assi, due vanghe, una pala, due forconi, una zappa o due. E ciascuno deve portare con sé la sua arma migliore, cioè lance, balestre e altrimenti ciò che meglio può. Lo stesso devono fare le terre e le città sopra nominate. Inoltre ogni principe deve ordinare alle sue città di portare armi come meglio possono, e così pure alla campagna. Inoltre ogni principe deve portare con sé bocche da fuoco secondo quanto gli è stato assegnato. Inoltre la terra e le città di Schweidnitz devono portare con sé una grande bombarda, 15 tarasnice e 100 pisschullen. Inoltre anche gli altri principi, terre e città porteranno le loro, ciascuno secondo la propria quota. Totale delle bocche da fuoco: 20 grandi bombarde con cui si possono abbattere le mura, 300 tarasnice, 2000 pisschullen.

Equipaggiamento e attrezzatura da avere nella spedizione: un cappellano con un paramento, messale, candele, calice, vino, ampolline, pietra d'altare. Denaro, vino, birra, carne, lardo, pancetta, strutto, pesce, burro, formaggi boemi, formaggi piccoli, sale, tovaglie, asciugamani, caldaie, treppiedi, spezie, candele di sego, candele di cera, lance, asce, vanghe, uncini, madie, pale, mazze, kriptücher, pali, tirelle, corde per il foraggio, una tenda con pali e i suoi accessori, sacchi per il foraggio, avena e una misura per essa, brocche di legno, recipienti di rame per bere, lythische schilde, padelle, boccali, graticole, alari, maestri dei tiratori, barbieri, carpentieri, bombardieri, bocche da fuoco, polvere, poffeysen, palle, fusseysen, correggiati di ferro, piselli, verdure.

Il giovedì delle Tempora prima di San Michele.

Proposte dei principi elettori a Norimberga del giugno 1426, articolo 17

Le proposte furono redatte dai principi elettori durante la loro riunione a Norimberga tra il 7 e il 10 giugno 1426. Vi si tratta di come preparare e condurre la spedizione contro gli hussiti, di come radunare la gente e di chi debba contribuire alla spedizione, nonché della sicurezza dei partecipanti e del risarcimento dei loro danni. Le regole della disciplina militare compaiono soltanto nell'articolo 17, e anche lì, secondo Toman, solo in forma di estratto senza particolari. Toman lo riprese dai Deutsche Reichstagsakten e lo suddivise egli stesso nei paragrafi a–g. Il testo si è conservato soltanto in una copia cartacea del XVIII secolo nell'Archivio di Stato di Breslavia, che non indica il proprio modello, e l'editore vi ha corretto numerosi errori di lettura. Un più antico regesto dei documenti dell'Alta Lusazia e Grünhagen lo collocavano nel 1422. La trascrizione di Toman differisce dall'edizione soprattutto nella grafia. L'unica differenza di sostanza è nel paragrafo b), dove Toman legge «fährde» e l'edizione «vehede», cioè faida. In questo punto la traduzione segue l'edizione. Secondo l'editore, il divieto di condurre meretrici con l'esercito compare anche nell'ordinanza di Francoforte del 1427.

Note di traduzione: traduco alla lettera le parole «wenn die hussen zusammenkommen werden», che però si possono intendere anche più liberamente come il radunarsi degli eserciti contro gli hussiti.
L'editore spiega l'espressione «umme niemands willen vorsehen» come condonare, perdonare.

 

  1. Item dass man ausrufen hat, wenn die hussen zusammenkommen werden, dass itzlicher den hauptleüten an den enden, do sie beschieden worden, gehorsam zu sein.
  2. und friedlichen unter enander zu leben, und wär einige fährde adir unwillen zwischen jemands, die soll gänzlichen gestillet, gefredet sin, bis itzliche parteie wieder zu sinen landen und heimwärts kummet,
  3. und wer ouch eine missethat thäte, dem soll der hauptmann, under dem her ist, strafen nach gelegenheit der sachen, und soll auch keiner, unter des befehlnisse solicher missethätiger wäre, ihn beschirmen, sunder behulfen darzu sein, dass der bestrafet werde.
  4. Item soll man kein würfelspil gestattin, und
  5. keine gemeine frauen, besondere auch, wenn man zu felde ziehet, in das heer lassen.
  6. Wäre dass einige fraue, magd odir jungfraue genotzüget würde, wer das thäte, den sall man strafen ahn alle gnade, als sich das gebürt.
  7. So soll auch niemand den anderen, die sulchen zog riten, sie wären von städten oder andere, schmähen mit worten oder werken; wer das dorobir thäte, der sulde gestraft werden als sich gebüret, und soliche strafunge soll umme niemands willen vorsehen werden.
  1. Si proclami, quando gli hussiti si raduneranno, che ciascuno obbedisca ai capitani nei luoghi ai quali è stato assegnato
  2. e viva in pace con gli altri; e se tra qualcuno vi fosse una faida o un risentimento, questi dovrà essere del tutto sopito e pacificato finché ciascuna parte non ritorni nelle proprie terre e a casa.
  3. E chi commettesse un misfatto sia punito dal capitano sotto il quale si trova, secondo le circostanze; e nessuno, sotto il cui comando si trovasse un tale malfattore, lo protegga, ma aiuti affinché sia punito.
  4. Non si permetta il gioco dei dadi e
  5. non si lascino entrare meretrici nell'esercito, soprattutto quando si marcia in campo.
  6. Se una donna, una serva o una vergine venisse violentata, chi lo avesse fatto sia punito senza alcuna grazia, come si conviene.
  7. Nessuno oltraggi con parole o con atti gli altri che partecipano a tale spedizione, siano essi delle città o altri; chi nondimeno lo facesse sia punito come si conviene, e tale pena non sia condonata per riguardo a nessuno.

Risoluzione degli stati imperiali a Francoforte, poco prima del 4 maggio 1427

La risoluzione fu adottata dagli stati imperiali alla dieta di Francoforte poco prima del 4 maggio 1427. Con essa preparavano una spedizione che nell'estate dello stesso anno doveva invadere la Boemia da quattro lati – da Norimberga, dalla Sassonia, dalla Slesia e dall'Austria. Toman la annovera fra le tre ordinanze militari scaturite durante le guerre hussite dalle consultazioni delle diete imperiali e la definisce al tempo stesso una ripartizione dell'artiglieria. A differenza delle proposte dei principi elettori del 1426, che egli chiama un povero tentativo, essa costituisce a suo avviso un insieme compiuto. Nell'agosto del 1427 l'esercito imperiale avanzò poi fino a Stříbro e Tachov, dove in gran parte si diede alla fuga senza affrontare il nemico.

Palacký pubblicò il testo secondo la copia di Andrea di Ratisbona. I Deutsche Reichstagsakten lo stampano secondo la copia di Strasburgo e riportano le varianti di altre nove copie e dell'opera di Windecke sull'imperatore Sigismondo. Toman scrive, è vero, di pubblicare l'ordinanza secondo i DRA, ma il suo testo corrisponde all'edizione di Palacký con l'ortografia adattata. Le aggiunte e le varianti dei DRA sono riportate fra parentesi quadre. Le copie differiscono sostanzialmente in diversi punti. Come luogo di raduno, il testo principale dei DRA indica Norimberga, mentre la copia di Andrea di Ratisbona e la maggior parte delle altre indicano Eger (Cheb). Dell'articolo 2 sui capitani, la copia di Andrea riporta al suo posto soltanto le prime parole e aggiunge il testo completo alla fine. Secondo la copia di Magdeburgo, questo articolo fu inserito nell'ordinanza solo in un secondo momento. Gli articoli 26 e 41 mancano nel testo principale dei DRA; per contro, l'articolo su Passavia, assente nella copia di Andrea, non si trova nemmeno in Toman. Differiscono anche alcune quantità di armi. Secondo il testo principale dei DRA, per esempio, l'arcivescovo di Magonza deve portare quattro cannoni a camera e 22 archibugi invece di sei e trenta.

Note di traduzione: le parentesi quadre nella traduzione corrispondono alle parentesi di Toman nell'originale. La lezione «Risenberg» nell'articolo 1, che Toman riporta fra parentesi, non l'ho trovata nei DRA; il testo principale ha Norimberga e una delle copie aggiunge Freiberg in Misnia.
Nell'articolo 16 Toman ha «aust ziehen», i DRA in questo punto «sunst ziehen». Traduco secondo i DRA con «muovere altrimenti».
«Toressen [tarassen]» nell'articolo 17 lo traduco con «taras», cioè sbarramenti mobili. Poiché la parola si trova fra cannoni, dardi e scale, potrebbe trattarsi anche di tarasnice.
Secondo una nota dei DRA, «fromm» nell'articolo 20 significa «di retta fede».
La parola «herre» nell'articolo 21 la traduco secondo il contesto e la lezione dei DRA («here») con «eserciti».
Secondo una nota dei DRA, un «renner» nell'articolo 22 è un famiglio a cavallo, uno stalliere o un messaggero a cavallo.
Il significato di «verdingen» nell'articolo 30 è incerto; lo traduco con «prendere sotto protezione pattuita».
«Niederlande» nell'articolo 40 è molto probabilmente la Bassa Baviera, ma non è certo.
Armi: traduco «tarasbuchsen» con tarasnice, «kammerbuchsen» con cannoni a camera, «hantbuchsen» con archibugi e «steinbüchsen» con bombarde, cioè cannoni che tirano palle di pietra.

 

  1. Zum ersten, dass unser herrn, die kurfürsten, alle fürsten, grafen, herrn, freien, ritter, knecht, städte, und all ander, die gott zu lobe und zu ehren, dem heiligen christenglauben zu stärkunge, die heilige römischen kirchen zu behalten und allen christenmenschen zu trost folgen, ziehen und thuen wollen wider die ketzer zu Beheim und die es mit ihn halten und den zulegung thuen, und denselben ketzern zu widerstehen etc. sollen sein und kommen gein Eger [Risenberg] oder an das nehst dorumb auf den sonntag sant Peters und sant Pauls tag, besunder die den daruf geboret zu ziehen.
  2. Item die haubtleute des zogs schullen sein: [würden die drei erzbischof von Meincz, Coln und Trier iglicher selber kommen, so soll der erzbischof von Coln ein hauptmann sein; oder ob der nit käme, der erzbischof von Triere; würde auch der keiner kömmen, so soll das sein der erzbischof zu Meincz und bleiben, oder der all dar käme. Und welcher unter den ein hauptmann sein würdet, soll von den andern werntlichen fursten einen oder mehr, wie note sin würdet, an sich nehmen, und mit den noch eins hauptmanns überkommen, und welichs die also überkommen würden in einem hauptmann, der soll das mit sulchem vorgenannten hauptmann sein und bleiben und darwider nicht sprechen.]
  3. Item der fürsten, der man zu hauptleuten ist überkommen, sollen und mögen zu ihn nehmen sechs oder mehr, achte redelich, ob sie des ein notdurft bedeuchte etc. Aus andern fürsten, herren, die dar kämen, und die sollen setzen, machen, ordiniren und schicken, wie man ziehen und folgen sollde, auch zu bestellen und heissen zu thunde, als des not zu thunde ist, und alle die, die also folgen, ziehen und kommen, niemand ausgenommen, sollen denselben fürsten oder ihrer gewalt ganz gehorsam sein und gewarten, ahne alle widerrede.
  4. Item menglich soll ziehen uf sein selbs eigen köste und zehrunge, andern leuten ahne schaden. Doch wo man nit in städten und zu felde ist, mag man nehmen ein zemlich notdurft von heu und stroh ungefärlich; ob man das auch nicht gehaben möchte, es wäre futter oder speise, oder ze kauf bekomen, so mag man das wohl nehmen, wo man das mag gehaben, und man soll das redlich bezahlen nach der hauptleute, oder wen die dorzu schicken würden, erkentnisse.
  5. Ein iglicher fürste, graf, herre und stadt sollen bestellen feilen kauf und sunderlich die, die an Beheimer lande sitzen und haben, dass notdurft zugefuhrt werde von allem dem, des not ist, und dieselben zufuhrer sullent für menglich sicher sein und unbeschädiget beleiben.
  6. Item wär dorüber jemand das sein nehm wider seinen willen oder raubte, dem soll man ohn gnade sein haubte abhauen, und wer da stiehlet, dem soll auch sein recht geschehen, und das soll niemand wehren, noch sich darwider setzen, thuen oder schicken, gethan werden.
  7. Item es soll auch keine frau, [spieler], noch kein ander pueberei, wie die genannt werden, mit ziehen oder nachfolgen.
  8. Item ein iglicher soll zum minsten all wochen einmal beichten, und ein iglich fürste, hauptmann etc. soll darzu die seinen halten, und messe hören, welichs tags sie die mögen gehaben, und dass do bei gotte demütiglich, inniglichen und mit ganzem fleiss gedienet werde.
  9. Item wer auch frevelich mit ufsatz swüre oder bos flüchte thäte gen einem andern menschen oder schulte, den sall man offentlichen sliessen in einem pranger, bis auf der hauptleute genade, oder soll den zu stund ausjagen blöss mit geiseln oder gärten.
  10. Item wer auch sein swert, messer, beile oder ander wehre oder waffen über einen andern zückte oder ruckte frevelich, der soll ane gnade ein hand verloren han. Wäre aber, dass er darzu jemand wundete, dem soll das haupt abgehauen werden.
  11. Item ob auch aufläufe, zwietracht oder stösse wörden under fürsten, herren, städten oder andern, so mögent obgenannt hauptmann zu ihn nehmen ander fürsten, oder wen sie sust wollten, die das nicht angieng, oder solich hauptleut mugent an ihr selbs statt, ob sie des nicht gewarten möchten, andere zu denselben schicken oder geben, und söllen solich sach richten, und wie es dieselben also geschedet und gerichtet hätten, dobei soll es beleiben, stete und unverbruchlichen gehalten werden.
  12. Item niemand soll im lande zu Beheim mit volk nach futter oder icht reiten, gehn oder fahren, es sei dann dabei die banier, die von den haubtleuten davon geschickt ist oder der haubtleute geheisse etc., und niemand soll in demselben lande brennen oder anstossen, es werde es dann von den haubtleuten geheissen, oder es sei dann auch dobei die banier, die darzu ist gescheiden.
  13. Item auch soll niemand keinen menschen morden oder abthun ohn redliche sach, es sei dann auf den rechten ketzern und die es mit ihn halten und ihn zulegunge thun, bei der obgenannten pöne des hals.
  14. Item wenn die hauptleute oder ihr mächtige gewalt geleit geben, das soll von meniglich gehalten werden bei der obgenannten pöne.
  15. Item wem die hauptleute oder ihr mächtige gewalt wachen, warten oder reiten gebieten, der soll des gehorsam sein ahn alle widerrede.
  16. Item es soll auch niemand aufbrechen, fur- oder nachziehen, es sei dann dabei die banier, die darzu geschickt, und wenn die hauptleut heissen fur- oder nachziehen oder aust ziehen zu storme, zum streit, zum laufen oder zum stehen, der soll des alles gehorsam sein.
  17. Item iglicher kurfürste und städte sollen bestellen mitzukommen zimmerleute, schutzen, buchsen, pulver, stein, pfeil, toressen [tarassen], leitern und ander gut wehre.
  18. Item iglicher kürfürste soll zu fuss oder zu wagen schicken und bringen zwei hundert schützen aus seinen städten und lande, ausgescheiden die erzbischöfe von Trier und von Colne, der soll iglicher hundert schützen bringen.
  19. Item dass die kürfürsten an einem ende, der herzog von Sachsen am andern, die us der Slesien am dritten, der herzog von Österreich am vierden enden einziehen, und dass das alles zugehe auf einen tag.
  20. Item die behemischen herren und die andern, die noch fromm sein, zu besenden, ob die auch wollten ein feld machen, und mit zu überkommen nach dem allerpesten.
  21. Item alle andern herre sollen auch warten, ob ihn die hauptleute, der man überkommen ist, botschaft thäten, bei sie zu kommen und ihn gehorsam sein etc. Worden auch dieselben herre also gedrungen, oder dass sie der hauptleut mit ihrem herre notdurftig worden, so sollen sie ihn botschaft thun, und die hauptleut schullen darauf bei sie kommen und ihn helfen und raten mit ganzer kraft.
  22. Item dass iglicher herr mit den seinen bestelle, dass keiner, er sei ritter oder knecht, mehre hab, denn einen knaben oder renner, sunder als wehrhaftige und gewappent leute, ausgeschieden die fürsten und grafen.
  23. Item zu versorgen, dass dieser vertrag einmale, drei oder vier, oder wie oft sein not würdet, jedermann verkundet werden, dass man dem gehörsam sei, und dass ein iglicher sich darnach wisse zu richten und darwider nit komme.
  24. Item dass ein iglicher herre glob und bestelle in seinem heere, dass jedermann alle sölich sache und stücke dies vertragens globe seinem hauptmann mit hande und munde zu halten gänzlich bei treuen und ehren und bei der pöne.
  25. Item eins iglichen fürsten, grafen, herren, ritters und knechtes, und auch einer iglicher stadt, lande und sloss, städte, märkte, gebiete, zugehorung und strassen, besunder der, die zu diesen sachen thäten zogen oder hülfen, sollen, dieweil sie nicht inländisch wären, sicher sein, unbeschädiget beliben und gelassen werden von allermeniglich, weliches staates, würdigkeit oder wesen der oder die sin oder wären. Und ob einer also uber das beschädiget wörde, wider den beschädiger, einen oder mehr, sollen wir andern kürfürsten, fürsten, herren und städte einträchtiglich sein, helfen und raten, also dass dem, der also beschädiget werde, wandel und ausrichtung widerfahre, und wir söllen sölich übergreifer für verwiesete leute haben, halten und durch des willen ihnen keinerlei genad zulegen, sie geleiten oder geleiten lassen, sunder zu ihrn leibe und gute griefen als zu einem schädlichen und ubersagten mann.
  26. Item ein iglicher herr, stadt und auch andre sollen die zeit friede halten und keinen zugriff thuen.
  27. Item sich soll kein fürste, herre oder stadt mit behelfen entschuldigen oder des zogen entreten durch oder mit dem andern durch seiner sumenisse oder keinerlei sachen willen, sunder der zog soll ganzen vorgang haben und gewinnen.
  28. Item die herren mit hülfe der städte sollen bestellen, wann sie heraus ziehen, dass dann die nächsten sloss oder städte im lande Böheim gelegen, die christen sein, besetzt und bestallt werden zu täglichem kriege, also dass den ketzern kein ferderung geschehe, notdurft zugelegt oder zugeführt werde.
  29. Item dass ein iglich bischofe gebiet geistlichen und weltlichen, gott zu dienen umb die sach auf nämlich tag in der wochen, und wer des nicht thäte, dass der swerlich gebüsset werde.
  30. Item es soll kein fürste oder herre keinerlei guter, märkte, dörfer oder gebiete im lande zu Beheim verdingen, vertreten, schützen oder behüten, oder das zu thunde den seinen gestatten, oder eincherlei fürteil für den andern an speise oder futter do inne süchen oder sust in keinen andern sachen; fünde aber jemand futter oder speise für den andern, davon mag er sein notdurft auf dasmal nehmen, und darnach einen andern ouch zulassen.
  31. Item es soll niemand nach keinerlei viehe umb willen der speise reiten, fahren oder senden, es sei denn mit des hauptmann geheiss, dann soll man von allen herren darzu schicken, das eigenlich ordiniren, und also darnach einträchtiglich bestellen, und solich spise nach gleicher anzahl theilen.
  32. Item worden auch keinerlei sloss, städte, märkte oder vesten gewunnen, oder die sich ergeben worden, damit soll man es halten nach der hauptleut und der, die zu ihnen geschickt oder gegeben worden, erkenntnisse oder des mehren theils under ihn, und zu gute wenden.
  33. Was auch ein jederman, der mit seinem herrn zu felde käme auf des herrn koste, versolden und zehrunge, gefangen gewönnen, die soll er demselben seinem herrn antworten und geben ahn widerrede. Was auch er sei, ritter oder knecht oder städte, der oder die auf ihr eigene köste, zehrung und ebenteuer gen Beheim zügen, gefangen ankämen, die mögen ihn sölich gefangen selber halten, oder damit thuen nach ihrem willen.
  34. Item wer auch von den herren aus dem heere reiten wollte, der soll weder fried noch geleit haben, er hat dann der hauptleute [zeichen], kundschaft oder brief.
  35. Item wer auch verbreche überführe oder schuldig, oder darumb flüchtig würde, derselbe soll in keines herrn lande, städten, märkten, gebieten oder an keinen enden geleit haben, sunder man soll dem gedenken nach innehalt der pöne an allen enden, als oben geschrieben steht.
  36. Item die zween herren und erzbischöfe von Triere und von Colne sollen iglicher bringen IIII tarasbuchsen, XX hantbuchsen, und iglicher Xm pfeil, und iglicher IIc feuerpfeil, und darzu pulvers, stein und zeugs darzu ein notdurft, und iglicher drei büchsenmeister.
  37. Item der erzbischofe von Meincz VI kammerbuchsen und XXX hantbüchsen, IIII tarasbüchsen, Xm pfeil, pulver, stein und gezeugs darzu ein notdurft; item IIc feuerpfeile und drei buchsenmeister.
  38. Item glich soviel soll der pfalzgraf bei Reyne bringen oder schicken an allen gezeugen als der erzbischofe zu Meincz, und darüber ein gross steinbüchsen, die da schiesst anderthalben zenten. Item drei büchsenmeister.
  39. Item der markgraf von Brandeburg ein gross steinbüchsen, IIII taresbüchsen, XX hantbüchsen, Xm pfeil, IIc feuerpfeil, pulver, steine und andere notdurft. Item sein büchsenmeister.
  40. Item die herren von Beyeren im Niederlande ein steinbüchsen, die da schiesst zwei zentner, IIII kleine steinbuchsen, XXII hantbuchsen, Xm pfeil, IIc feuerpfeil, pulver, stein und ander notdurft. Item sein büchsenmeister.
  41. Item herzog Johanns von Beiern ein gross büchsen, IIII taresbuchsen, XX hantbuchsen, Xm pfeil, stein, pulver und ander notdurft und gezeugs genüg. Item sein buchsenmeister.
  42. Item die bischöfe von Babenberg und von Wirczburg sullen bringen buchsein klein und gross mit pfeilen, pulver und gezeuge, so sie mächtilichst mögen, und iglicher IIII buchsenmeister.
  43. Item die stadt Nürenberg ein gross steinbuchsen, die da schiesst auf II zentner, VI klein steinbüchsen, XII taresbuchsen, LX hantbuchsen, XXm pfeil, VIc feuerpfeil und darzu gezeugs ein notdurft. Item sechs büchsenmeister.
  44. Item Regensburgk ein gut gross steinbuchsen und fürter kleinbuchsen, pulver, gezeug etc. nach ihrem vermögen, und darzu ihre buchsenmeister.
  45. Item die von Eger ein steinbuchs und sust buchsen, pulver, pfeil und gezeug nach ihrem vermügen mit ihren buchsenmeistern.
  46. Item die von Elnpogen, der burggraf und die stadt süllen kommen mit ihrer macht und bringen ein gross steinbuchsen und ander buchsen, gross und klein, pulver, stein und pfeil, gezeugs nach ihrem vermügen mit ihren buchsenmeistern.
  47. Item fürbass iglich stadt soll haben buchsen, pulver, stein und gezeug nach ihrem vermögen.
  48. Item ob icht geprechens in diesem vertrage funden würde, den mögen die hauptleute des zoges bessern.
  1. Innanzitutto, che i nostri signori principi elettori, tutti i principi, conti, signori, liberi, cavalieri, scudieri, città e tutti gli altri che, a lode e onore di Dio, a rafforzamento della santa fede cristiana, a conservazione della santa Chiesa romana e a conforto di tutti i cristiani, vogliono seguire, marciare e agire contro gli eretici in Boemia e contro coloro che stanno dalla loro parte e prestano loro aiuto, e resistere a tali eretici ecc., debbano trovarsi e giungere a Eger [Risenberg] o nel luogo più vicino nei dintorni la domenica, festa dei santi Pietro e Paolo, in particolare coloro ai quali spetta di marciarvi.
  2. I capitani della spedizione saranno: [se tutti e tre gli arcivescovi, di Magonza, di Colonia e di Treviri, verranno di persona, capitano sarà l'arcivescovo di Colonia; se egli non verrà, l'arcivescovo di Treviri; se non verrà nessuno dei due, capitano sarà e rimarrà l'arcivescovo di Magonza, qualora vi giunga. E chi di loro diverrà capitano prenderà con sé uno o più degli altri principi secolari, secondo il bisogno, e si accorderà con loro su un altro capitano; e colui sul quale si accorderanno sarà e rimarrà capitano insieme al suddetto capitano, e nessuno dovrà opporvisi.]
  3. I principi sui quali ci si è accordati come capitani possono prendere con sé sei o più, otto uomini onesti, se lo riterranno necessario ecc., fra altri principi e signori che vi giungeranno. Costoro stabiliranno, disporranno, ordineranno e organizzeranno come si debba marciare e seguire, e comanderanno e ordineranno ciò che occorre fare. E tutti coloro che seguiranno, marceranno e giungeranno, nessuno escluso, dovranno essere pienamente obbedienti a questi principi o ai loro delegati e attenersi ai loro ordini senza alcuna obiezione.
  4. Ognuno marci a proprie spese e con i propri viveri, senza danno per altre persone. Ma dove non si è nelle città e si è in campo, si può prendere senza malizia una ragionevole quantità di fieno e paglia. Se non lo si può avere altrimenti, sia foraggio sia cibo, né acquistare, lo si può prendere dove lo si trova, e lo si deve pagare onestamente secondo il giudizio dei capitani o di coloro che essi manderanno a tal fine.
  5. Ogni principe, conte, signore e città deve provvedere a un mercato, e in particolare coloro che risiedono e hanno possedimenti al confine boemo, affinché venga portato tutto ciò che occorre; e tali fornitori devono essere al sicuro da chiunque e rimanere illesi.
  6. Se inoltre qualcuno prende i beni altrui contro la volontà del proprietario o compie rapine, gli si tagli la testa senza grazia; e chi ruba, anche a lui sia fatta giustizia. E nessuno deve impedirlo né opporvisi, né di persona né per mezzo di altri.
  7. Inoltre nessuna donna, [nessun giocatore] né altra gentaglia, comunque si chiami, deve marciare con l'esercito o seguirlo.
  8. Ognuno deve confessarsi almeno una volta alla settimana, e ogni principe, capitano ecc. deve indurvi i suoi uomini e far sì che ascoltino la messa nei giorni in cui possono averla, e che Dio sia servito con umiltà, devozione e ogni diligenza.
  9. Chi deliberatamente e intenzionalmente bestemmia o maledice o insulta un'altra persona sia chiuso pubblicamente alla gogna fino alla grazia dei capitani, oppure sia cacciato subito, spogliato, con fruste o verghe.
  10. Chi deliberatamente sguaina o estrae spada, coltello, ascia o altra arma contro un altro perda una mano senza grazia. Se però ferisce qualcuno, gli sia tagliata la testa.
  11. Se sorgono tumulti, discordie o risse fra principi, signori, città o altri, i detti capitani possono chiamare altri principi o chiunque altro non coinvolto nella questione; oppure, se non possono occuparsene di persona, possono mandare altri al loro posto. Costoro giudicheranno la questione, e come la decideranno e giudicheranno, così resterà e sarà osservato fermamente e inviolabilmente.
  12. Nessuno nel paese di Boemia deve cavalcare, andare o condurre carri con uomini in cerca di foraggio o di altro, a meno che non sia presente il vessillo mandato a tal fine dai capitani, o per ordine dei capitani ecc.; e nessuno deve incendiare o appiccare fuoco in quel paese, a meno che non lo ordinino i capitani o non sia presente il vessillo a ciò destinato.
  13. Nessuno deve assassinare o uccidere alcuna persona senza giusta causa, eccetto i veri eretici e coloro che stanno dalla loro parte e prestano loro aiuto, sotto la suddetta pena capitale.
  14. Quando i capitani o i loro delegati concedono un salvacondotto, tutti devono rispettarlo sotto la suddetta pena.
  15. Chi riceve dai capitani o dai loro delegati l'ordine di fare la guardia, stare in vedetta o uscire a cavallo deve obbedire senza obiezioni.
  16. Nessuno deve levare il campo né andare avanti o indietro, a meno che non sia presente il vessillo a ciò destinato. E quando i capitani ordinano di andare avanti o indietro o di muovere altrimenti all'assalto, alla battaglia, alla corsa o a restare fermi, si deve obbedire in tutto.
  17. Ogni principe elettore e le città devono provvedere che vengano con loro carpentieri e tiratori e che siano portati cannoni, polvere, pietre, dardi, taras (?), scale e altre buone armi.
  18. Ogni principe elettore deve mandare e condurre, a piedi o sui carri, duecento tiratori dalle sue città e dal suo paese, eccetto gli arcivescovi di Treviri e di Colonia, ciascuno dei quali deve condurre cento tiratori.
  19. I principi elettori devono entrare da un lato, il duca di Sassonia da un altro, gli Slesiani dal terzo e il duca d'Austria dal quarto, e tutto ciò deve avvenire in un solo giorno.
  20. Inviare messaggeri ai signori boemi e agli altri che sono ancora di retta fede, per sapere se anch'essi vogliano scendere in campo, e accordarsi con loro nel modo migliore.
  21. Tutti gli altri eserciti devono anch'essi attendere se i capitani concordati mandino loro messaggio di raggiungerli, e devono obbedire loro ecc. Se questi eserciti si trovano in difficoltà o hanno bisogno dei capitani con il loro esercito, devono mandare loro un messaggio, e i capitani devono allora raggiungerli e aiutarli e consigliarli con tutte le forze.
  22. Ogni signore deve disporre con i suoi uomini che nessuno, cavaliere o scudiero, abbia più di un ragazzo o di un famiglio a cavallo, ma che tutti siano uomini atti alle armi e armati, eccetto i principi e i conti.
  23. Provvedere affinché questo accordo sia proclamato a tutti una, tre o quattro volte o quante volte sarà necessario, perché gli si obbedisca, ognuno sappia attenervisi e non agisca contro di esso.
  24. Ogni signore deve promettere e disporre nel suo esercito che ciascuno prometta al proprio capitano con la mano e con la bocca di osservare pienamente tutte queste cose e articoli di questo accordo, sulla propria fede e onore e sotto pena.
  25. Ogni principe, conte, signore, cavaliere e scudiero, e anche ogni città, paese e castello, città, mercati, territori, pertinenze e strade, in particolare di coloro che partecipano a questa causa marciando o prestando aiuto, devono, finché sono lontani da casa, essere al sicuro, illesi e lasciati in pace da tutti, di qualunque stato, dignità o condizione siano. E se nonostante ciò qualcuno subisce un danno, noi altri principi elettori, principi, signori e città dobbiamo unanimemente schierarci, aiutare e consigliare contro l'autore del danno, uno o più, affinché al danneggiato sia resa soddisfazione e risarcimento. E dobbiamo considerare e tenere tali aggressori come banditi, e perciò non concedere loro alcuna grazia, né dare loro salvacondotto né permettere che sia dato, ma mettere le mani sulla loro persona e sui loro beni come su quelli di un uomo dannoso e riconosciuto colpevole.
  26. Ogni signore, città e anche altri devono in quel tempo mantenere la pace e non compiere incursioni.
  27. Nessun principe, signore o città deve addurre scuse né sottrarsi alla spedizione richiamandosi a un altro, alla sua negligenza o a qualsiasi altra cosa; la spedizione deve invece avere pieno svolgimento e successo.
  28. I signori, con l'aiuto delle città, devono provvedere che, quando marceranno, i castelli o le città più vicini nel paese di Boemia che sono cristiani siano occupati e presidiati per la guerra quotidiana, affinché gli eretici non ricevano alcun sostegno e non siano loro forniti né portati rifornimenti.
  29. Ogni vescovo deve ordinare a ecclesiastici e laici di servire Dio per questa causa in un giorno stabilito della settimana; e chi non lo facesse sia severamente punito.
  30. Nessun principe o signore deve nel paese di Boemia prendere sotto protezione pattuita (?), rappresentare, proteggere o custodire beni, mercati, villaggi o territori, né permetterlo ai suoi uomini, né cercarvi alcun vantaggio sugli altri nel cibo, nel foraggio o in altre cose. Ma se qualcuno trova foraggio o cibo prima degli altri, può prenderne quanto gli occorre per quella volta e poi lasciarvi accedere anche gli altri.
  31. Nessuno deve cavalcare, andare con carri o mandare a prendere bestiame per il cibo, se non per ordine del capitano; allora tutti i signori devono mandare uomini a tal fine, organizzare la cosa con ordine, disporla di comune accordo e dividere tale cibo in parti uguali.
  32. Se vengono conquistati castelli, città, mercati o fortezze, o se si arrendono, se ne disponga secondo il giudizio dei capitani e di coloro che sono stati loro assegnati, o della maggioranza di essi, e li si volga a buon uso.
  33. I prigionieri catturati da chi è sceso in campo con il proprio signore a spese, soldo e viveri del signore devono essere consegnati e dati a quel signore senza obiezioni. Chi invece, cavaliere, scudiero o città, è andato in Boemia a proprie spese, con i propri viveri e a proprio rischio e ha catturato prigionieri, può tenerli per sé o farne ciò che vuole.
  34. Chi fra i signori vuole allontanarsi a cavallo dall'esercito non avrà né pace né salvacondotto, a meno che non abbia dai capitani [un contrassegno], un attestato o una lettera.
  35. Chi commette un reato ed è riconosciuto colpevole, o fugge per questo, non avrà salvacondotto nelle terre, città, mercati o territori di alcun signore né altrove; anzi, lo si perseguirà ovunque secondo la pena sopra scritta.
  36. I due signori e arcivescovi di Treviri e di Colonia devono portare ciascuno 4 tarasnice, 20 archibugi, ciascuno 10 000 dardi e ciascuno 200 dardi incendiari, con polvere, pietre e attrezzatura secondo il bisogno, e ciascuno tre maestri bombardieri.
  37. L'arcivescovo di Magonza 6 cannoni a camera e 30 archibugi, 4 tarasnice, 10 000 dardi, polvere, pietre e attrezzatura secondo il bisogno; inoltre 200 dardi incendiari e tre maestri bombardieri.
  38. Il conte palatino del Reno deve portare o mandare altrettanta attrezzatura quanto l'arcivescovo di Magonza, e in più una grande bombarda che tira una pietra di un quintale e mezzo. Inoltre tre maestri bombardieri.
  39. Il margravio di Brandeburgo una grande bombarda, 4 tarasnice, 20 archibugi, 10 000 dardi, 200 dardi incendiari, polvere, pietre e altro necessario. Inoltre i suoi maestri bombardieri.
  40. I signori di Baviera nella Bassa Terra (?) una bombarda che tira una pietra di due quintali, 4 piccole bombarde, 22 archibugi, 10 000 dardi, 200 dardi incendiari, polvere, pietre e altro necessario. Inoltre i loro maestri bombardieri.
  41. Il duca Giovanni di Baviera un grande cannone, 4 tarasnice, 20 archibugi, 10 000 dardi, pietre, polvere e altro necessario e attrezzatura a sufficienza. Inoltre i suoi maestri bombardieri.
  42. I vescovi di Bamberga e di Würzburg devono portare cannoni piccoli e grandi con dardi, polvere e attrezzatura, per quanto possono, e ciascuno 4 maestri bombardieri.
  43. La città di Norimberga una grande bombarda che tira una pietra di due quintali, 6 piccole bombarde, 12 tarasnice, 60 archibugi, 20 000 dardi, 600 dardi incendiari e inoltre attrezzatura secondo il bisogno. Inoltre sei maestri bombardieri.
  44. Ratisbona una buona grande bombarda e inoltre piccoli cannoni, polvere, attrezzatura ecc. secondo le sue possibilità, e in più i suoi maestri bombardieri.
  45. Quelli di Eger una bombarda e altri cannoni, polvere, dardi e attrezzatura secondo le loro possibilità, con i loro maestri bombardieri.
  46. Quelli di Elbogen, il burgravio e la città, devono venire con le loro forze e portare una grande bombarda e altri cannoni grandi e piccoli, polvere, pietre e dardi, attrezzatura secondo le loro possibilità, con i loro maestri bombardieri.
  47. Inoltre ogni città deve avere cannoni, polvere, pietre e attrezzatura secondo le sue possibilità.
  48. Se in questo accordo si trovasse qualche mancanza, i capitani della spedizione possono correggerla.

Risoluzione di Norimberga del 23 aprile 1428

Traduzione di PhDr. Zdeňka Kopková.

Il testo è l'ultimo, il settimo articolo delle deliberazioni della dieta di Norimberga. Gli articoli precedenti riguardano la convocazione di un'ulteriore riunione e la quota di popolo comune da mobilitare: un quarto, in caso di necessità la metà. Il documento in sé non è datato. La data intorno al 23 aprile 1428 gli è stata attribuita soltanto dall'editore dei Deutsche Reichstagsakten; gli editori precedenti lo collocavano senza fondamento nel 1422. La spedizione alla fine non ebbe luogo, cosicché, secondo Toman, la deliberazione rimase soltanto sulla carta.

 

  1. Item einen streitwagen zu bestellen.
  2. Item in den städten 10 mann zu einem wagen.
  3. Item auf den dörfern 20 mann zu einem wagen.
  4. Item zu iglichem wagen zween büchsenschützen mit pulver und bleis genug.
  5. Item zween schützen mit armbrust, iglicher schütz 2 schock pfeil.
  6. Item 2 mann mit drischeln.
  7. Item 2 mann mit spiessen, die hinden an der tülle ein eisen schneidende haken haben.
  8. Item 2 mann mit stabschleudern.
  9. Item vier starker pferde zu einem wagen.
  10. Item 2 stark fuhrmann, die ihre wehre haben.
  11. Item ein kurb uf den wagen, da man stein einlist.
  12. Item 1 eisene schaufeln, 1 hauen, 1 mulden, 1 axt, 1 stein- pickel.
  13. Item ein wagenketten, die als lang sei, als sunst ander drei sind.
  1. Equipaggiare un carro da guerra.
  2. Nelle città, 10 uomini per ciascun carro.
  3. Nei villaggi, 20 uomini per ciascun carro.
  4. Per ciascun carro, due archibugieri con una quantità sufficiente di polvere e piombo.
  5. Due balestrieri, ciascuno con 2 sessantine di dardi.
  6. Due uomini con correggiati.
  7. Due uomini con lance dotate di un gancio tagliente in ferro nella parte posteriore della gorbia.
  8. Due uomini con fionde a bastone.
  9. Quattro cavalli robusti per ciascun carro.
  10. Due conducenti robusti dotati delle proprie armi.
  11. Un cesto sul carro per caricarvi pietre.
  12. Una pala di ferro, 1 zappa, 1 truogolo, 1 ascia, 1 piccone.
  13. Una catena per carro, la quale dovrà essere lunga quanto tre altre messe insieme.

Risoluzione slesiana sulla formazione dei carri del maggio 1429

Secondo Toman, il re Sigismondo concordò con i principi slesiani un'ordinanza sulla formazione dei carri e la fece inviare, in traduzione tedesca, ai principi e alle città dell'Impero. Si è conservata come allegato di una lettera del 23 maggio 1429, con cui Ulma informava Nördlingen dell'incontro delle città con i consiglieri del re, tenutosi a Ehingen l'8 maggio, durante il quale le città ricevettero l'ordinanza. Nella lettera di Ulma l'ordinanza è chiamata «anschlag und ordnung der wagenburgen, als die denne unser herre der küng und och die herren uß der Schlesien hand». L'ordinanza in sé non è datata, perciò l'edizione dei Deutsche Reichstagsakten la colloca soltanto prima del 23 maggio 1429. Secondo la stessa edizione, già il 18 aprile gli inviati di Breslavia avevano scritto da Presburgo alla loro città della suddivisione degli uomini in decine, centinaia e migliaia (art. 12).

Toman considera questa ordinanza la prova più convincente che le ordinanze tedesche sui carri si basano su fonti ceche: contiene infatti parole che gli scrivani tedeschi non capivano. Spiega «fassonswise» come il ceco “ve způsobu fasuňku” (alla maniera di un fasuněk), «gethariast» come il ceco zatarasený (barricato) e l'incomprensibile «sels» come un errore dello scrivano per «felde», cioè “dal lato del campo”, ossia sul lato esterno del forte dei carri.

Toman pubblicò l'ordinanza con grafia normalizzata e numerò lui stesso gli articoli. Tra parentesi quadre aggiunse le varianti e le aggiunte di una seconda copia conservata presso Windecke. L'edizione dei Deutsche Reichstagsakten si basa sulla copia conservata negli atti di Nördlingen della Lega delle città sveve. Rispetto a essa, Toman ha invertito gli articoli 14 e 15 e nell'articolo 17 legge «dem volke» invece di «dem folge».

Note di traduzione: secondo Toman, a ogni carro appartengono in tutto 18 uomini: sei balestrieri, due archibugieri, quattro uomini con lance uncinate («haken»), quattro armati di correggiato e due conducenti; la lezione di Windecke, 48, non corrisponde. L'edizione dei Deutsche Reichstagsakten spiega «kilhoven» come una zappa di ferro appuntita a cuneo per staccare la roccia friabile, qui tradotta come “piccone”; «in fassonswise» come un carro su cui si può caricare molto; «gethariast» come “barricato”; e, diversamente da Toman, per «sels» pensa a una fune o a una cinghia. Secondo l'edizione, «howfnicze» è il ceco houfnice (obice) e «huldung» (nell'edizione «huldnung») indica probabilmente il rapporto di un dipendente o di un servitore. Passi incerti: «hacken» può significare sia asce sia zappe; «eine messung wit» di Windecke nell'articolo 4 non è tradotto; nell'articolo 6 la parola “carri” è un'interpretazione; il senso dell'articolo 13 e della fine dell'articolo 12 («uf den andern sehe») è incerto. La parola «(klötz)» nell'articolo 1 non compare nell'edizione dei Deutsche Reichstagsakten.

 

  1. Item zu einem stritwagen söllen gehören sechs schutzen, und zu jetlichem armbrost vier schock pfile, zween mann mit handbuchsen, zu jeglicher vier schock kugelin (klötz) und pulvers gnüg; vier mann mit haken, vier mann mit drischeln, zwo hacken, zwo schufeln, zwo kilhoven oder grabschit [schufeln].
  2. Item zu jetlichem [wagen] vier stark hengst, welcher aber nit starker pferd [hengest] hant, der nehm sünst sechs; dass doch jeglicher wagen zween fürmann habe [wohl] gewappent.
  3. Item die schufeln, grabschit und hacken dörfen nit [hon] sunder lüte, sunder wird man ihr dörfen, so nimmt man sie [wohl] aus dem hufen, da lut genug sin werden. Summa zu einem wagen 18 [48] person, die sich von dem wagen nit sullen scheiden, es si denne mit des hauptmanns geheiss [und auch sine willen].
  4. Item sölicher starker wagen soll sin in fassonswise [eine messung wit] mit hohen leitern, gethariast von dem sels [felde] zwischen den leitern und under den leitern mit [guten] hangenden brettern an starken widen oder ketten.
  5. Item zu jetlichem wagen sullen ketten sein, dieselben zu binden, ob es sin not wird [not sin wurde.]
  6. Item allwegen zu fünf soll sein ein steinbuchs genannt howfnicze, und zu jetlicher ein schock stein zum mindsten und pulvers gnüg; und zu denselben [derselben] buchsen und ihren steinen muss man einen besunder wagen hon.
  7. Item man muss och uf denselben wagen kein spis legen, sunder ein statt darauf lassen, darin man [der lut] wurfstein leget.
  8. Item was übriger lut seind über befehlung der wägen [die bestellung der wagen], die sullen alle ihr wehre [gewehre] haben und thun nach geheiss des hoptmanns.
  9. Item viel sache und befehlung [bestellung] mag man darzu thun, die da nit zu schriben, sunder nach gelegenheit der lute und ordnung uszerichten sind, als man denne für ögen sehen wird [also man das fur ougen sehen].
  10. Item ehe man zu felde uszucht, dass danne alle obgeschrieben stucke bereit seiend.
  11. Item zu allen obgeschrieben sachen sullen lute auserkorn sein, die alle ding besehent und ordnent, dass das vollkumelich zugehe.
  12. Item es soll unter dem volk eine söliche ordnung sein, dass je zehn mann einen hoptmann haben, und hundert einen, und tusend einen, und also immer mehr für sich bis uf den obersten hoptmann, als man der lute genügig haben wird, die söliche sache und schickung wohl ordnen können, und dass je ein hoptmann uf den andern sehe, als denn [dann] ein gewohnheit ist.
  13. Item man soll underston, dass alle huldung obsi.
  14. Item dass jedermann uf si mit seim selbs libe.
  15. Item wer aber von alter und krankheit selber nit geziehen möcht, der möcht einen andern an sein statt bestellen.
  16. Item wer sich in den obgeschrieben sachen ungehorsam finden liesse, zu des lieb und gut man grifen soll, als zu einem zuleger und helfer der ketzer, ohn all gefährde.
  17. Item dass reisige pferit [dass man reisig volk] zu ross ufbringen soll, so man meist mag, und dass man dem volke [fussvolk] och gereisig lüte in die wagenburg zuschicken sülle.
  18. Item och süllen die fürsten, herren und städt gross und kleine buchsen und anderen gezüge mit ihn bringen, so sie meist mügen.
  1. A un carro da guerra devono appartenere sei tiratori e, per ciascuna balestra, quattro sessantine di dardi; due uomini con archibugi e, per ciascuno, quattro sessantine di pallottole (klötz) e polvere a sufficienza; quattro uomini con uncini, quattro uomini con correggiati, due asce, due pale, due picconi o vanghe [pale].
  2. Per ciascun [carro] quattro stalloni robusti; ma chi non ha cavalli [stalloni] robusti ne prenda invece sei; e ogni carro abbia due conducenti [ben] armati.
  3. Le pale, le vanghe e le asce non richiedono uomini appositi; ma se servono, si prendono [bene] dalla schiera, dove ci saranno uomini a sufficienza. In tutto 18 [48] persone per carro, che non devono allontanarsi dal carro se non per ordine del capitano [e anche con la sua volontà].
  4. Tale carro robusto deve essere alla maniera di un fasuněk [eine messung wit], con alte sponde a rastrelliera, barricato dal lato del campo tra le sponde e sotto le sponde con [buone] tavole appese a robusti vimini o catene.
  5. Ogni carro deve avere catene per legare insieme i carri, se sarà necessario.
  6. Ogni cinque (carri) vi sia una bombarda da pietre chiamata houfnice e, per ciascuna, almeno una sessantina di pietre e polvere a sufficienza; e per queste bombarde e le loro pietre si deve avere un carro apposito.
  7. Su questi carri non si deve inoltre caricare cibo, ma lasciarvi un posto dove [gli uomini] ripongono le pietre da lancio.
  8. Gli uomini che avanzano oltre l'equipaggio dei carri devono avere tutti le loro armi e agire secondo gli ordini del capitano.
  9. Molte cose e disposizioni si possono aggiungere, che non si possono mettere per iscritto ma vanno sistemate secondo le circostanze degli uomini e dell'ordinamento, come si vedrà con i propri occhi.
  10. Prima di uscire in campo, tutte le cose sopra scritte devono essere pronte.
  11. Per tutte le cose sopra scritte si devono scegliere uomini che ispezionino e ordinino ogni cosa, affinché tutto si svolga compiutamente.
  12. Tra gli uomini deve esserci un tale ordinamento che ogni dieci uomini abbiano un capitano, e ogni cento uno, e ogni mille uno, e così via salendo fino al capitano supremo, per quanto si avranno uomini sufficienti in grado di ordinare bene tali cose e disposizioni; e che ogni capitano badi all'altro, come è consuetudine.
  13. Si deve fare in modo che tutti i vincoli di soggezione siano sospesi (?).
  14. Che ognuno parta di persona.
  15. Chi però per vecchiaia e malattia non può partire di persona, può designare un altro al proprio posto.
  16. Chi si mostrasse disobbediente nelle cose sopra scritte, sia colpito nella persona e nei beni come sostenitore e complice degli eretici, senza alcun inganno.
  17. Che si radunino quanti più cavalli montati [quanti più uomini a cavallo] possibile e che si mandino alla gente [ai fanti] nel forte dei carri anche uomini a cavallo.
  18. Inoltre i principi, i signori e le città devono portare con sé bombarde grandi e piccole e altro equipaggiamento, quanto più possono.

Proposte di Norimberga per il forte dei carri, 1430 circa

Si tratta di due documenti dell'archivio di Norimberga, la minuta e la bella copia di una proposta su come allestire un forte dei carri per una progettata spedizione in Boemia. Entrambi sono scritti dalla stessa mano e nel XVII secolo fu loro aggiunta l'intestazione «Alte fragmenta historica von denen geschichten Königs Wenzeslai in Böhmen, wobei eine beschreibung einer vollkommenen selbiger zeit gebrauchten wagenburg mit ihrer zugehörung». La minuta (a) è più ricca di contenuto, ma concisa, e in alcuni punti contiene soltanto parole chiave che la bella copia (b) sviluppa, tralasciandone però molte. Le annotazioni che Toman e Würdinger stampano dopo i singoli articoli della minuta sono qui riportate in corsivo. Secondo Würdinger furono scritte dalla stessa mano della proposta.

Secondo Toman la proposta si riferisce alla spedizione verso Domažlice (Taus) del 1431 e risale molto probabilmente al 1430, dove l'aveva già collocata Würdinger, oppure alla prima metà del 1431. Secondo Wulf, Würdinger non indicò alcun motivo per la sua datazione. L'autore era, secondo Toman, un uomo esperto di guerra, che forse aveva conosciuto lo schieramento dei carri durante una precedente spedizione in Boemia e aveva poi adattato la proposta alle condizioni della Germania. Toman le attribuisce grande importanza: l'autore non si limita a descrivere ed equipaggiare i carri, ma fu il primo a comprendere l'insieme organico degli schieramenti di carri di Žižka e l'articolazione di carri e uomini, e stabilisce in modo relativamente corretto anche il numero e la disposizione delle armi da fuoco.

Toman pubblicò entrambi i documenti con grafia normalizzata e numerò egli stesso gli articoli. L'edizione completa di Würdinger del 1872 conserva la grafia dell'originale e in diversi punti si discosta dal testo di Toman. Nell'annotazione al terzo articolo della minuta Toman stampa «Pert beware», mentre l'edizione ha «Pest bewarn». La parola che Toman rende come «wahrhaftig» (a/7, b/1) nell'edizione suona «werhafftig», cioè armato. Al posto del «vorstehnden prediger» di Toman (a/11) l'edizione ha «verstaden prediger». Nella sua precedente versione, soltanto parafrasata, Würdinger parla di uomini «wehrhaftig auf die Wagenpferde», capaci e armati di cavalcare i cavalli dei carri, e di un «verständigen Prediger». Al contrario, «zu eim schutze» (a/5, b/3) e «antwerk» (a/14) sono correzioni di Toman; l'edizione ha «schusse» e «hantwerk».

Note di traduzione: traduco l'articolazione del forte dei carri come segue: «glied» sezione (5 carri), «bund» gruppo (25 carri), «schickung» o «geschick» schiera (100 carri), «zeile» fila.
La notazione iijm significa duemilacinquecento; la bella copia (b/6) parla di «dritthalb tausend volkes».
Il significato di diverse annotazioni della minuta e di alcuni nomi di attrezzi è incerto. Tali passi sono contrassegnati nella traduzione con un punto interrogativo; la parola «Hogcken» era già stata contrassegnata con un punto interrogativo da Toman. Per «Pest bewarn», «werhafftig» e «verstaden» la traduzione segue la lettura dell'edizione.

 

a)
Von der zugs wegen gein Beham.
  1. Zum ersten ein ganze genug fertige wagenburg zu voller richtigkeit auf ganzen ernsten gehorsam aller volker in allen ernsten krigesgeschäften.
    Regierer alle genug thun.
  2. Auch ein sunderliche schickung und auch gar ein richtige rotirunge alles reisigen zeuges neben der wagenburg ab- und zuzukommen.
    Alle hauptleute willig sein sullen. Gezelte.
  3. Sunderlichen auch ein nutzliche fursichtigkeit, wie man soll brot, bier, futterunge und notdurft mit gutem rate erkriegen und gewinnen und dabei ganze sicherheit zu haben.
    Pert beware
    gelt enthalten.
  4. Es ist auch zu wissen, welcherlei geräte ein jeglicher streitwagen sunderlichen haben soll zu sulchen ernsten kriegesgeschäften, die jezund gegenwärtig sein vor augen in landen.
    Ein teil in der feinde lande.
  5. Ein jeglich streitwagen soll haben fünf starke pferde und zween richtig wagenknechte und fünf ledig reitsättel, sechs handbüchsen, je drei büchsen zu eim schutze.
    Setztartschen übrig geweren.
  6. Auch soll sein dabei drei ketten, eine XXV ellen lang, eine X ellen lang und eine drei ellen lang, und auch kratze, hauen, äxte, grabscheit, schaufeln, eiserein stangen, pickel, feustel, schuch, eiserein brettnagel und häspen.
    Laufgraben mit pflugen.
  7. Dabei sullen auch sein bei jeglichem streitwagen XXI person, ein zimmermann, ein maurer, ein steinmetz, ein schmied, ein wagner, ein gestellmacher und ein bergknapp, ob man mag gehaben auch fünf wahrhaftig auf die wagenpferde, vier zun püchsen, vier mit armbrosten, und über die XXI ein hauptmann zu einem wagen.
    Hogcken (?) mit leinen und grabenfüllen.
  8. Sölich werkleute hie aber benennet worden, die sullen bei ihn haben jeglicher seinen werkgezeuge, harnasch, sein gewehr, als viel jeglichem not ist zu haben auf sulch ernste geschäfte zu furdernusse.
    Mehr wagen zu gewinnen.
  9. Als gehoren sulcher streitwagen fünf zu einem geliede, und derselben wagen vier sullen dem fünften oder seinem hauptmann gehorsam sein. Sulcher geliede fünf machen einen bund, dar sei dann 25 wagen, die gehn nach einander in einer zeilen.
    Zeichen, spitzerreiter.
  10. Sulcher bund vier, die machen dann ein rechte schickung, das sein ein hundert streitwagen, und die gehen nebeneinander in vier zeilen, und jeglicher bund hat seinen überhauptmann. Dieselben vier hauptleute haben dann einen sunderlichen überhauptmann uber die ganze schickunge derselben hundert streitwagen etc. Die haben iijm (2500) volkes.
    Banier, gleichen teil.
  11. Ein sulch ganz schickung soll haben ein richter mit vier schöpfen und einen vorstehnden prediger. Ein jeglich bund soll haben einen richtigen kaplan. Ein jeglich gelied soll haben ein eigen gezelt oder ein gesperre.
    Auf vier geschicke Xm volkes.
  12. Sulch hundert streitwagen sullen auch haben hundert speiswagen, die sullen auch in sonderlicher schickunge geordiniret sein mit sunderlichen hauptleutein geleich den streitwagen.
    Reiten dabei.
  13. Bei denselben speiswagen sullen sein bierbrauer, mälzer, müllner, becken, botener genug, mader, drescher, schnitter aller teil genüg sein, zu schaffen mühlwerk und braupfannen. Das muss man bescheren in stadten, märkten und auf schlosser, die dann werden gelegen sein.
    Stärken, pest
    mehren, gleichen teil.
  14. Auch mancherlei tarras, schirmen und gut antwerk zum stormen, die werden wir dann ausrichten im felde, so die heere zusammen kommen werden, dass jegliche der heere mit fürsichtigkeit mögen zugehen gegen den feinden und dabei sicher beleiben.
    Antwerk zu usboren (sic).
  15. Auch sulden ein jeglich glied besunder haben ein steinbuchsen oder tarasbüchsen auf ein halben wagen mit zweien pferden, und ein jeglich bund ein steinbuchsen auf einem wagen mit fünf pferden, und eine ganze schickunge mit hundert wägen ein gross steinbuchsen mit XVI, XVIII oder XX pferden.
    Pulver, steine, netze, spesse, gezelte, gelot genug.
a)
Riguardo alla spedizione in Boemia.
  1. In primo luogo, un forte dei carri completo e sufficientemente allestito, in pieno ordine, con piena e seria obbedienza di tutto il popolo in tutte le serie faccende di guerra.
    Che tutti coloro che comandano facciano il proprio dovere.
  2. Inoltre un ordinamento particolare e una giusta suddivisione di tutta la cavalleria in compagnie, perché possa andare e venire accanto al forte dei carri.
    Tutti i capitani siano volenterosi. Tende.
  3. In particolare anche un'utile previdenza su come procurarsi e ottenere con buon consiglio pane, birra, foraggio e il necessario, e avere nel farlo piena sicurezza.
    Proteggere dalla peste
    trattenere il denaro (?).
  4. Bisogna anche sapere quale attrezzatura debba avere in particolare ciascun carro da guerra per le serie faccende di guerra che ora si presentano chiaramente nei paesi.
    Una parte nella terra dei nemici.
  5. Ciascun carro da guerra deve avere cinque cavalli robusti e due carrettieri esperti e cinque selle da cavalcare libere, sei archibugi, tre armi da fuoco per ciascun tiratore.
    Pavesi, altre armi.
  6. Vi devono essere inoltre tre catene, una lunga 25 braccia, una 10 braccia e una tre braccia, e anche raschietti (?), zappe, asce, vanghe, pale, sbarre di ferro, picconi, mazzuoli, ceppi frenanti (?), chiodi di ferro per assi e cardini (?).
    Trincee con aratri.
  7. Presso ciascun carro da guerra devono esserci anche 21 persone: un carpentiere, un muratore, uno scalpellino, un fabbro, un carradore, un costruttore di carri e un minatore, e, se si possono avere, anche cinque uomini armati per i cavalli dei carri, quattro alle armi da fuoco, quattro con balestre e sopra i 21 un capitano per ciascun carro.
    Hogcken (?) con funi e riempimento dei fossati.
  8. Gli artigiani qui nominati devono avere ciascuno con sé i propri attrezzi, l'armatura e la propria arma, quanto a ciascuno occorre per favorire così serie faccende.
    Procurarsi più carri.
  9. Cinque di questi carri da guerra appartengono a una sezione, e quattro di questi carri devono obbedire al quinto o al suo capitano. Cinque di tali sezioni formano un gruppo, cioè 25 carri, che procedono uno dietro l'altro in una fila.
    Segnali, cavalieri di punta (?).
  10. Quattro di tali gruppi formano poi una vera schiera, cioè cento carri da guerra, che procedono affiancati in quattro file, e ciascun gruppo ha il suo capitano superiore. Questi quattro capitani hanno poi un capitano superiore particolare sopra l'intera schiera di questi cento carri da guerra ecc. Essi contano 2500 uomini.
    Stendardo, parte uguale.
  11. Una tale schiera intera deve avere un giudice con quattro scabini e un predicatore assennato. Ciascun gruppo deve avere un cappellano regolare. Ciascuna sezione deve avere una propria tenda o un riparo.
    Per quattro schiere 10 000 uomini.
  12. Questi cento carri da guerra devono avere anche cento carri di vettovaglie, anch'essi ordinati in modo particolare sotto capitani propri, come i carri da guerra.
    Cavalieri al seguito.
  13. Presso questi carri di vettovaglie devono esserci birrai, maltatori, mugnai, fornai, bottai (?), falciatori, trebbiatori e mietitori in numero sufficiente, di ogni sorta abbastanza, per far funzionare mulini e caldaie da birra. Ciò bisogna procurarlo nelle città, nei borghi e nei castelli che si troveranno allora nelle vicinanze.
    Rafforzare, peste (?)
    accrescere, parte uguale.
  14. Inoltre diversi mantelletti, ripari e buone macchine d'assedio per l'assalto, che allestiremo poi sul campo quando gli eserciti si riuniranno, affinché ciascuno degli eserciti possa avanzare con previdenza contro i nemici e restare al sicuro.
    Macchine d'assedio … (?).
  15. Inoltre ciascuna sezione deve avere in particolare una bombarda a pietre o un cannone leggero su un mezzo carro con due cavalli, ciascun gruppo una bombarda a pietre su un carro con cinque cavalli, e un'intera schiera di cento carri una grande bombarda a pietre con 16, 18 o 20 cavalli.
    Polvere, pietre, reti, lance, tende, piombo a sufficienza.
b)
  1. Eine ganze rechtfertige wagenburg zu ernstlichen kriegesgeschäften die soll haben in jeglichem geschicke hundert streitwagen wohl angericht. Bei solchen hundert streitwagen sullen geschicket sein zwei tausend fussvolkes und funf hundert mit reisigen pferden, und bei jeglichem wagen sullen bleiben nach sulcher schickunge zwanzig fussvolkes, und jeglich streitwagen soll haben fünf starke wagenpferd mit vier starken wahrhaftigen wagenknechten, die sullen ihren harnasch haben bei ihn auf ihren wagen.
  2. Auch sullen bei jeglichem wagen aus den zwanzig fussgängeln fünf starke männer jeglicher sein harnasch bei ihm auf dem streitwagen haben, und dabei fünf ledige sattel auf die wagenpferd zu werfen, so es würde not thun. Also sullen auch bei jeglichem sein unter den zweinzig fussgängeln ein zimmermann, ein steinmetze, ein maurer, ein schmied, ein bergknappe, ein wagner, ein geschirrmeister, zween büchsenschiesser und etliche armbrostschützen, der jeglicher soll bei ihm haben sein werkzeug und dabei seinen harnasch und sein gewehre besundere.
  3. Auf jeglichem wagen sullen auch sein zwu gute axte oder mehr, kratzen oder hauen, grabscheit, schaufeln, keilhauen, pickel, gänsfüss, feustel, eiserein stangen, guter ketten vier, troge, eiserein schuh, häspeln, brettnagel, und auf jeglichem streitwagen sechs handbüchsen, und je zu eim schutze drei büchsen.
  4. Auch sollen bei solchen hundert streitwagen hundert speisewagen geschicket sein, gleich den streitwagen mit ihren sunderlichen schickung durch eigene hauptleute.
  5. Auch soll ein iglich streitwagen besunder unter seinen zweinzig männern ein eigen hauptmann haben; und funf wagen, das ist ein glied, die stehen einem besunderen hauptmann zu gehorsam unter ihn selbs; und also machen fünf glied fünf und zweinzig wagen, die gehn nach einander in einer zeilen. Sulcher bunde vier gehen in vier zeilen, die haben vier oberhauptleute, und dieselben vier hauptleute die haben aber über ihn ein oberhauptmann mit eim roten fahn; der ist dann über hundert streitwagen.
  6. Also sein dieselben hundert streitwägen eine rechte volle schickung auf dritthalb tausend volkes; oder die fünfhundert reisigen pferde, die in sulche schickunge mit hinein gehören, die haben auch ihre sunderliche rotten, mit sunderlicher regierung neben dem fussvolke in der wagenburg zu bleiben, oder aus der wagenburg zu rücken, als oft es not thun würde, mit einer nachfolge der funfhundert wagenpferd, die dann auch reisig geschickt würden, als oben begriffen ist.
  7. Auch soll jeglich glied haben ein kleine steinbüchsen auf einem halben wagen zu führen mit zweien pferden; sunderlichen so soll in jeglichem glied ein erberger (sic) priester geschickt sein, die forchte gottes und den willigen gehorsam im volke zu bestätigen. Auch thät wohl not, dass ein jeglich glied ein sunderlich eigen gezelt haben möcht. Fürbass mehr, dass ein jeder bund soll haben eine besunder grosse steinbuchsen zu fünf oder sechs pferden, und also fugte sich wohl, dass ein ganze schickung möcht haben ein rechte grosse steinbuchs zu achtzehn oder zu zweinzig pferden, umb willen rechter ernstlicher hauptstürme zu schlossen und zu städten.
  8. Durch willen grosser und mehrer gottlicher erkenntlichkeit in gutem willen und rechtem fürsatze alle werke der geschäfte ernstlichen zu vollbringen, thut wohl not, dass in jeglichen geschick ein williger und verständiger prediger zugegeben werde zu mehrung der seligkeit in dem volke gottes, und auch dass in einem jeglichen geschicke ein richter mit vier schöpfen gesetzt und von den obersten hauptleuten bestätiget werde, umb willen der mutwilligen und boshaftigen alle unredlichkeit zu stören. Sunderlich und zu voran vor allen dingen, dass der dienst gottes in ernster furchte unter allem volke ordentlichen bestätiget werde, gott zu lobe und aller christenheit zu gute.
b)
  1. Un intero, regolare forte dei carri per serie faccende di guerra deve avere in ciascuna schiera cento carri da guerra ben allestiti. Presso questi cento carri da guerra devono essere assegnati duemila fanti e cinquecento con cavalli da sella, e presso ciascun carro, secondo tale ordinamento, devono restare venti fanti. Ciascun carro da guerra deve avere cinque robusti cavalli da tiro con quattro robusti carrettieri armati, che devono avere la loro armatura con sé sul proprio carro.
  2. Inoltre presso ciascun carro cinque uomini robusti tra i venti fanti devono avere ciascuno la propria armatura con sé sul carro da guerra e, in più, cinque selle libere da gettare sui cavalli da tiro in caso di necessità. Parimenti presso ciascun carro, tra i venti fanti, devono esserci un carpentiere, uno scalpellino, un muratore, un fabbro, un minatore, un carradore, un maestro dei finimenti (?), due archibugieri e alcuni balestrieri, ciascuno dei quali deve avere con sé i propri attrezzi e inoltre la propria armatura e la propria arma.
  3. Su ciascun carro devono esserci anche due buone asce o più, raschietti (?) o zappe, vanghe, pale, gravine, picconi, piedi di porco (?), mazzuoli, sbarre di ferro, quattro buone catene, trogoli (?), ceppi frenanti di ferro (?), argani (?), chiodi per assi, e su ciascun carro da guerra sei archibugi e tre armi da fuoco per ciascun tiratore.
  4. Presso questi cento carri da guerra devono inoltre essere assegnati cento carri di vettovaglie, ordinati come i carri da guerra con il loro particolare ordinamento sotto capitani propri.
  5. Inoltre ciascun carro da guerra deve avere in particolare, tra i suoi venti uomini, un proprio capitano; e cinque carri, cioè una sezione, obbediscono a un capitano particolare scelto fra loro; e così cinque sezioni formano venticinque carri, che procedono uno dietro l'altro in una fila. Quattro di tali gruppi procedono in quattro file, hanno quattro capitani superiori, e questi quattro capitani hanno sopra di sé un capitano superiore con una bandiera rossa; questi comanda dunque cento carri da guerra.
  6. Così questi cento carri da guerra sono una vera schiera completa per duemilacinquecento uomini. I cinquecento cavalli da sella che appartengono a tale schiera hanno anch'essi le loro compagnie particolari sotto un comando particolare, per restare nel forte dei carri accanto alla fanteria oppure uscire dal forte dei carri ogni volta che sia necessario, seguiti dai cinquecento cavalli da tiro, che sarebbero allora anch'essi inviati come cavalleria, come esposto sopra.
  7. Inoltre ciascuna sezione deve portare una piccola bombarda a pietre su un mezzo carro con due cavalli; in particolare in ciascuna sezione deve esserci un onesto sacerdote, per rafforzare nel popolo il timor di Dio e l'obbedienza volenterosa. Sarebbe anche assai necessario che ciascuna sezione potesse avere una propria tenda. Inoltre, che ciascun gruppo abbia una particolare grande bombarda a pietre per cinque o sei cavalli, e così converrebbe che un'intera schiera potesse avere una bombarda a pietre davvero grande per diciotto o venti cavalli, in vista di veri e seri assalti principali a castelli e città.
  8. Per una maggiore e più ampia conoscenza di Dio e affinché tutte le opere di queste faccende siano compiute seriamente con buona volontà e retto proposito, è assai necessario che a ciascuna schiera sia assegnato un predicatore volenteroso e assennato per accrescere la salvezza nel popolo di Dio, e che in ciascuna schiera sia insediato un giudice con quattro scabini, confermato dai capitani supremi, per porre fine a ogni disonestà dei prepotenti e dei malvagi. In particolare e soprattutto, che il servizio di Dio sia saldamente stabilito con serio timore tra tutto il popolo, a lode di Dio e per il bene di tutta la cristianità.

Risoluzione di Norimberga del 9–10 marzo 1431 sull'ordinanza per la campagna in Boemia

Entrambi i testi nacquero dalle trattative della dieta imperiale di Norimberga del febbraio e marzo 1431, che preparava una grande spedizione in Boemia. L'ordinanza su come l'esercito debba comportarsi (parte a) è datata dall'edizione dei Deutsche Reichstagsakten al 9 o 10 marzo 1431. La ripartizione dei cannoni e delle frecce che i singoli principi e le città dovevano fornire (parte b) vi è pubblicata come documento a sé e collocata tra il 19 febbraio e il 13–14 marzo 1431. Secondo l'ordinanza dovevano partire sette eserciti, ciascuno con il proprio forte dei carri. Nell'estate del 1431 l'esercito tedesco giunse effettivamente a Domažlice, in tre eserciti con altrettanti forti dei carri. Toman riteneva che questa ordinanza, come le ordinanze tedesche del 1426 e del 1427 e l'ordinanza di Hodětín, attingesse a ordinanze militari ceche non conservate, e non direttamente all'ordinanza di Žižka. Max Jähns vide nella disposizione secondo cui i principi devono tenere presso i loro eserciti degli scabini e un esecutore delle pene (art. 24) il primo accenno a un ordinamento della giustizia militare.

Toman riprese il testo dall'edizione di Palacký, basata su un manoscritto dell'Archivio capitolare di Praga, e aggiunse tra parentesi quadre articoli e lezioni tratti dai Deutsche Reichstagsakten. Tra parentesi tonde si trovano le sue spiegazioni e, nella parte b), anche parole e un articolo che mancano in quell'edizione. I Deutsche Reichstagsakten si basano su altre copie e differiscono anche in punti che Toman non ha segnalato. Nell'articolo 4 nominano inoltre i duchi di Baviera e il conte del Württemberg, nell'articolo 5 i duchi di Brunswick (Toman ha una duchessa), i principi della costa e il giovane margravio di Brandeburgo, e nell'articolo 7 il gran maestro di Prussia invece del maestro tedesco. Nella ripartizione elencano inoltre la città di Windsheim e per diverse città indicano un numero diverso di frecce, per esempio 6000 per Ulma e 3000 per Magonza, Spira e Heilbronn. Nell'ultimo articolo leggono «nút angeslagen», cioè i principi e le città che non figurano nella ripartizione, mentre Toman legge «mit angeslagen». In questo articolo la traduzione segue l'edizione.

Note di traduzione: rendo «buchse» in generale con cannone, «steinbuchse» con bombarda (spara palle di pietra), «kammerbuchse» con cannone a camera e «tarrasbuchse» con tarasnice. La grandezza della palla è indicata per confronto: grande come una testa («als ein haupt») o come una boccia da birilli («bosskaule», «bosskugel»). Gli arcivescovi di Magonza, Colonia, Treviri e Magdeburgo sono chiamati nel testo soltanto vescovi e lo mantengo nella traduzione.
Il «Rennbanner» (art. 18) è il vessillo dell'avanguardia, che secondo Jähns apriva la marcia. Lo «Stroffer» (art. 24) è l'esecutore delle pene; Jähns lo identifica con il prevosto. Per la parola «burnen» (art. 20) l'editore dei Deutsche Reichstagsakten esita tra la marchiatura a fuoco e il rogo. Le «für pfil» (art. 36) sono secondo l'edizione frecce incendiarie (fúrpfil). Quante debbano spettare a ogni mille frecce ordinarie, il testo non lo dice.

 

a)

Das ist die begreifunge, wie man sich in den heeren halden sall, als hernoch stehet geschrieben.

  1. Item alle die, die in das heer kommen, sullin vore beichten und gottis leichenam empfoen und sich gottlichin halden.
  2. Item der bischof von Mencz, der bischof von Kölln, der bischof von Tryren, der pfalzgrafe vom Reyne sullin ein herr und ein wagenburg haben und ihren streit bestellen.
  3. Das ander der herzog von Sachsen, der lantgrafe von Doringin, der lantgrafe von Hessen, sullen auch ein heer und ein wagenburg haben und ihren streit bestellen.
  4. Item der markgrafe von Brandenburg, der bischof von Wirczburg, der bischof von Bobinberg, die grafin und ritterschaft von Swabin und was aus dem lande der Franken kummen, die sullin auch ein heer und ein wagenburg haben und ihren streit bestellen.
  5. Item der bischof von Maitburg, der bischof von Hildesheim, der bischof von der Halberstadt, die herzoginne von Brawnesczweyk und der markgrafe von Brandeburg von der Marke wegen, die sullin ein heer und eine wagenburg bestellen mit ihrem streite.
  6. Item die reichsstädte sullin ein heer und ein wagenburg haben, und ihren streit bestellen, und sich mit ihrem vulke zu einem fursten halden, zu welchim sie wollen und thuen das recht, das es wohl bestellt sei.
  7. Item die fursten, herrn aus der Slezia und Lowsicz und die VI städte und der deutsche meister von Prewssen sullin ein heer und ein wagenburg haben und bestellen einen streit.
  8. Item alle herzoge von Osterreich sullen ein heer und wagenburg haben und ihren streit bestellen.
  9. Und wenne die fursten, herrn und städte zusammen kommen mit ihren heeren in das land zu Behemin, so sullen sie denne ihren streit und wagenburg bestellin und das beste thuen, wie des sie eines werdin.
  10. Item was ein itzlicher furste, hirre ader stadt fussgänger oder wappener brenget, die sollen gleich halb buchsen und halb armbrost haben mit pfeilen, blei, pulver und was dorzu gehöret.
  11. Also sall man uber X fussganger einen hauptmann geben, und uber hundert einen hauptmann, uber tausint einen hauptmann.
  12. Wer das, dass jemand so ubel tete, wer der wär, und von dem streite fliehen wurde, ader aus dem lande zu Behemin rette (reite), gienge oder fuhre ane seiner hauptleute willin ader wissin, der ader die, ehre weib und kinder sullin ewiglichen vortreben sein und all ihr gut ist verloren.
  13. [Auch soll ein jeglicher, der in die heere führet spise, trank, kaufmannschaft, welicherlei das ist, zu und ab von den heeren sicher und fehlig sein vor aller menglich, niemand usgenommen, ohne gefährde, und wer dawider täte und sie beraubete oder verhinderte, der oder die sollent ihren lib verloren haben und soll kein gnad helfen.]
  14. Ouch so sullen die fursten und herrn einen markt bestellen in dem heer, als das gewohnlich ist, und wer doweder täte, der soll seinen leib verloren haben.
  15. [Ouch solle ein jeglich wagen, den man in das heer bringet, stark und gut sin, und soll ein isin kettin haben 15 schuh lang, und 2 dielen (pretter); und jeglich wagenknecht soll ein flegel haben, grabschufel und solich notdurft.]
  16. Auch so sall kein furste ader stadt sich vor keine stadt oder burg legen, die zu notigen mit stormen länger denne eine nacht, is sei denne mit wissen und mit willen aller fursten, herrn und städte.
  17. Auch sall man bestellin, wenne die herrn zusammen kommen, dass ein heer einen tag vor ziehe und das ander hernoch, [und darnoch alle tage ein heer vor, das ander noch], also das redelich und bequemlichen ist, und als man des eines wird.
  18. Ouch soll ein itzlichs heer seine wäppener bestellen [rennbanner], welchir der von dem panierhen reitet ader fähret ahn des hauptmannes willen, denne ader den sall man seine pferde ader wagen nehmen, und sall das beuten, und do sall niemand umbreden, uf das, dass man dister gehorsamer in dem heer sei, und bei dem paniere bleiben.
  19. Item so sall niemand in dem heer spelen; wer das täte, dem sall man eine hand abe slohen.
  20. Item so sall niemand eine gemeine fraue do haben; wer das thuet, den sall man burnen.
  21. Item wer ein messer gewinnet, und einen wundt, dem sall man eine hand abe slohen; ist dies aber eine fährliche wunde, ader tödt einen, das sall man richten nach rechte.
  22. Auch sall man in dem heer nicht besaunen; besunder wenne man besaunet, so soll ein itzlicher bereit werdin, und an die statt kommen, do her hin wird geschicket.
  23. Item wer da stehlet ader jemande das seine nimmt, is sei in dem heer, ader vor dem heer, wo das geschiet, is were harnusch ader pferdt, ader welchirlei das wäre, den sall man hängen, und ihm sall keine gnade helfen.
  24. Ouch sall itzlicher furste, hirre, stadt in ihrem heer sunderliche schöppen dorzu haben und bestellen, ab eine klage vor sie käme, die darober richten und finden sullin, was do recht sei, und ihren stroffer dorbei haben, als das not wäre, dorober zu richten all zu hand.
  25. Wär is auch, ob jemande im heer wurde mit dem andern zwetrachtig, welchirlei das wäre, der sall is dem andern nicht ofrucken noch gedenken in keinem wege, besunderer sall das gutlichen halden und lossin bestan bis zu seiner behausunge.
  26. Auch sall man bestellen, ab ein oflauf in dem heer wurde, dass sich niemand dorzu woppen sall, und auch niemand dorzu laufen sall; besunder denne, die dorzu geschicket werden, also itzlichen fursten, herrn und städten dorzu zweene schicken sullin, und also viel dorzu, bis man eines wird, die dorzu kamen und den oflauf understehen und unfuge bewaren.
  27. Item so sall ein itzlich heer vier oder funfe wohl gelehrte pfaffen haben, die dem volke predigen, und lehren, wie man sich halden sall, und um den heiligen christenlichen glauben streiten sall, so man das allerbeste ausgerichten kann.
  28. Item sich sall auch kein heer in keinerlei sache unterwinden, auszurichten und einzunehmen, ader zu thuen ahn des obirsten hauptmanns willen und wissen.
  29. [Item sich soll auch kein furst, herre oder stadt oder sust jemand keiner städte, märkt, dörfer oder anderlei annehmen, die zu versprechen oder zu vertedingen, es si dann mit wissen und willen der houptlut.
  30. Auch soll ein jeglicher dem houptmann gehorsam sin, und solich gehorsam von jemand, wer der wer, gebrochen wurde, den oder die soll der houptmann stroffen nach dem und der bruch der gehorsams geschehen wär, und des soll sich niemand annehmen in kein wise.]
b)

Das ist der anschlag der büchsen und des gezeuges, das man haben sall.

  1. Item der herzog von Sachsen soll haben XIIII steinbuchsen zu dem streite und eine grosse buchse und dorzu XIIm pfeile.
  2. Item der landgrafe von Doringen VIII buchsen (und eine grosse buchse) und VIm [10.000] pfeile.
  3. It. der markgrafe von Brandenburg VII buchsen [zum strit] und eine grosse buchse und VIm pfeile.
  4. It. Herzog Albrecht und herzog Erinsteskind von Osterreich sullen haben so viel buchsen, gross und kleine, also sie der bedurfen und gehaben mogen, dorzu obir die geschoss [schutzen] XIIm pfeile.
  5. It. der bischof von Salczburg VI buchsen, itzliche die scheisst als [gross als] ein haupt, und VIm pfeile.
  6. It. der bischof von Passaw IIII buchsen, der itzliche scheisst als ein haupt, und VIm pfeile.
  7. It. herzog Lodewig Mortain IIII buchsen in der vorgenannten mosse und eine grosse buchse und VIm pfeile.
  8. It. herzog Ernest, herzog Wilhelm von Beyeren VIII kammerbuchsen, dass eine scheisst als eine bosskaule, und VIm pfeile.
  9. Herzog Heynrich von Beyeren eine grosse buchse, VI kleine [kammerbuchsen], und sust dreie [die als] gross als ein haupt schiessen, und VIm pfeile.
  10. It. herzog Hanns II kleine buchsen [kammerbuchsen], eine grosse buchse und III [IV]m pfeile.
  11. It. herzog Otto mit des pfalzgrafen land zu Beyeren II buchsen, die gross schiessen als ein haupt, IIIm pfeile.
  12. (It. der bischof von Mencz IIII buchsen, der itzliche als ein haupt scheisst, und VI kleine und VIm pfeile.)
  13. [It. der bischof von Wirtzpurg 4 buchsen, der itzliche schiesse als ein heubt, 6 kammerbuchsen, und 6000 pfil.]
  14. It. der bischof von Bobemberg II buchsen, die do schiessen als ein haupt, und IIII kammerbuchsen [und 4000 pfil].
  15. It. der bischof von Aussburg VIm pfeile.
  16. It. der bischof von Anstat [Eystetten] eine buchse, die do scheisst als ein haupt, drei kleine [drie kammerbuchsen] und VIm pfeile.
  17. It. die Lusacia und die VI städte und alle fürsten in der Silesia, herren und städte sullen so viel buchsen haben zum streite, halb [sust andere buchsen] klein und gross mit en fuhren, als an ehren ort not ist und sie getragen mögen, und sullen sich dorin selbist anslohen und beladen nach redlichkeit, wenne wir ihr vermogen[s hie] nicht wissin.
  18. It. die von Nurenberg sullen haben ihre [eine] grosse buchse, IIII steinbuchsen, IIII kammerbuchsen, VIm pfeile.
  19. [Item die von Regensburg 2 buchsen, die da schiessen als ein heubt, 4 kammerbuchsen und sechstusend pfil.]
  20. It. die von Ratenburg [Rotenburg] II grosse buchsen [steinbuchsen], II kammerbuchsen, IIIm [4000] pfeile.
  21. It. die von Dingspugel [Dinckelsbuel] I steinbuchse, II kammerbuchsen, IIm [1500] pfeile.
  22. It. die von Weisenburg ein steinbuchse, II kammerbuchsen, IIm pfeile.
  23. It. die von Furdelingen [Nordlingen] II kammerbuchsen, II steinbuchsen, IIIm pfeile.
  24. It. Egern eine grosse buchse, VI kammerbuchsen, VIm pfeile.
  25. It. der Elbogen II steinbuchsen, die do schiessen als [gross als] ein haupt, IIIm pfeile.
  26. Ausburg VII kammerbuchsen [steinbuchsen], die schiessen als ein bosskaule, VIm pfeile.
  27. Ulmm VI steinbuchsen in derselben mosse, Im pfeile.
  28. Gemünd zwei buchsen in derselben mosse, Im pfeile.
  29. Erfurt eine grosse buchse, VIII steinbuchsen, die do schiessen als ein haupt, Xm pfeile.
  30. Sweinfurt ein steinbuchse, IIm [1500] pfeile.
  31. Franckefurt VIm pfeile.
    Mencz VIm „
    Bormss [Wormss] IIIm „
    Speyrer IIIIm „
    Hill [Halle] IIIIm „
    Esslingen IIIIm „
    Hu[ey]lbronn IIIIm „
    Lindaw IIIIm „
    Schaffhausen IIIIm „
    Paszel VIm „
    Hagnaw IIIIm „ [3000]
    Wympfen IIIm „
    Custenicz VIm „
    Rabelsburg [Ravensburg] IIIm „ [4000]
    Bibbrach IIIm „
    Mommingen IIIm „
    Snygen [Gyngen] IIIm „ [2000]
    Uberlingen IIIIm „
    Strossburg VIm „
    Collmar IIIm „
    Sleczstat IIIm „
  32. [Item der bischof von Meydeburg 4 steinbuchsen, 4000 pfil.
  33. Item der bischof von Nuwenburg 2 steinbuchsen und zwei tarrasbuchsen, und dreitusent pfil.
  34. Item der bischof von Merszburg 2 steinbuchsen, 3000 pfil.
  35. Item iglich furste und städte, die vorgeschrieben stehen, sollen zu solichen ihren buchsen furen lassen stein und ander noitdurft, die darzu gehoret, und die auch mit buchsenmeistern bewahren, als sich das noch noitdorft geburt, und sollen auch sust ihren schutzen eine güte notdurft pfile geben über soliche anzahl der pfil, die einen jeglichen insunderheit in vorgerürter weis geschrieben sin.
  36. Item ein jeglich furste und stadt, den also pfil zu haben zugeschrieben sin, sullent zu jeglichem tusend für pfil mit führen lossen.
  37. Es sullen ouch sust alle fürsten und städte, die hie mit büssen und gezüge mit angeslagen sin, kammerbuchsen, die schiessen als gross als ein bosskugel, mit ihn bringen und führen lassen, so sie derein meisteil gehaben mögen etc.]
a)

Questa è la disposizione su come ci si debba comportare negli eserciti, come è scritto qui di seguito.

  1. Tutti coloro che vengono nell'esercito devono prima confessarsi, ricevere il Corpo del Signore e comportarsi devotamente.
  2. Il vescovo di Magonza, il vescovo di Colonia, il vescovo di Treviri e il conte palatino del Reno devono avere un esercito e un forte dei carri e ordinare il loro schieramento.
  3. Il secondo: il duca di Sassonia, il langravio di Turingia e il langravio d'Assia devono avere anch'essi un esercito e un forte dei carri e ordinare il loro schieramento.
  4. Il margravio di Brandeburgo, il vescovo di Würzburg, il vescovo di Bamberga, i conti e la cavalleria di Svevia e ciò che viene dalla terra di Franconia devono avere anch'essi un esercito e un forte dei carri e ordinare il loro schieramento.
  5. Il vescovo di Magdeburgo, il vescovo di Hildesheim, il vescovo di Halberstadt, la duchessa di Brunswick e il margravio di Brandeburgo per la Marca devono allestire un esercito e un forte dei carri con il loro schieramento.
  6. Le città imperiali devono avere un esercito e un forte dei carri, ordinare il loro schieramento e unirsi con la loro gente al principe che vorranno, e farlo in modo che tutto sia ben ordinato.
  7. I principi e i signori di Slesia e di Lusazia, le Sei Città e il maestro tedesco di Prussia devono avere un esercito e un forte dei carri e ordinare uno schieramento.
  8. Tutti i duchi d'Austria devono avere un esercito e un forte dei carri e ordinare il loro schieramento.
  9. E quando i principi, i signori e le città si riuniranno con i loro eserciti nella terra di Boemia, dovranno ordinare il loro schieramento e il forte dei carri e fare del loro meglio, come si accorderanno.
  10. I fanti o gli armati che un principe, un signore o una città porta devono avere in parti uguali metà armi da fuoco e metà balestre, con frecce, piombo, polvere e quanto vi appartiene.
  11. Si deve porre un capitano su ogni dieci fanti, un capitano su ogni cento e un capitano su ogni mille.
  12. Se qualcuno, chiunque egli sia, facesse il male di fuggire dalla battaglia o di uscire a cavallo, a piedi o su un carro dalla terra di Boemia senza la volontà o la conoscenza dei suoi capitani, costui o costoro, con le loro mogli e i loro figli, siano banditi per sempre e tutti i loro beni siano perduti.
  13. [Inoltre chiunque porti negli eserciti cibo, bevande o merci di qualsiasi genere deve essere sicuro e protetto nell'andare e nel tornare dagli eserciti da chiunque, nessuno escluso, senza inganno. E chi agisse contro questo e lo derubasse o lo ostacolasse, costui o costoro perdano la vita e nessuna grazia li salvi.]
  14. Inoltre i principi e i signori devono istituire un mercato nell'esercito, come è consuetudine, e chi agisse contro questo perda la vita.
  15. [Inoltre ogni carro che si porta nell'esercito deve essere robusto e buono e avere una catena di ferro lunga 15 piedi e 2 tavole (assi); e ogni carrettiere deve avere un correggiato, una vanga e simili cose necessarie.]
  16. Inoltre nessun principe né città deve porsi davanti a una città o a un castello e stringerlo d'assedio con assalti per più di una notte, se non con la conoscenza e la volontà di tutti i principi, signori e città.
  17. Inoltre si deve disporre che, quando i signori si riuniscono, un esercito marci avanti un giorno e l'altro dietro [e poi ogni giorno un esercito avanti e l'altro dietro], come sarà ragionevole e comodo e come ci si accorderà.
  18. Inoltre ogni esercito deve designare i suoi armati [vessillo dell'avanguardia]. Chi si allontana a cavallo o su un carro dal vessillo senza la volontà del capitano, a costui o costoro si tolgano i cavalli o i carri e li si divida come bottino, e nessuno interceda per loro, affinché nell'esercito si sia tanto più obbedienti e si resti presso il vessillo.
  19. Nessuno deve giocare nell'esercito; a chi lo fa si tagli una mano.
  20. Nessuno deve tenervi una donna pubblica; chi lo fa sia bruciato (?).
  21. A chi estrae un coltello e ferisce qualcuno si tagli una mano; se però è una ferita pericolosa o uccide qualcuno, lo si giudichi secondo il diritto.
  22. Inoltre nell'esercito non si deve suonare la tromba; ma quando la si suona, ognuno si prepari e venga nel luogo dove sarà mandato.
  23. Chi ruba o toglie a qualcuno ciò che è suo, nell'esercito o davanti all'esercito, dovunque accada, che si tratti di armatura, di cavallo o di qualsiasi altra cosa, sia impiccato e nessuna grazia lo salvi.
  24. Inoltre ogni principe, signore e città deve avere e nominare nel proprio esercito degli scabini appositi che, se davanti a loro giunge una querela, la giudichino e trovino ciò che è giusto, e tenere con sé il proprio esecutore delle pene, affinché, se necessario, si giudichi subito.
  25. Se qualcuno nell'esercito entrasse in discordia con un altro, per qualsiasi motivo, non glielo rinfacci né glielo serbi in alcun modo, ma lo sopporti bonariamente e lasci stare finché non sarà tornato a casa.
  26. Inoltre si deve disporre che, se nell'esercito scoppia un tumulto, nessuno si armi per questo e nessuno vi accorra, eccetto coloro che vi saranno mandati: ogni principe, signore e città deve mandarne due, e tanti quanti si concorderà, che vi giungano, sedino il tumulto e impediscano i disordini.
  27. Inoltre ogni esercito deve avere quattro o cinque sacerdoti ben istruiti, che predichino al popolo e gli insegnino come comportarsi e combattere per la santa fede cristiana, nel miglior modo possibile.
  28. Inoltre nessun esercito deve intraprendere in alcuna cosa un'azione, occupare o fare qualcosa senza la volontà e la conoscenza del capitano supremo.
  29. [Inoltre nessun principe, signore o città, né alcun altro, deve prendere sotto di sé città, borghi, villaggi o altro per difenderli o tutelarli, se non con la conoscenza e la volontà dei capitani.
  30. Inoltre ognuno deve obbedire al capitano, e se qualcuno, chiunque egli sia, violasse tale obbedienza, il capitano punisca costui o costoro secondo il modo in cui è avvenuta la violazione dell'obbedienza, e nessuno prenda in alcun modo le loro parti.]
b)

Questa è la ripartizione dei cannoni e dell'equipaggiamento che si devono avere.

  1. Il duca di Sassonia deve avere 14 bombarde per la battaglia, un grande cannone e inoltre 12 000 frecce.
  2. Il langravio di Turingia 8 cannoni (e un grande cannone) e 6000 [10 000] frecce.
  3. Il margravio di Brandeburgo 7 cannoni [per la battaglia], un grande cannone e 6000 frecce.
  4. Il duca Albrecht e i figli del duca Ernst d'Austria devono avere tanti cannoni, grandi e piccoli, quanti ne occorrono e ne possono avere, e inoltre, oltre alle munizioni [dei loro tiratori], 12 000 frecce.
  5. Il vescovo di Salisburgo 6 cannoni, ciascuno dei quali spara [una palla grande] come una testa, e 6000 frecce.
  6. Il vescovo di Passavia 4 cannoni, ciascuno dei quali spara come una testa, e 6000 frecce.
  7. Il duca Ludovico (conte di) Mortain 4 cannoni della stessa grandezza, un grande cannone e 6000 frecce.
  8. Il duca Ernst e il duca Wilhelm di Baviera 8 cannoni a camera, ciascuno dei quali spara come una boccia da birilli, e 6000 frecce.
  9. Il duca Heinrich di Baviera un grande cannone, 6 piccoli [cannoni a camera] e inoltre tre [che] sparano grandi come una testa, e 6000 frecce.
  10. Il duca Hans 2 piccoli cannoni [cannoni a camera], un grande cannone e 3000 [4000] frecce.
  11. Il duca Otto con la terra del conte palatino in Baviera 2 cannoni che sparano grandi come una testa, e 3000 frecce.
  12. (Il vescovo di Magonza 4 cannoni, ciascuno dei quali spara come una testa, 6 piccoli e 6000 frecce.)
  13. [Il vescovo di Würzburg 4 cannoni, ciascuno dei quali spara come una testa, 6 cannoni a camera e 6000 frecce.]
  14. Il vescovo di Bamberga 2 cannoni che sparano come una testa e 4 cannoni a camera [e 4000 frecce].
  15. Il vescovo di Augusta 6000 frecce.
  16. Il vescovo di Anstat [Eichstätt] un cannone che spara come una testa, tre piccoli [tre cannoni a camera] e 6000 frecce.
  17. La Lusazia, le Sei Città e tutti i principi, signori e città di Slesia devono avere tanti cannoni per la battaglia, metà [e altri cannoni] piccoli e grandi, e portarli con sé, quanti ne occorrono nella loro regione e quanti ne possono sostenere. Devono tassarsi e gravarsi da sé secondo equità, poiché [qui] non conosciamo i loro mezzi.
  18. I cittadini di Norimberga devono avere il loro [un] grande cannone, 4 bombarde, 4 cannoni a camera e 6000 frecce.
  19. [I cittadini di Ratisbona 2 cannoni che sparano come una testa, 4 cannoni a camera e seimila frecce.]
  20. I cittadini di Rothenburg 2 grandi cannoni [bombarde], 2 cannoni a camera, 3000 [4000] frecce.
  21. I cittadini di Dinkelsbühl 1 bombarda, 2 cannoni a camera, 2000 [1500] frecce.
  22. I cittadini di Weißenburg una bombarda, 2 cannoni a camera, 2000 frecce.
  23. I cittadini di Nördlingen 2 cannoni a camera, 2 bombarde, 3000 frecce.
  24. Cheb (Eger) un grande cannone, 6 cannoni a camera, 6000 frecce.
  25. Loket (Elbogen) 2 bombarde che sparano [grandi] come una testa, 3000 frecce.
  26. Augusta 7 cannoni a camera [bombarde] che sparano come una boccia da birilli, 6000 frecce.
  27. Ulma 6 bombarde della stessa grandezza, 1000 frecce.
  28. Gmünd due cannoni della stessa grandezza, 1000 frecce.
  29. Erfurt un grande cannone, 8 bombarde che sparano come una testa, 10 000 frecce.
  30. Schweinfurt una bombarda, 2000 [1500] frecce.
  31. Francoforte 6000 frecce.
    Magonza 6000 frecce.
    Worms 3000 frecce.
    Spira 4000 frecce.
    Hall [Halle] 4000 frecce.
    Esslingen 4000 frecce.
    Heilbronn 4000 frecce.
    Lindau 4000 frecce.
    Sciaffusa 4000 frecce.
    Basilea 6000 frecce.
    Hagenau 4000 [3000] frecce.
    Wimpfen 3000 frecce.
    Costanza 6000 frecce.
    Ravensburg 3000 [4000] frecce.
    Biberach 3000 frecce.
    Memmingen 3000 frecce.
    Giengen 3000 [2000] frecce.
    Überlingen 4000 frecce.
    Strasburgo 6000 frecce.
    Colmar 3000 frecce.
    Sélestat (Schlettstadt) 3000 frecce.
  32. [Il vescovo di Magdeburgo 4 bombarde, 4000 frecce.
  33. Il vescovo di Naumburg 2 bombarde, due tarasnice e tremila frecce.
  34. Il vescovo di Merseburg 2 bombarde, 3000 frecce.
  35. Ogni principe e città sopra elencati devono far portare con i loro cannoni pietre e le altre cose necessarie che vi appartengono, fornirli anche di bombardieri, come richiede la necessità, e dare inoltre ai loro tiratori una buona scorta di frecce oltre al numero di frecce assegnato sopra a ciascuno.
  36. Ogni principe e città cui sono così assegnate frecce devono far portare con ogni migliaio anche frecce incendiarie.
  37. Inoltre tutti gli altri principi e città che qui non sono tassati per cannoni ed equipaggiamento devono portare e far portare con sé cannoni a camera che sparano grandi come una boccia da birilli, quanti più ne possono avere, ecc.]

Ordinanza militare del duca Albrecht d'Austria, probabilmente del 28 aprile 1431

L'ordinanza registra quanto il duca Albrecht d'Austria, margravio di Moravia, concordò con gli stati della sua terra contro gli hussiti. Si è conservata in una copia coeva nell'archivio del castello di Riedeck e fu pubblicata da Franz Kurz nel 1825. Il documento indica soltanto il giorno, il sabato precedente la festa dei santi Filippo e Giacomo, ma non l'anno. Kurz lo datò al 1426; Toman ritiene le sue ragioni molto deboli e colloca l'ordinanza nel 1431. Kurz si basava tra l'altro sul fatto che Leopold Krajíř, qui nominato capitano supremo nel caso in cui la malattia impedisse al conte di Schaumberg, comandò effettivamente l'esercito austriaco contro gli hussiti in una battaglia all'inizio del 1427. Toman fa invece notare che secondo le risoluzioni di Norimberga del marzo 1431 gli eserciti imperiali dovevano radunarsi alla fine di giugno presso il confine boemo e la spedizione austriaca negli stessi giorni presso Laa, che il duca Albrecht tenne una dieta a Vienna nell'aprile 1431 e che, secondo una sua lettera del 24 maggio 1431, quell'anno doveva partire per la campagna un uomo su dieci. Come ragione più importante indica il fatto che l'ordinanza prevede già carri armati alla maniera boema e un rapporto ben elaborato tra uomini e carri, con la loro articolazione e il loro comando, mentre prima del 1426 nei paesi vicini non trova alcuna traccia dell'allestimento di carri.

Rispetto all'edizione di Kurz, il testo di Toman ha un'ortografia adattata (ad es. «und» invece di «vnd», «ein» invece di «ain»), è diviso in articoli numerati e in diversi punti si discosta da Kurz. All'art. 3 Toman riporta «unter denselben Landleuten und ihren Holden», Kurz invece «vnder denselben Lanndlewten von Iren Holden»: si tratta dunque di proprietari che non riescono a fornire un uomo su dieci tra i propri sudditi. All'art. 14 Toman ha omesso che il funzionario paga la multa «demselben vnsern gnedigen Herren», cioè al duca. Al posto di «ubernarund (sic)» di Toman all'art. 13, Kurz ha «vberuarund», cioè hanno trasgredito. Le letture di Toman «fein Kundschaft» all'art. 15 e «Wipen» all'art. 22 sono refusi; Kurz ha «sein kuntschaft» e «wissen». In questi punti la traduzione segue Kurz.

Note di traduzione: rendo «Landschaft» con «stati», «Landleute» con «proprietari terrieri», cioè i membri degli stati che possiedono beni nella terra, ecclesiastici e laici, e «Holden» e «Hindersessen» con «sudditi» e «coloni».
Secondo la glossa di Kurz, i «Gäst» all'art. 16 sono stranieri che possiedono beni in Austria.
Non sono riuscito a verificare il significato di «Schesslir» all'art. 4; dal contesto si tratta di un tipo di elmo. Incerti sono anche «Schiessjoppen» (forse una giubba imbottita da tiratore), «Mässl» all'art. 6 (forse un misurino per la polvere) e «gediegens Fleisch» all'art. 8. Questi punti sono segnati nella traduzione con un punto interrogativo.
L'espressione «ein Abschlag thun» e la parola «ausgesten» (a cui già Kurz aggiunse «sic») agli artt. 11 e 12 sono tradotte secondo il senso.
All'art. 19 Toman ha «an etlich Ursach», Kurz «an ydlich vrsach». La preposizione «an» significa qui «senza», per cui traduco «senza giustificato motivo».

 

Hernach ist vormerkt ein Ordnung, der unser gnädiger Herr Herzog Albrecht, Herzog zu Österreich und Markgraf zu Merhern x, und die Landschaft seines Lands wider die Ketzer von Pöheim sind überein worden.

  1. Von erst, aus der Landschaft sechs Person aus den Landleuten sind benennt worden, dass sie daraus ein obristen Haubtman gedächten zu erwählen und zu benennen, hat dieselb Landschaft darauf gedacht, und gemeingleich Graf Johansen von Schaumberg benennet, dass ihn der zumal gefiel zu ein Haubtmann, ob ihn sein Krankheit nicht irret. Wurd ihn aber sein Krankheit daran verhindern, so gefall ihnen wohl, dass unser gnädiger Herr Herrn Leupolte von Kreyg zu einem obristen Haubtmann nähme; gefiel aber seiner Gnaden einer aus den andern vieren bass, dem wöllen sie auch gern gehorsam sein.
  2. Von erst, dass aus der Pauerschaft allenthalben im Land die stärkisten und wehrlichsten, und auch die bass geschickisten Leut genommen werdent, und dass allweg die zehentist Person gesessner Leut werd aufgebracht und erwält, und dass die neun Person denselben zehentisten mit Zehrung und andern Notdurften versorgen und ausrichten soll, dass derselb Zehner in dieselb Reis nichts pflichtig soll sein zu leiden, denn als hernach geschrieben steht. Und sullen derselben Zehner zwainzig Person ein guten starken Gereiswagen mit einer Deichsel, vier Pferden und dreien Pretten haben, und darzu ein Ketten, die fünfzehen Schuh lang sei mit ein Ring und eim Hacken an dem andern Ort daran. Und soll mit Speis und andern Notdurften, die darzu gehörent, wohl zugericht sein, als hernach begriffen ist.
  3. Aber nachdem meniger geistlicher und wertleicher Herrn und Landleut Holden und Hindersessen enthalb Tunnaw zu menigern malen von den Feinden fast verprennt und verderbt sein worden, ob denn durch solcher Beschwerung willen einer oder meniger unter denselben Landleuten und ihren Holden ungefährlich die zehentist Person als viel Person, die ein Wagen prächten, nicht aufbringen, mochten, und sunder nach solchem Verderben, als menigern ihr Pferd und ander ihr Gut ist genommen worden: dass der oder die dannoch ihr Holden, als sie der meist mügen, ungefährlich aufbringen, und das setzt man in ihr Treu und Gewissen, und dass den solcher Abgang dem andern oder denselben Landleuten wider die Pön und den Fall in der Ordnung begriffen, nicht zu Schaden chomme, sonder ihr halben unschädlich sei.
  4. Item so ist begriffen und beredt worden, dass dieselben zwanzig Erwält' ihr eigen Wehr und Harnasch auf ihr selbs Geld haben sollen. Doch welich das nicht vermochten, den sullen die andern, die daheim bleibend, darinne zu statten kommen: und dass derselber zwanzig Person drei Büchsenschützen, acht Armbstschützen, vier mit Spiessen, vier mit Drischeln sein; und soll jeder darzu haben ein Schwert oder ein Messer, einen geringen Eisenhut oder ein Schesslir, ein Pantzir oder ein Schiessjoppen und zween Plechhandschuh.
  5. Item es ist auch beredt worden, ob die zehentist Person, die also von den neun aufbracht unt erwält wurd, icht Weingarten, Aecker oder Wiesmahd hiet, dem sullen die neun zusammt der obgemeldt und hernach beschrieben Zehrung und Zurichtung in sein Abwesen seinen Erib, was er der hat, helfen zu pauen, und die Nutz daraus zu fechsen.
  6. Item es soll jeder Püchsenschütz haben ein Pfund Pulver, Pleikugel ein Pfund schwer, und darzu ein Ladeisen und Mässl; und die Armbrustschützen soll ihr jeder zehn Geschoss in seim Köcher haben.
  7. Item, dass unter denselben zwanzig Person eine der andern Hauptmann, und einer ihr Führmann sei.
  8. Item, dass jeder Wagen werd gespeist gen den Feinden von erst mit Prod für vier Schilling Pfennig, Käs für sechzig Pfennig, ein Seiten Pecheinfleisch (Geräuchertes); gediegens Fleisch auf ein Vierteil eins Rinds, und mit ein Eimer Weins; und soll man dieselben Speise nicht angreifen noch zehrn, nur wo man nicht Nahrung findet, da mag man die gezehru und genutzen.
  9. Item so ist beredt worden, dass man einer jeden Person, die in das Feld ziehen wirdet, auf ein Moneid sechs Schilling Pfennig geben soll, also dass die ein Haubtmann des Wagens inhabe, und sie denn mit Wissen der andern auf ihr aller Notdurft, und besunder umb Speis ausgebe, und damit handeln soll nach dem Pesten und Treuisten, als er dann versteht.
  10. Item, dass allweg über zehen Wägen und das Volk, das darauf ist, ein Haubtmann werd gesetzt, und dass auch über fünfzig Wägen und das Volk darauf ein Haubtmann, und darnach über hundert Wägen auch ein Haubtman werd gegeben und gesetzt, und dass also hinfür nach der Menge der Wägen und des Volks, als viel des wird, Haubtleut gesetzt und gemacht werden, und dass denn ein obrister Haubtmann, wer der wird, die Haubtleut über die zehen Wägen und über die fünfzig, und über die hundert Wägen ordnen und setzen soll, damit der Zeug desto ordentlicher zugericht und geschickt werde.
  11. Item ob einer under den Landleuten über die zwainzig Person, die bei einem Wagen sein wurden, ein oder etlich seiner Holden übrig hiet, die soll er einem andern oder menigen seiner Nachbauren, die nit erfolgen und von ihre Holden kein Wagen mügen gehaben, zuteilen, damit der oder die auch ein Wagen bestellen, als oben geschrieben steht. Wär aber, dass einer ungefährlich von sein übrigen Holden nicht ein Nachpauern darzu mocht gehaben, so soll er denselben sein Holden dennoch ein Abschlag thun, nach Inhaltung der Ordnung, und die dann ihm die andern sein Holden mittheiln, damit die nach derselben Ordnung ausgesten.
  12. Item ob einer auch under den Landleuten geistlich oder wertleicher hinder zehen Holden hiet, und nicht die zehentist Person daraus gehaben mocht, so soll er ein andern seiner Nachpauren ungefährlich zu ihm nehmen, damit er und derselb sein Nachpauer auch die zehentist Person aufbringen, und die dem obristen Haubtmann zuschicken, damit von wehrlichen Leuten, und die zu dem Streit sind geschickt, auch Niemand ausgeste nach Ausweisung der ehegenannten Ordnung.
  13. Gescheh aber, dass einer oder meniger under den Preleten, Herren, Rittern, Knechten, Pfarrern und auch Burgern, die Holden auf dem Land habent, einer oder meniger ihr Holden nach laut der Ordnung zu solchem Zug nicht ausprächten: als oft sie das ubernarund (sic) wissentlich gemacht wurden, so soll ihr jeder für itlichen derselben seiner Holden, den er nicht ausprächt hat, zweiunddreissig Pfund Pfenning verfallen sein; derselben Summ Pfenning sullen denn unserm genadigen Herren, dem Herzogen, zwei Theil gefallen, die denn ferrer zu dem gemein Nutz des Zugs sollen gewendet werden, und der dritt' Theil soll eim obristen Haubtmann, wer der wird, gepüren.
  14. Wär aber, dass ein Amtmann von Saumniswegen durch Freundschaft, Gunst oder Gab willen oder sust listigleich etlicher seins Herrn Holden uberhub, und die nicht ausprächt nach laut der Ordnung, und dass das ahn desselben seins Herrn Wissen und Willen gescheh, der soll von jeder Person, die er also überhebt, zehen Pfund Pfenning geben, die denn auch in gemein Nutz sullen gekehrt werden, und soll darzu an Leib werden gepüsst.
  15. Item so ist beredt worden, dass unser gnädiger Herr in allen Vierteiln Lands und in den Pfarrn bestellen und seinen Amtleuten emphehlen soll, dass sie sich erfahrn und auch fein Kundschaft haben, ob indert einer under den Landleuten, Geistlicher oder Wertlicher, funden wird, der sein Leut, einen oder menigern nach Inhaltung der Ordnung nicht genz ausbrächt, den oder dieselben, die nicht auspracht sind, sullen denn dieselben Amtleut, den er das emphehlen wird, lauter in Geschrift bringen und die unserm gnädigen Herrn dem Herzogen angeben, damit solich Ungehorsam nach der ehgenannten Ordnung und Pön gestraft werden.
  16. Item von der Gäst Güter wegen, Geistlicher und Wertleicher, ist geraten worden, dass unser gnädiger Herre von Österreich zu igleichen Vierteil zween darzu geb und schaff, die derselben Gäst Leut auch nach Begreifung der Ordnung ausbringen. Wär aber, dass jemand under den Gästen nicht Holden, sunder liegund Güter und Land hiet, darauf soll unser gnädiger Herr gedenken, damit sie von denselben ihren Gütern leiden als ander Leut im Land nach Inhaltung der Ordnung.
  17. Item so hat sich die Landschaft gemeinigleich unserm gnädigen Herrn dem Herzogen gewilligt und verfangen, dass ihm die Landleut all, wer vor Jugend und Alter mag, in eigner Person und auf ihr eigen Zehrung und Schäden ein ganz Moneit zu Dienst wider die ungläubigen Ketzer innerlands oder ausserlands reiten und dienen wollen nach ihrem Vermögen, doch ob sie in demselben Moneit von Haus aus in das Heer zu ziehen, oder süst in ander Weg von den Feinden icht Schaden nehmen wurden, dass sie unser Herr gnädigleich bedenk nach seiner Gnaden, denn nach Ausgang des Moneit soll er ihn für redlich und ritterlich Schäden stehn, der sie nehment von den Feinden nach Geschäft seiner Gnaden und seines obristen Haubtmanns, und ihn darumb Schädenbrief geben nach seins Hof Sitt und Gewohnheit, als er ihn dann in der Reis vor Prag geben hat, sie derselben Schäden zu entrichten nach seiner Rät Rat und Erkanntnuss.
  18. Item hat sich unser gnädiger Herr, der Herzog, gegen der Landschaft verfangen, ob einer oder meniger under den Landleuten im Feld abgiengen und nicht Sun hinder ihn liessen, dass er die Lehen, die sie jetzt von ihm zu Lehen habent, ihrn Töchtern und andern nächsten Freunden von Gnaden leihen wölle.
  19. Wär aber, dass sich jemand von edeln Leuten an etlich Ursach daheim enthielten und nicht aufprechen: wenn das wissentlich gemacht wird, den oder dieselben ungehorsamen soll unser gnädiger Herr an Leib und an Gut swerlichen bessern, und soll sich dawider Niemants insetzen, noch dawider reden in kein Weise.
  20. Item so ist unsers gnädigen Herrn des Herzogen ernstliche Meinung, als sein Gnad der Landschaft selber geoffent und mündlich gesagt und emphohlen hat, dass aller Krieg, Unwillen und Feindschaft, so ein Landmann zu dem andern hat oder gehaben mag, von dem heuntigen Tag, das ist an Samstag vor sanct Philipps und sanct Jacobs Tag, gänzlich aufgehebt und angesten soll, unz dass unser gnädiger Herr wieder aus dem Feld kumpt und darnach uber vierzehn Tag, also dass in der Zeit einer mit dem andern in Ungüten und Unwillen gar nichts soll ze schaffen haben; und nach Ausgang derselben Zeit hat denn einer zu dem andern icht ze sprechen, der mag das thun mit eim Rechten.
  21. Item dass derselb unser gnädiger Herr bestell in dem Heer ein frein Markt also, dass man seinem Heer Speis und Tränk und ander Notdurft zuführen mug, damit die Fuhrleut sicher und frei vor allermeniglich ab und zu dem heer chommen und gefahren mügen; und ob jemand solich Fuhrleut wider den Aufsatz beraubt oder hindert in kein Weise, der oder die sullen an Leib und an Gut gestraft werden ahn alle Gnad.
  22. Item von der Pauerschaft wegen aufzebringen ist beredt worden, dass all Präleten, Herren, Ritter und Knecht, Pfarrer und auch Burger, die Holden auf dem Land haben, all diese ihr Holden selber nach Inhaltung der Ordnung fürderlich ufbringen sullen, also, dass die Landleut geistleich und werntleich in den undern Vierteiln enhalb und hie dieshalb Tunnau sich zu eigner Person und mit ihren Dienern und Holden zu unserm gnädigen Herrn dem Herzogen auf dem Samstag nach St Johanns Tag zu Sunbenden schierist kunftig gen Laa fügen, und dass denn ein iglich sein Leut und Holden und dartzu sein gereisig Volk, was des ein jeder für sich selber haben wird, angeben soll; damit er dasselbig ferrer wiss' zu ordnen. Was aber Landleut in den obern Vierteiln enhalb und hie dieshalb der Tunnau gesessen sein, die sullen mit ihrem gereisigen Volk und ihren Holden zu Egenburg chommen, zu Graf Johansen vom Schaumberg, Herrn Reinprechten von Wallsee und andern Landleuten, die oberhalb der Enns herab daselbs hin gen Egenburg chommen werdent, die denn ihr Volk und Leut, was des ihr jeder haben wird, auch den Anwelden, die man darzu schaffen wirdet, in Geschrift angeben süllen, damit man des ein Wipen hab, und dass ferrer mug geordnen und geschicken.
  23. Item von Püchsen und anders Gezeugs wegen zu dem Streit, das sull unser gnädiger herr selber bedenken zu ordnen.

Qui è registrata un'ordinanza sulla quale il nostro grazioso signore il duca Albrecht, duca d'Austria e margravio di Moravia ecc., e gli stati della sua terra si sono accordati contro gli eretici di Boemia.

  1. Innanzitutto: quando agli stati furono proposte sei persone tra i proprietari terrieri, affinché tra esse valutassero l'elezione e la nomina di un capitano supremo, gli stati deliberarono e nominarono all'unanimità il conte Johann di Schaumberg, poiché egli era loro il più gradito come capitano, purché la sua malattia non glielo impedisca. Se però la malattia glielo impedisse, sono d'accordo che il nostro grazioso signore prenda come capitano supremo il signor Leopold di Kreyg; se invece a Sua Grazia fosse più gradito uno degli altri quattro, obbediranno volentieri anche a lui.
  2. Inoltre, che in tutta la terra si prendano tra i contadini gli uomini più forti, più atti alle armi e anche più abili, e che in ogni caso sia levato e scelto un uomo su dieci tra la gente stanziale, e che gli altri nove provvedano quel decimo di vitto e di altre necessità e lo equipaggino, in modo che in questa spedizione non sia tenuto a sopportare altro che quanto è scritto di seguito. E venti di questi uomini devono avere un buon carro robusto da spedizione con un timone, quattro cavalli e tre assi, e inoltre una catena lunga quindici piedi con un anello a un'estremità e un gancio all'altra. E il carro deve essere ben fornito di vitto e delle altre necessità che vi appartengono, come è descritto di seguito.
  3. Ma poiché i sudditi e i coloni di molti signori ecclesiastici e laici e di proprietari terrieri al di là del Danubio sono stati più volte gravemente incendiati e devastati dai nemici: se dunque, a causa di tale gravame, uno o più di questi proprietari non potessero in buona fede fornire tra i loro sudditi un uomo su dieci, tante persone quante ne occuperebbero un carro, specialmente dopo tale rovina, quando a molti sono stati tolti i cavalli e altri beni, costui o costoro forniscano comunque in buona fede tra i propri sudditi quanti più possono, e ciò è rimesso alla loro lealtà e coscienza; e tale mancanza non rechi danno né a loro né agli altri proprietari riguardo alla pena e alla multa stabilite nell'ordinanza, ma sia per loro senza pregiudizio.
  4. Inoltre è stato stabilito e concordato che questi venti prescelti debbano avere armi e armatura proprie a proprie spese. Chi però non ne avesse i mezzi, deve essere aiutato dagli altri che restano a casa. E di queste venti persone devono esserci tre archibugieri, otto balestrieri, quattro con lance e quattro con correggiati; e ciascuno deve avere inoltre una spada o un coltellaccio, un leggero cappello di ferro o un elmo (?), una cotta di maglia o una giubba imbottita (?) e due guanti di piastre.
  5. Inoltre è stato anche concordato: se il decimo uomo, levato e scelto in questo modo dai nove, possiede una vigna, dei campi o un prato, i nove, oltre al vitto e all'equipaggiamento sopra menzionati e descritti di seguito, devono aiutarlo durante la sua assenza a coltivare il suo patrimonio, quanto ne possiede, e a raccoglierne i frutti.
  6. Inoltre ogni archibugiere deve avere una libbra di polvere, palle di piombo del peso di una libbra e inoltre una bacchetta e un misurino (?); e ciascuno dei balestrieri deve avere dieci dardi nella faretra.
  7. Inoltre, che di queste venti persone una sia capitano delle altre e una il loro conducente.
  8. Inoltre, che ogni carro sia rifornito per la marcia contro i nemici, all'inizio, di pane per quattro scellini di denari, formaggio per sessanta denari, un lato di carne affumicata; carne (?) pari a un quarto di bue e un secchio di vino; e queste provviste non devono essere toccate né consumate, se non dove non si trovi da mangiare; lì le si può consumare e utilizzare.
  9. Inoltre è stato concordato che a ogni persona che andrà in campo si diano sei scellini di denari al mese, in modo che il capitano del carro li tenga presso di sé e li spenda, con il consenso degli altri, per le necessità di tutti e specialmente per il vitto, e ne faccia uso nel modo migliore e più fedele che sa.
  10. Inoltre, che in ogni caso sia posto un capitano su dieci carri e sugli uomini che vi stanno, e anche un capitano su cinquanta carri e sugli uomini che vi stanno, e poi anche su cento carri sia dato e posto un capitano, e che così via, secondo il numero dei carri e degli uomini, quanti saranno, si nominino capitani; e che poi un capitano supremo, chiunque egli sia, disponga e nomini i capitani sui dieci, sui cinquanta e sui cento carri, affinché l'esercito sia allestito e inviato in modo tanto più ordinato.
  11. Inoltre, se uno dei proprietari terrieri avesse uno o più dei suoi sudditi in eccedenza oltre le venti persone che spettano a un carro, deve assegnarli a un altro o a più dei suoi vicini che non raggiungono il numero e non possono allestire un carro con i propri sudditi, affinché anche costui o costoro forniscano un carro, come è scritto sopra. Se però qualcuno in buona fede non trovasse un vicino per i suoi sudditi in eccedenza, deve comunque imporre a questi suoi sudditi una quota (?) secondo l'ordinanza, e gli altri suoi sudditi devono poi dividerla con loro, affinché neppure essi restino esclusi secondo la stessa ordinanza.
  12. Inoltre, se uno dei proprietari terrieri, ecclesiastico o laico, avesse meno di dieci sudditi e non potesse fornire tra essi il decimo uomo, deve associarsi in buona fede un altro dei suoi vicini, affinché egli e questo suo vicino forniscano anch'essi il decimo uomo e lo inviino al capitano supremo, affinché nessuno degli uomini atti e idonei al combattimento si sottragga, secondo la suddetta ordinanza.
  13. Se però accadesse che uno o più dei prelati, signori, cavalieri, scudieri, parroci e anche borghesi che hanno sudditi in campagna non inviassero a tale spedizione uno o più dei loro sudditi secondo l'ordinanza: ogni volta che fosse provato che hanno trasgredito, ciascuno di loro deve pagare trentadue libbre di denari per ogni suddito che non ha inviato; di tale somma due parti devono spettare al nostro grazioso signore il duca, da destinare poi all'utilità comune della spedizione, e la terza parte deve spettare al capitano supremo, chiunque egli sia.
  14. Se invece un funzionario, per negligenza, per amicizia, favore o in cambio di un dono, o altrimenti con astuzia, esentasse alcuni sudditi del suo signore e non li inviasse secondo l'ordinanza, e ciò avvenisse senza la conoscenza e la volontà del suo signore, egli deve dare allo stesso nostro grazioso signore dieci libbre di denari per ogni persona così esentata, che devono anch'esse essere destinate all'utilità comune, e deve inoltre essere punito nel corpo.
  15. Inoltre è stato concordato che il nostro grazioso signore disponga in tutti i quartieri della terra e nelle parrocchie, e ordini ai suoi funzionari, che si informino e raccolgano notizie se da qualche parte si trovi un proprietario terriero, ecclesiastico o laico, che non abbia inviato interamente la sua gente, uno o più uomini, secondo l'ordinanza; coloro che non sono stati inviati devono poi essere messi chiaramente per iscritto dai funzionari a cui egli lo ordina e denunciati al nostro grazioso signore il duca, affinché tale disobbedienza sia punita secondo la suddetta ordinanza e pena.
  16. Inoltre, riguardo ai beni degli stranieri, ecclesiastici e laici, si è ritenuto opportuno che il nostro grazioso signore d'Austria designi e incarichi in ogni quartiere due persone che facciano partire secondo l'ordinanza anche la gente di questi stranieri. Se però uno degli stranieri non avesse sudditi, ma beni immobili nella terra, il nostro grazioso signore deve provvedere affinché anch'essi sostengano il carico per questi loro beni come gli altri abitanti della terra, secondo l'ordinanza.
  17. Inoltre gli stati si sono all'unanimità dichiarati disposti e impegnati verso il nostro grazioso signore il duca a che tutti i proprietari terrieri, per quanto la giovinezza e la vecchiaia lo consentano, cavalchino e servano di persona, a proprie spese e a proprio rischio, per un mese intero contro gli eretici infedeli dentro o fuori la terra secondo le loro possibilità; se però in quel mese subissero qualche danno dai nemici nel viaggio da casa all'esercito o in altro modo, il nostro signore ne tenga graziosamente conto secondo la sua grazia; dopo la fine del mese, invece, egli deve rispondere loro dei danni onesti e cavallereschi che subiranno dai nemici per ordine di Sua Grazia e del suo capitano supremo, e rilasciare loro per questo lettere di danno secondo l'uso e la consuetudine della sua corte, come le rilasciò loro nella spedizione davanti a Praga, e risarcire loro tali danni secondo il consiglio e il giudizio dei suoi consiglieri.
  18. Inoltre il nostro grazioso signore il duca si è impegnato verso gli stati: se uno o più proprietari terrieri morissero in campo senza lasciare un figlio, egli per grazia concederà i feudi che ora tengono da lui alle loro figlie e agli altri parenti più prossimi.
  19. Se però qualcuno dei nobili, senza giustificato motivo, restasse a casa e non partisse: non appena ciò sia provato, il nostro grazioso signore deve punire severamente costui o costoro nel corpo e nei beni, e nessuno deve opporsi a ciò né parlarne contro in alcun modo.
  20. Inoltre è ferma volontà del nostro grazioso signore il duca, come Sua Grazia ha egli stesso comunicato, detto a voce e ordinato agli stati, che ogni guerra, malanimo e inimicizia che un proprietario terriero abbia o possa avere verso un altro cessino e siano sospesi del tutto a partire da oggi, cioè dal sabato precedente la festa di san Filippo e san Giacomo, finché il nostro grazioso signore non torni dal campo e per quattordici giorni dopo, cosicché in quel tempo nessuno abbia nulla a che fare con un altro in malanimo e rancore; e se, trascorso tale tempo, uno ha qualche pretesa verso un altro, la può far valere per via di diritto.
  21. Inoltre, che il nostro grazioso signore istituisca nell'esercito un mercato libero, in modo che si possano portare al suo esercito cibo, bevande e altre necessità, e affinché i carrettieri possano andare e venire dall'esercito sicuri e liberi davanti a tutti; e se qualcuno derubasse o ostacolasse in qualsiasi modo tali carrettieri contro questa disposizione, costui o costoro devono essere puniti nel corpo e nei beni senza alcuna grazia.
  22. Inoltre, riguardo alla leva dei contadini, è stato concordato che tutti i prelati, signori, cavalieri e scudieri, parroci e anche borghesi che hanno sudditi in campagna devono levare essi stessi senza indugio tutti questi loro sudditi secondo l'ordinanza, in modo che i proprietari terrieri, ecclesiastici e laici, dei quartieri inferiori al di là e al di qua del Danubio si presentino di persona con i loro servitori e sudditi al nostro grazioso signore il duca a Laa il prossimo sabato dopo la festa di san Giovanni al solstizio d'estate, e che ciascuno dichiari poi la sua gente e i suoi sudditi e inoltre la sua gente a cavallo, quanta ciascuno ne avrà per sé, affinché egli la possa ordinare ulteriormente. I proprietari terrieri stanziati nei quartieri superiori al di là e al di qua del Danubio devono invece venire con la loro gente a cavallo e i loro sudditi a Eggenburg, dal conte Johann di Schaumberg, dal signor Reinprecht di Wallsee e dagli altri proprietari che verranno giù fin là a Eggenburg da oltre l'Enns; costoro devono poi dichiarare per iscritto la loro gente e i loro uomini, quanti ciascuno ne avrà, anche ai procuratori che saranno incaricati a tal fine, affinché se ne abbia conoscenza e si possa ulteriormente ordinare e inviare.
  23. Inoltre, quanto ad archibugi e ad altro equipaggiamento bellico per il combattimento, il nostro grazioso signore deve considerarlo e ordinarlo egli stesso.

Ordinanza dei carri dei Cavalieri Teutonici del 19 aprile 1433

L'ordinanza era un allegato alla lettera che il Gran Maestro dell'Ordine Teutonico inviò il 19 aprile 1433 da Marienburg (Malbork) al consiglio cittadino di Danzica. In essa chiedeva che Danzica allestisse, secondo la descrizione allegata, trenta buoni carri da guerra cerchiati in ferro. Rispetto all'edizione di Toman, nell'originale differisce una lezione. Toman riporta che il carro debba essere più largo «dann andere weyen», cioè degli altri carri. L'originale di Danzica e la minuta conservata a Königsberg riportano però «denne unser wagen», cioè più largo dei nostri carri.

Note di traduzione: dopo attenta considerazione, ho tradotto il termine «fuhrweyn» come «carro da guerra». Sulla base della descrizione, si tratta di un carro robusto, alquanto più largo degli altri.
Il termine «lotbuchse» è stato finora riscontrato esclusivamente in relazione all'Ordine Teutonico. Dovrebbe indicare un'arma da fuoco che spara proiettili di piombo senza ulteriori specificazioni. Sia le lotbuschen, che sono armi portatili, sia le lotbuchsen, montate su carrelli, sono menzionate insieme. In questa sede ho scelto l'equivalente cannone leggero, ossia un piccolo cannone su carrello, ma potrebbe trattarsi anche di un archibugio a gancio.
Il termine «warpen» è probabilmente un'abbreviazione di «warpenweyn», che nel tedesco prussiano indica un carro per il trasporto di materiale militare.

Traduzione di PhDr. Zdeňka Kopková, revisione di Daniel Burger.

 

  1. Zum ersten einen guten, starken, grossen fuhrweyn mit hohen raden, die beslagen sin, und dass der etwas weiter sei, dann andere weyen und darzu gute pferde, funfe oder sechse.
  2. Item zum weyen zehn manne und vier oder funf gute armbrost mit sin pfilen im köcher, und iderman einen guten schild.
  3. Item zum weyen vier gute lange lotbuchsen.
  4. Item zu itzlicher buchsen 4 pfund pulver und zwee schock gelote.
  5. Item zum weyen zwee schock pfeile.
  6. Item zum weyen zwee glevenien.
  7. Item zwee stark ketten, als die fuhrleute pflegen zu führen.
  8. Item zu zwenzig weyen eine buchse, die ein stein schiesst alls ein gut haupt.
  9. Item zum weyen eine haue, ein spaten und ein schufel.
  10. Item zum weyne unden ein brett zweier guter finger dicke, das da reichet an der breite eine spannen von der erden.
  11. Item itzlicher gebietiger soll mit seinen leuten und untersassen bestellen, dass man von zween oder drien warpen oder speiseweyen usrichte einen guten fuhrweyn, und dass die leute zusampen spannen und gute vier pferde darzu usrichten.
  1. Innanzitutto, un buon carro da guerra, robusto e grande, con ruote alte cerchiate in ferro, e che sia alquanto più largo degli altri carri, e con buoni cavalli, cinque o sei.
  2. Per ciascun carro, dieci uomini e quattro o cinque buone balestre con dardi nelle faretre, e ciascun uomo con un buon scudo.
  3. Per ciascun carro, quattro buoni cannoni leggeri lunghi.
  4. Per ciascun cannone, quattro libbre di polvere e due sessantine di proiettili di piombo.
  5. Per ciascun carro, due sessantine di dardi.
  6. Per ciascun carro, due ronconi.
  7. Due catene robuste, come i conducenti sono soliti portare.
  8. Per ogni venti carri, un cannone che spara una pietra delle dimensioni di una buona testa.
  9. Per ciascun carro, una zappa, una vanga e una pala.
  10. Per ciascun carro, sotto, un'asse spessa due buone dita, la quale si estende in larghezza di una spanna dal suolo.
  11. Ciascun commendatore dovrà ordinare ai propri uomini e sudditi di allestire ciascun carro da guerra con due o tre carri di vettovaglie o materiale militare, e che gli uomini si associno per attaccare e fornire quattro buoni cavalli per esso.

La cosiddetta ordinanza dei carri di Francoforte del 1444

Traduzione di PhDr. Zdeňka Kopková, revisione di Daniel Burger.

Sebbene questo testo sia tradizionalmente indicato come ordinanza dei carri di Francoforte, non si tratta di un'ordinanza della città di Francoforte. È un allegato alla lettera circolare del conte palatino Ludovico IV, che il re dei Romani Federico III aveva nominato capitano supremo dell'Impero contro gli Armagnacchi. Egli emanò la circolare a Heidelberg il 13 ottobre 1444 e inviò lo stesso allegato anche ad altre città imperiali, tra cui Colonia, San Gallo e Nördlingen. Francoforte fu soltanto uno dei destinatari.

 

Ouch haben wir fürgenommen und lüte bestallt mit der wagenburge dem volk zu widerstehn, und sollen tusent wagen, iglicher mit zwein starken knechten, die wohl gefahren können, und vier starken wagen- hengsten, wohl gemähnet und gestallt, mit leitern, zäunen, starken lüssen [leisten], halb mit leinem tuch gedeckt, und unden zwischen den zwein achsen an der langwide ein stark brett an ketten hangen, gestalt, dass man das anhenken und abthun möge, wann man will; und sollen je zween wagen ein ketten haben, die acht ellen lang sei, mit einem ring und einem hacken, dass man die an und abthün möge, wann man will; und sollen zu iglichen wagen zwo handbüchsen, und zu iglicher handbüchsen zum minsten sechzig bleiklötz, und zu zwein wagen ein kammerbüchs und darzu zum minsten dreissig stein, als gross als ein haupt ist, und zu iglichem wagen zween flegel, die beslagen und mit ketten angehenkt sind, zwoo gleen [gleven] und hacken daran, drei setztartschen von borten mit stecken hinden daran, ein schufel, ein haue und ein bickel gehören, und darumb so wollent uwer wagen also zustellen, und auch stein, pulver, blei und pfeil, so ihr meiste mögent mit uch bringen.
Dat. ut supra.

E noi abbiamo disposto e arruolato uomini con il forte dei carri per resistere al nemico, e vi dovranno essere mille carri, ciascuno con due serventi robusti capaci di guidare bene, e quattro robusti stalloni da tiro, ben criniti e formati, con scale, steccati, rinforzi solidi, coperti a metà con tela di lino, e sotto, tra i due assi, sul fianco longitudinale un'asse robusta dovrà pendere da catene, disposta in modo che possa essere agganciata e rimossa quando si desideri; e ogni due carri dovranno avere una catena, lunga otto braccia, con un anello e un gancio, cosicché possa essere agganciata e rimossa quando si desideri; e a ciascun carro due archibugi portatili, e per ciascun archibugio almeno sessanta proiettili di piombo, e per ogni due carri un cannone a camera e almeno trenta pietre delle dimensioni di una testa, e a ciascun carro due correggiati cerchiati di ferro e fissati con catene, due ronconi con ganci, tre pavesi fissi con tavole e picchetti sul retro, una pala, una zappa e un piccone; pertanto equipaggiate i vostri carri in tal modo, e portate con voi anche pietre, polvere, piombo e dardi, in tutta la quantità che potete trasportare.

Ordinanza dei carri di Norimberga del 1450

Traduzione di PhDr. Zdeňka Kopková.

Fu stampata in Chroniken der deutschen Städte, Nürnberg, II, alle pagine da 252 a 254. Vi si menziona la spedizione contro Spalt, che si concluse nel giugno 1450.

 

Von dem zeug der wagenburg.
  1. Item darnach steht geschrieben, was man wägen und karren mitgenommen hat, die zu der wagenburg gehören, wenn man ausgezogen ist.
  2. Item man hat zu dem ersten mitgenommen 2 wagenpüchsen, die Widersteinin genannt, darzu 50 stein, die hat man geladen auf 3 wägen, und darmseil darzu; und an die zween püchsenwägen 16 pferd, und an ein jeden steinwagen 4 pferd.
  3. Item mer hat mitgenommen 3 wägen, darauf da lagen 3 püchsen mit einem kreuz, und auf jedlichem wagen 15 stein; an jedlichem wagen 4 pferd.
  4. Item mer hat mitgenommen 2 karrenpüchsen mit zweien kreuzen, an einem karren 3 pferd, und zu jedlicher püchsen 25 stein, die soll man besunder legen auf einen wagen und 3 pferd daran.
  5. Item mer hat mitgenommen 7 karrenpüchsen mit einem kreuz, und an ein jedlichem karren pferd, und zu jedlicher püchsen 25 stein, die soll man besunder legen auf ein wagen und 4 pferd daran.
  6. Item mer hat mitgeführt 2 schermpüchsen auf karren, zu jedli- chem karren 20 pleikugeln, gezeichnet mit zwei strolen, die kugeln in ihrem trüchlein; an jedem karren 3 pferd.
  7. Item mer 4 karren mit pleipüchsen, die schiessen pleikugeln als die taubeneier; an jedlichem karren 2 pferd.
  8. Item wer aber, dass man her reisen wollt mit brennen oder feld zu slahen, so hat man nit als viel zeugs genommen als vor; sunder der püchsen soll man dester minner mit nehmen, ob es an ein treffen gieng, als vor Spalt, aber der stein hat man am halbteil genug.
  9. Item zum ersten hat man mitgenommen 2 wägen mit pulver und hauspfeil und feuerpfeil und feuerkugeln, an einem wagen 4 pferd.
  10. Item ein wagen mit pafesen und daran 4 pferd.
  11. Item zween wagen mit leitern, lang und kurz, bei 7, und an eim wagen 4 pferd.
  12. Item zwei wägen mit mauerbanken, an einem wagen 4 pferd.
  13. Item man hat auch einem jedlichen geschrieben wagen geben ein ketten bei 1½ kloftern lang, ob man wollt ein wagenburg schliessen; und die ketten beschreib man, wenn man sie leiht, dass man sie wiss an ihm zu fordern.
  14. Item man hat auch einem jedlichen viertelmeister hie heim ge- sendt von der stadt zeug 25 spiess und 25 helmparten, dass sie die ihren hauptleuten antworteten oder liehen, ob man auszug, dass einer eim ein wehr liehe, der keine hätt oder gehaben möcht, als vor geschrieben ist.
  15. Item mer was bestellt zu einem jeden wagen ein grosse plahen, und wenn man auszohe, dass man die mitführet, ob sein not geschehe, dass man darein lüde.
  16. Item mer hat man bestellt zu jedem wagen, der an dem sold war, ein grosse lagelen; und wenn man auszohe, so musst sie der wagen- mann füllen mit wasser und auf den wagen legen, wann der wein was gar teuer; auch was bei einem jeden wagen ein haue und ein schaufel.
  17. Item dieselben wägen sammten sich am markt und den bott auf der Puchner und die aufdinger.
  18. Item mer hätt bestellt bretter, und wenn man auszoch, so mussten sie die bretter an die wägen hängen, und welcher sie nicht anhieng, dem gab man dieselben wochen kein sold.
Sull'equipaggiamento del forte dei carri.
  1. Qui di seguito è scritto quali carri e carretti furono portati appresso, appartenenti al forte dei carri, quando ci mettemmo in marcia.
  2. Innanzitutto, portammo con noi 2 cannoni su carro chiamati Widersteinin, più 50 pietre, le quali furono caricate su tre carri, e fune di budello per accompagnarli; e per entrambi i carri dei cannoni 16 cavalli, e per ciascun carro di pietre quattro cavalli.
  3. Inoltre, portammo con noi tre carri sui quali giacevano tre cannoni con una croce, e su ciascun carro 15 pietre; per ciascun carro 4 cavalli.
  4. Inoltre, portammo due cannoni a camera su carretti con due croci, per ciascun carretto 3 cavalli, e per ciascun cannone 25 pietre, le quali devono essere caricate separatamente su un carro, e 3 cavalli per esso.
  5. Inoltre, portammo sette cannoni a camera su carretti con una croce, e per ciascun carretto un cavallo, e per ciascun cannone 25 pietre, le quali devono essere caricate separatamente su un carro, e 4 cavalli per esso.
  6. Inoltre, portammo con noi due cannoni a scudo su carretti, per ciascun carretto 20 palle di piombo, contrassegnate con due frecce; le palle nella loro cassettina; per ciascun carretto tre cavalli.
  7. Inoltre, 4 carretti con cannoni a piombo che sparano palle di piombo delle dimensioni di uova di piccione; per ciascun carretto due cavalli.
  8. Tuttavia, se si desiderava procedere per saccheggiare o dare battaglia in campo aperto, non si portava tanto equipaggiamento quanto prima; piuttosto, si dovevano portare meno cannoni, nel caso si giungesse a uno scontro come davanti a Spalt, ma la metà delle pietre è sufficiente.
  9. Innanzitutto, portammo con noi due carri con polvere, dardi da balestra, frecce incendiarie e palle di fuoco, per ciascun carro quattro cavalli.
  10. Un carro con pavesi e quattro cavalli per esso.
  11. Due carri con scale, lunghe e corte, circa 7, e per ciascun carro quattro cavalli.
  12. Due carri con sponde laterali in legno pieno, per ciascun carro quattro cavalli.
  13. A ciascun carro registrato fu inoltre consegnata una catena lunga circa 1½ tese (circa 2,6 m), nel caso si desiderasse chiudere il forte dei carri; e le catene venivano registrate al momento del prestito, cosicché si sapesse da chi reclamarle.
  14. A ciascun quartiermastro furono inoltre inviate dalla città 25 lance e 25 alabarde, le quali dovevano essere consegnate o prestate ai loro capitani al momento della marcia, cosicché un uomo potesse prestare un'arma a un altro che non ne avesse o non potesse procurarsene una, come scritto sopra.
  15. Inoltre, per ciascun carro fu ordinato un grande telone, da portare appresso durante la marcia, in caso di necessità, per caricarvi merci.
  16. Inoltre, per ciascun carro che era a soldo fu ordinata una grande botte; e durante la marcia, il conducente del carro doveva riempirla d'acqua e collocarla sul carro, poiché il vino era molto costoso; inoltre, ciascun carro era dotato di una zappa e di una pala.
  17. Questi stessi carri si radunavano al mercato e venivano convocati dal Puchner e dagli incaricati della chiamata.
  18. Inoltre, furono ordinate assi, e durante la marcia dovevano appendere le assi ai carri, e chiunque non le appendesse non riceveva paga per quella settimana.

Istruzione del margravio Albrecht del 15 maggio 1475 sulla difesa del forte dei carri

Traduzione di PhDr. Zdeňka Kopková

L'istruzione risale al periodo in cui l'esercito imperiale marciava in soccorso di Neuss, assediata dal duca di Borgogna Carlo il Temerario, e il margravio Albrecht Achille era tra i suoi principali comandanti. Il testo di questa pagina segue Toman, che lo riprese da Joseph Würdinger. Würdinger datò l'istruzione al 15 maggio 1475 citando l'archivio di Norimberga e non la riporta nella formulazione originale, ma in una rielaborazione nel tedesco del XIX secolo. La formulazione originale dello stesso ordine fu pubblicata da Felix Priebatsch tra i documenti relativi al consiglio di guerra del 25 aprile 1475, sulla base di una copia conservata nell'archivio cittadino di Strasburgo. In essa il margravio Albrecht è menzionato in terza persona, come maestri dei carri sono nominati Lutz Schott e Köckeritz e l'ordine tiene conto anche del tiro dalla città di Zons sul Reno.

 

  1. Man soll Graben und Bollwerk um die Wagenburg bessern, Büchsen und andere Geschoss an die vier Seiten vertheilen, die Pferde aus der äusseren Zeile entfernen.
  2. Zu jedem Wagen sechs Mann zu Fuss bestellen, von dem reisigen Zeug soll ein Viertheil vor den Wagen bleiben, die übrigen zur Vertheilung in die Wagenburg geschickt werden.
  3. An jegliches der zwei Thore kommen 1000 Mann Fussvolk mit einigen Reitern. An jedes äussere Eck der Wagenburg 500 Fussknecht, die da auf beiden Seiten, wo es Not wird, zur Wehre sind bis auf das andere Eck, das gegen sie herauf dient.
  4. Zwei tausend sollen mitten auf dem Platz in der Wagenburg mit den andern Haufen bleiben, und von da aus, wo es Not thut, zu Hilfe eilen.
  5. Die Wartleut sollen sich mit dem Feind in kein Scharmützel einlassen.
  6. Hat ein Viertheil der Büchsen- und Armbrustschützen abge- schossen, soll das andere warten, bis das erste wieder geladen, oder die Armst gespannt hat.
  7. Der Obersthauptmann und die ihm zugegebenen vier Hauptleut sollen mit dem frühesten herumreiten, und wo es Not thut, die Leute zur Wehr bringen.
  8. (Zur Verfolgung des abgetriebenen Feindes werden besondere Abtheilungen bestimmt.)
  1. È necessario migliorare il fossato e la fortificazione (bastione) intorno al forte dei carri; distribuire cannoni e altri proiettili sui quattro lati e rimuovere i cavalli dalla fila esterna.
  2. Assegnare sei uomini a piedi a ciascun carro; un quarto della cavalleria dovrà rimanere davanti ai carri, il resto dovrà essere inviato al forte dei carri per la distribuzione.
  3. A ciascuna delle due porte, 1.000 fanti con alcuni cavalieri dovranno presentarsi. A ciascun angolo esterno del forte dei carri, 500 fanti, i quali dovranno tenersi pronti alla difesa su entrambi i lati dove necessario, fino all'altro angolo che serve di fronte a loro sopra.
  4. Duemila uomini dovranno rimanere con le altre truppe al centro della piazza all'interno del forte dei carri e da lì accorrere in aiuto ovunque ve ne sia necessità.
  5. Le sentinelle non dovranno ingaggiare alcuna scaramuccia con il nemico.
  6. Quando un quarto degli archibugieri e dei balestrieri avrà sparato, l'altro quarto dovrà attendere fino a che il primo non abbia ricaricato o teso nuovamente la balestra.
  7. Il comandante supremo e i quattro capitani a lui assegnati dovranno cavalcare in perlustrazione al più presto e, dove ve ne sia necessità, condurre gli uomini alla difesa.
  8. (Distaccamenti speciali sono designati per l'inseguimento del nemico respinto.)

Istruzione del margravio Albrecht del 1477 sulla formazione dei carri

Traduzione di PhDr. Zdeňka Kopková

Il testo proviene dai cosiddetti Praeparatoria, le istruzioni dell'elettore Albrecht Achille di Brandeburgo per la formazione e il servizio di un esercito destinato alla guerra contro il duca Giovanni di Sagan nel 1477. Sono conservati nell'Archivio segreto di Stato prussiano a Berlino e furono pubblicati integralmente dallo Stato maggiore generale nel 1884; Toman ne pubblicò soltanto una selezione. La sezione Ordenung eines heerzoges è scritta da un'altra mano. Gli editori ipotizzano che si tratti di istruzioni redatte per ordine dell'elettore, da lui approvate e poi aggiunte al resto del testo.

Note di traduzione: in tedesco, il termine wagenberg è utilizzato per il forte dei carri, il che corrisponde più strettamente alla traduzione castello dei carri. Quando il testo parla del forte dei carri, si riferisce a tutti i carri collettivamente, indipendentemente dal fatto che il forte dei carri, come inteso nel contesto ceco, sia stato allestito, oppure che i carri siano in movimento, come discusso nel testo seguente.

 

  1. Zu der macht des heerzugs muss man haben tausend wagen
  2. Item IIm dort in, ausserhalb der frunt ...
  3. Item zu den tausent wagen sollen zu iglichen wagen X mann geordnet werden, das macht: X tausend mann, nemlich tausend wagenknecht, tausend schäufler, die da graben zu befestigung und notdurft des heers und gewinnung der sloss, und VIIIm guter gerüster drabanten; das ist die austeilung der zehner, die zu einem jeden wagen gehören, die bleiben halb bei den wagen, und halbe uf den platz.
  4. Item ein iglicher wagen muss haben zwei schaufel, einen bickel, ein beiel und ein hauen.
  5. Item zwu zaun gegen einander, und darüber ein höbelen (häub- lein) uf das geringst mit einer groben leinwand uberdeckt.
  6. Item under den tausent wagen mussen IVc wagen sein, die zu der äussersten zeil, die man beschliessen muss, dienen; der jeder muss haben ein britt, das man of der äusseren seiten anhenkt zu notdurft der wagenburg, das zuoberst an den leiterbaum gehenkt werden und herabreichen soll bis zu halbem rad, und unden an dem wagen zwuschen den rädern ein angehangen britt. Es mussen auch dieselben IIIIc wagen haben: ketten, damit man sie zusammen schleusset. Und die andern VIc wagen sollen haben seil, damit man sie sperret als ander wagen, und mussen alle sein nach dem muster, das wir zu Berlin gelassen haben...
Ordenung eines heerzoges.

Item es zeihet (ziehet) E. G. mit einer grossen wagenborg, und sunderlich wenn die wagenborg im zoge ist, so bestelle E. G. die warte gar wohl und vorn, hinder und vordern wagenborg, und blibt mit allem volk in der mitte neben der wagenborg, ab sie hindern oder vorn angegriffen worden, dass man kan zu holfe kommen. Ein wagenborg kann nicht an allen orten ubern wasser, graben, thale, berge und holz in ihren IV zeilen, wie sich das geboret, gehen; und also sic IIzeilicht gehet, mussen sie sich gar lang erstrecken, daromb kann man zu zeiten hinden oder vorn ein rad abgehen, sunderlich als ich gehort, E. F. G. habe uber tausend heerwagen, ane (ohne) futterwagen, nechstmals im felde gehabt.

  1. Per la forza della campagna militare, è necessario disporre di mille carri...
  2. Inoltre 2000 là dentro, al di fuori del fronte...
  3. Ai mille carri, X uomini dovranno essere assegnati a ciascun carro, per un totale di X mila uomini, ossia mille serventi dei carri, mille guastatori che scavano la terra per la fortificazione e le necessità dell'esercito e la conquista dei castelli, e 8000 fanti ben armati; questa è la suddivisione in gruppi di dieci che appartengono a ciascun carro, e rimangono metà presso il carro e metà sulla piazza.
  4. Ciascun carro deve avere due pale, un piccone, un'ascia e una zappa.
  5. Due steccati l'uno di fronte all'altro e sopra di essi un baldacchino coperto almeno con un tessuto di lino grezzo.
  6. Tra i mille carri, ve ne devono essere 400 che servono per la fila più esterna, la quale deve essere chiusa; ciascuno deve avere un'asse che viene appesa sul lato esterno per le necessità del forte dei carri, la quale deve essere agganciata alla sommità della trave a scala e deve raggiungere in basso fino a metà della ruota, e sotto il carro, tra le ruote, un'asse sospesa. Questi stessi 400 carri devono inoltre avere catene per serrarli insieme. E gli altri 600 carri devono avere funi per sbarrarli come gli altri carri, e tutti devono essere conformi al modello che abbiamo lasciato a Berlino...
Ordine della campagna militare

Vostra Grazia marcia con un grande forte dei carri, e specialmente quando il forte dei carri è in marcia, Vostra Grazia dovrà disporre la guardia molto accuratamente davanti, dietro e avanti al forte dei carri, e rimanere con tutte le truppe al centro accanto al forte dei carri, cosicché se venissero attaccati da dietro o da davanti, si possa accorrere in loro aiuto. Un forte dei carri non può procedere nelle sue IV file come è opportuno in tutti i luoghi attraverso acqua, fossati, valli, colline e boschi; e quando procede su due file, devono estendersi molto in lunghezza, perciò talvolta una ruota può staccarsi dal retro o dal fronte, specialmente come ho udito, Vostra Grazia Principesca aveva più di mille carri da guerra in campo l'ultima volta, senza contare i carri da approvvigionamento.

Ordinanza militare del margravio Albrecht del 1478

L'ordinanza si è conservata in un codice dell'archivio feudale della Marca elettorale di Brandeburgo contenente documenti della guerra che l'elettore Albrecht Achille di Brandeburgo condusse contro la Pomerania nel 1478–1479. Fu pubblicata per la prima volta da Raumer nel 1830 nell'Allgemeines Archiv für die Geschichtskunde des Preußischen Staates. In questa edizione l'ordinanza non è datata e segue soltanto un elenco delle leve militari della Pasqua del 1479. L'anno 1478 le fu attribuito da Max Jähns.

Traduzione di PhDr. Zdeňka Kopková.

 

  1. Item bei Leib und Gut soll niemand keinen Freund beschädigen oder berauben und keinerlei Unfug treiben mit denen, die im (dem) Heere zuführen. Welcher darüber thut, der soll gestraft werden ohne Gnad mit dem Schwert, als Raubes Recht ist.
  2. Item alle, die Rumor anheben, die sollen gestraft werden nach Erkenntnis meines gnädigen Herrn und seiner Gnaden Räthe, die sein Gnaden ungefährlich zu ihm nimmt, und ein jeder nach seiner Gebühr.
  3. Item wo sich aber Rumor begeben, das doch nicht sein soll nach Verliesung der Strafe vor angezeigt, so soll niemand bei Verliesung des Leibs dem andern zulaufen, ausserhalb der, die daran geordnet sind, die sollen scheiden und darin handeln nach Gebühr bis an meinen gnädigen Herrn und Hauptleute. Denn wenn das sollt sein, dass jedermann zulief, so erschlügen wir alle cinander; sonst ist es leicht zu steuern; und man soll niemand darin ansehen, Freundschaft oder einigerlei Verwandnis dem andern, sondern einen gemeinen Nutzen darin suchen, zu Nutz meinem gnädigen Herrn, der Herrschaft und dem Heer. Und wer sich der Strafung enthielt (weigert), soll männiglich den Hilfe thun, die dazu beschieden sind, dass die strafen mögen und Ordnung halten.
  4. Item wer da stiehlt, der soll ohne Gnade gestraft werden mit dem Strang.
  5. Item wer den Freunden nehme, der soll ohne Gnade gestraft werden nach Erkenntnis meines gnädigen Herrn oder seiner Gnaden Haupt- leute nach Gestalt der Sachen.
  6. Item es soll niemand futtern, dann wie es alle Nacht beruft wird auch nicht ausschlagen (ausziehen) ohne (in) Geschäft meines gnädigen Herrn oder des Hauptmanns. Welcher darüber thut, dem will man für keinen Schaden stehen, ob man was verlöre.
  7. Item dass niemand keine Grube im Heere graben soll, dadurch die Leute am Reiten und Gehen verhindert würden.
  8. Item dass man still sei im Heere.
  9. Item so man futtern will, soll jedermann auf das Fähnlein und Wagen warten und alles nach dem Fähnlein reiten, fahren und gehen; und sollen futtern, da man sie hinzeigt, bei einander, unzertrennt; and ob sie an einem Ende nicht alle zu futtern fänden, so soll doch keiner heim- fahren, reiten oder gehen, sie haben denn alle gefuttert, und ferner mit einander fahren, wo man Futterung findet; und sollen dann, so sie alle gefuttert haben, in der Ordnung wieder heim ziehen, als sie ausgezogen sind. Und soll der Nicolastkan (Nikolassken) mit den Wagen und Tra- banten, so viele man deren schafft, mitziehen.
  10. Item der Futterhauptmann, dem wird man alle Wege zuordnen, davon er die Feld bestellt und die warten, das Volk zu bewahren.
  11. Item wo man futtern will, da soll man alle Wege voraus das besichtigen lassen.
  12. Item alle Morgen, es sei in Städten oder im Feld, soll man ausschicken Knechte, den zu verwahren ist, die da besichtigen alle Ding, ehe man auszieht zu futtern oder anderes, und nach ihnen wieder zu- sperren, bis sie wieder kommen.
  13. Item dass man Ordnung mache und das Heer theile in 8 Theile, dass alle Tage der Theile eines das Heer Tag und Nacht bewahre in Fut- terung und wo es Not ist. Derselbigen Theile einen lege man zu den Büchsen, damit kommt es in 8 Tagen wieder an einen.
  14. Item wo man Buchsen wird legen, dass man dazu lege tausend, darunter 200 Reisiger mit Wagenknechten und allem, die sich vergraben bei den Büchsen, damit die Büchsen allweg bewahrt sind und man nicht alle Tage ab darf wechseln.
  15. Item dass niemand jage aus dem Heer oder aus den Städten, sondern wenn man auftrummet (trompetet), dass jedermann auf den Platz zu Haufen rücke, es sei in dem Heer oder in den Städten, wie jeder ge- ordnet sei, so lang, dass die Hauptleute das Ding besichtigen lassen und zu Rathe werden, wie man thun will; dass man auch dann heem (heimlich) Geschäft handle. durft.
  16. Item zu bestellen die Scharwächter Tag und Nacht nach Nothdurft.
  17. Item zu ordnen über jegliche Zeile einen Hauptmann, der alle Nacht wisse, was sich seine Zeil mindert oder mehrt, oder wer Fremdes darin käme, das den Hauptleuten wisse zu entdecken.
  18. Item Viertelmeister zu setzen im Heer in den äusseren Zeil, in jeglichem Viertel zwei, auf dass man wisse allwege Tag und Nacht, dass die Wagenburg bewahrt sei.
  19. Item alle Nacht je über 10 Wagen bei der Nacht ein klein Feuer zu machen, einen Steinwurf von der Wagenburg.
  1. Nessuno dovrà arrecare danno ad alcun amico nella persona o nei beni, né derubarlo, né commettere alcuna scorrettezza contro coloro che sono condotti nell'esercito. Chiunque lo faccia sarà punito senza pietà con la spada, come prescrive il diritto di rapina.
  2. Tutti coloro che provocano disordini saranno puniti a discrezione del mio grazioso signore e dei consiglieri di Sua Grazia, che Sua Grazia conduce in sicurezza con sé, e ciascuno secondo il proprio merito.
  3. Laddove sorgano disordini, cosa che non dovrebbe accadere dopo l'annuncio della suddetta pena, nessuno dovrà, pena la vita, accorrere in aiuto dell'altro, eccetto coloro designati a tale scopo, i quali dovranno separare le parti e agire secondo le istruzioni del mio grazioso signore e dei capitani. Poiché se fosse che tutti accorressero, ci uccideremmo tutti a vicenda; altrimenti è facile mantenere l'ordine. Nessuno dovrà mostrare riguardo per amicizia o qualsivoglia parentela con l'altro, ma dovrà perseguire il bene comune, a vantaggio del mio grazioso signore, della signoria e dell'esercito. E chiunque rifiuti la punizione dovrà essere aiutato virilmente da coloro designati a punire e a mantenere l'ordine.
  4. Chiunque rubi sarà punito senza pietà con la corda.
  5. Chiunque sottragga beni agli amici sarà punito senza pietà a discrezione del mio grazioso signore o dei capitani di Sua Grazia, secondo la natura della questione.
  6. Nessuno dovrà foraggiare se non come viene ordinato ogni notte, né uscire in marcia senza l'incarico del mio grazioso signore o del capitano. Chiunque lo faccia non sarà risarcito per alcuna perdita che possa subire.
  7. Nessuno dovrà scavare alcuna fossa nell'accampamento dell'esercito che possa ostacolare le persone nel cavalcare o nel camminare.
  8. Nell'accampamento dell'esercito si dovrà osservare il silenzio.
  9. Durante il foraggiamento, tutti dovranno attendere lo stendardo e il carro, e tutti dovranno cavalcare, guidare e camminare seguendo lo stendardo; e dovranno foraggiare dove viene loro indicato, insieme e senza separarsi; e anche se non tutti potranno trovare foraggio in un solo luogo, nessuno dovrà cavalcare, guidare o camminare verso casa fino a che tutti non abbiano foraggiato, e dovranno poi proseguire insieme ovunque si trovi foraggio; e quando tutti avranno foraggiato, dovranno rientrare nello stesso ordine con cui sono partiti. E Nikolassken dovrà marciare insieme ai carri e ai serventi, in numero sufficiente a quanto si possa gestire.
  10. Al capitano del foraggiamento saranno assegnate tutte le strade dalle quali dovrà gestire il campo e sorvegliare le truppe.
  11. Ovunque si intenda foraggiare, tutte le strade dovranno essere prima ispezionate in anticipo.
  12. Ogni mattina, sia nelle città che in campo, dovranno essere inviati serventi a ispezionare ogni cosa prima di uscire per foraggiare o per altri scopi, e dopo di essi si dovrà sbarrare nuovamente fino al loro ritorno.
  13. Si dovrà stabilire un ordine e dividere l'esercito in otto parti, cosicché ogni giorno una parte sorvegli l'esercito giorno e notte durante il foraggiamento e ovunque vi sia necessità. Una di queste parti sarà assegnata ai cannoni, cosicché il dovere ritorni a ciascuno ogni otto giorni.
  14. Ovunque siano posizionati i cannoni, mille uomini saranno assegnati ad essi, di cui 200 cavalieri con serventi dei carri e tutto il resto, i quali si trincereranno presso i cannoni, cosicché i cannoni siano sempre custoditi e non vi sia necessità di avvicendamento ogni giorno.
  15. Nessuno dovrà inseguire dall'esercito o dalle città, ma quando suona la tromba, tutti dovranno dirigersi verso la piazza di raduno nella propria unità, sia nell'esercito che nelle città, secondo l'assegnazione di ciascuno, fino a che i capitani non abbiano ispezionato la situazione e deciso il da farsi; e si potranno allora condurre anche affari riservati.
  16. Le sentinelle dovranno essere disposte giorno e notte secondo necessità.
  17. Un capitano dovrà essere nominato per ciascuna fila, il quale dovrà sapere ogni notte se la sua fila si sia ridotta o accresciuta, o se qualche estraneo vi sia entrato, così da poterlo riferire ai capitani.
  18. I quartiermastri dovranno essere collocati nelle file esterne dell'esercito, due per ciascun quartiere, affinché si sappia sempre, giorno e notte, che il forte dei carri è sorvegliato.
  19. Ogni notte, ogni 10 carri, un piccolo fuoco dovrà essere mantenuto acceso, a un tiro di pietra dal forte dei carri.

La cosiddetta ordinanza dei carri di Filippo di Seldeneck, fine del XV secolo

Questa ordinanza dei carri si è conservata in un codice fatto allestire dal nobile francone Filippo di Seldeneck. Il manoscritto è oggi conservato presso la Badische Landesbibliothek di Karlsruhe (già Biblioteca Granducale) con la segnatura Cod. Durlach 18 ed è interamente digitalizzato. Contiene una traduzione tedesca di Vegezio e, di seguito, ai fogli 78r–87r, l'ordinanza Ordnung und geschick der wagenburg in 76 paragrafi. Al foglio 87r segue un supplemento di 7 paragrafi, Wie du mit wenig wägen ein wagenburg machen sollt, destinato a circostanze più modeste. Sui fogli successivi furono trascritti vari trattati sulla formazione dell'esercito e sulle questioni militari in generale, destinati ai figli di Seldeneck. Dalle annotazioni sui fogli 111b e 115b risulta che chi le scrisse era ormai anziano e ricordava le guerre in Boemia, Polonia e Prussia come eventi della propria giovinezza. Toman riteneva che queste aggiunte e il supplemento all'ordinanza dei carri fossero di mano dello stesso Seldeneck. Una descrizione più recente del manoscritto attribuisce invece l'ordinanza e il supplemento a un unico copista e, secondo Kurt Neubauer, le aggiunte successive al figlio di Seldeneck, Hans. Anche la datazione diverge: Max Jähns collocava le aggiunte al più tardi nel 1480, Neubauer data il manoscritto al 1480–1493 e la filigrana della carta rimanda all'ultimo quarto del XV secolo. Jähns dubitava inoltre che Seldeneck avesse composto personalmente l'ordinanza dei carri e la riteneva piuttosto un testo tramandato. Questa ordinanza è particolarmente significativa perché spiega in gran parte il modo di manovrare con i carri e la formazione dei carri sia in marcia che in battaglia. Purtroppo, le sue spiegazioni sono talvolta incomprensibili.

Traduzione di PhDr. Zdeňka Kopková.

 

Zu merken notdurft, ordnung und geschick der wagenburg in ein feld zu den feinden und von den feinden.
Zum ersten.

  1. It. ein gut wagenburgmeister, dem man getrauen möge und der wiss ime anfang und alle zugehorung zu geben und das zu sagen, und wess auch antwort um die frage der wagenburg, was die wagenburg innen halt, entscheid zu geben.
    Wie die reiswägen geschickt sollen sein.
  2. It. ein jeglicher reiswagen zu der wagenburg geschickt mit ketten.
  3. It. zu jeglichem reiswagen gehorn drei redlich knecht zuvorderst, dass der ein kunn wohl fahren, und die zween sollen wohl gerüst sein mit ihren wehren und mit ihren dartschen uf den seiten, die allwegen uf den wagen warten und helfen futtern.
  4. It. ein jeglicher wagen soll haben zwue schaufeln und zwue hauen, und zween harken oder pickeln, und zwei multerlein, und etlich ubrig seile, auch ein oder zween ubrig sättel, die zugericht sein mit gurteu und stegeraf.
  5. It. es soll auch ein jeglicher wagen haben ein gut eimerich fäss- lein, das wohl gebundt sei und wasser halten möge.
  6. It. ein jegliche wagenburg soll (haben) sechszehn grosser fähnlen, die zwue farb haben, rot und weiss, der sichtbarlichkeit willen.
  7. It. darzu vier grosser fähnleiu bedarf der wagenburgmeister, die vier farb haben; an das eine gemalt sei hauptbuchsen, an das ander arm- brust, an das dritt helmbart und an das viert spiess, damit man dem volk unterrichtung geben möge.
  8. It. mehr gehort darzu, dass der wagenburgmeister hab ein red- lichen hauptmann bei ihme, mit dem er uber die wagenburg und der not- durft schaffen moge.
  9. It. mehr muss ein wagenburgmeister haben einen gezimmerten galgen und den henker darzu; das soll man alles führn auf ein wagen mit der wagenburg.
  10. It. es soll auch an dem galgen hangen ein schwert, ein kolb, ein strick, ein beil und ein besen.
    Nun merk die ausweisung der genannten stuck am galgen.
  11. Item zum ersten, wer raubt, den soll man mit dem schwert richten.
  12. It. wer da stiehlt in dem heer, soll man an den galgen henken.
  13. It. wer im heer aufruhr macht mit schlagen oder anderen an des marschalks oder der hauptleut wissen und willen, den soll man mit dem beil umb cin hand strafen und ihme die abhauen.
  14. It. wer lügen aufbringt von den feinden, den soll man strafen mit dem besen oder nach ungenaden mit dem kolben durch die zeil oder gassen der wagenburg.
  15. It. vierundzwanzig geschickter und redlicher knecht sollen in- sonder auf den wagenburgmeister warten; der soll ihn unterrichtung gehen, die zeil der wagenburg zu führen.
  16. It. es soll auch zehen wägen ein antreiber haben.
  17. It. die führer der wagenburg sollen verständig und keck sein, und die weg des landes, die ebenen, berg und thale wissen haben.
  18. It. ein summ kammerbuchsen, die mit der wagenburg gehn und stein schiessen als gross als passkugel.
  19. It. ein summ buchsen, die blei schiessen als gross als die eier.
  20. It. aber mehr buchsen, die man nennt wagenbuchsen, der eine sechs zentner schwer sei.
  21. It. von solchen buchsen soll man ordnen zu den rennwägen: die hackenbuchsen mit zweien grossen buchsen und mit zweien klein buchsen, als sie vor genannt sein.
  22. It. zu diesem geschoss allen soll buchsenmeister, die domit schiessen können, und was notdurft zu den buchsen gehoren, das soll alles darzu gemacht werden und mit den buchsen führen.
  23. It. es soll auch darzu etlich hundert stabschlingen gemacht und geordnent werden, damit man stein werf, das ist zum sturm, auch ime schlagen wider ross und mann, fast gut.
    Brücken.
  24. It. vier brücken gemacht mit balken oder tramen und mit brittern dass je ein wagen ein brücken tragen möge, wo es nöt geschehe, dass man damit die zeil der wagen über graben oder moose geführen möge.
  25. It. etlich hundert beschlagener mit zacken und ringen flegl oder drischl genannt, die dienen zu dem schlagen.
  26. It. auch etlich hundert aalspiess, die dienen zu dem sturm in die wagenburg.
    Wie man sich schicken soll mit der wagenburg über graben und über moose mit derm [denen?] brucken, die vorgeschrieben sein.
  27. It. die vordersten wägen soll die brucken tragen, und so es not würd, so legt man solch brucken dar, und so das heer überkommt, so legt man die brucken wieder auf ihre wägen, und dieselben wägen sollen wieder hiefür an ihr ersten stätt, ob ihr wieder not würd, sein.
  28. It. der wagenburgmeister soll mit etlichen, die uf ihn warten, die moos und die gräben, vor che das heer darzu kommt, begehen und wohl ersuchen, wo die an dem engsten und am besten überzufahren wär; und ob er bei dem moos und graben holz findt, oder ehe er darzu käme, durch holz zuge, das soll er alles sammen bei zeit besehen, und sich darzu schicken, dass er wellen oder buschel machen lass, der jegliche mit dreien wieden gebundt sei, und in die graben und auf das moos legen lassen, damit den weg machen, dass die wagen und zeug darüber kommen mogen; ob aber die büsche zu weit von dem graben wären, so leg uf jeglichen wagen zwue, drei oder vier wellen, also gebundt, bis zu den graben oder moos führen.
    Nun merk, wie man die wagenburg, so das heer an ein hohe gebirg gedrungen würdt von den feinden, und nit von den bergen kommen mogt, über das gebirg zu bringen sei.
  29. It. so soll der wagenburgmeister das fussvolk theilen und einem jeden wagen zehn oder zwanzig zugeben, und jeglicher seinen theil hinauf auf den berg bringen und wieder an den wagen antworten und machen.
  30. It. desgleichen so soll man die ross in aftersilen fassen, und bei den ersten auf die seiten dem ross zween oder drei zugeben, und auch bei dem kopf helfen, das pferd schalten oder ziehen, und das solchs gar heimlich an geschrei auf das stillst zugehe und geschche bei nacht, dass die feind nit wissen, was man thue oder handel.
  31. It. der wagenburgmeister soll die äusseren zeil der wägen, so gegen den feind ist, zum ersten abräumen lassen, und das gut, das so die- selben zeilwägen geben, ob das verloren sei, das muss man wägen, und bei derselben zeil herein in der wagenburg soll der wagenburgmeister ein verlorne rott volks schicken, dass dieselben in derselbigen zeil viel dampfs und rauchs machen mit feuchtem stroh oder heu, oder anders, was das mag gesein, damit man die feind mocht blenden, aber nichtdesterminder dabei die wart bestellen, ob die feind etwas wollten fürnehmen, das man des mocht innen werden.
  32. It. dasselbig volk und gesellen und das ander volk alles die nacht wachen und die ganze nacht zimmern, hauen, arbeten und klopfen, also wollt man den feind da beuten; mit dem geht die wagenburg und das volk dazwischen auf den berg; und so man auf den berg kommt, so mag man dann wohl aufblasen, ob man will. Dies ist das geschick der wagenburg über die berg.
  33. It. nun merk, wie man die langen spiess mit den hacken an dem sturm des vorigen heimlichen brauchen soll.
  34. It. nun merk die wagenburg, so du die vergraben willt, so mach den graben drei schritt weit hintan von den rädern der wagen.
  35. It. darzu vergiss des heimlichen grabens nit, der offentlich nit zu nennen ist.
    Der wagenburgmeister soll erkennen, was zu der wagenburg und dem läger gehöre.
  36. It. holz, wasser und fütterung zu finden, steht der wagenburg und dem volk darinne zu; darnach soll der wagenburgmeister die wagenburg legen, und ob es sein not ist, alle nacht darumb fürschlagen.
  37. It. der wagenburgmeister soll selber alle läger, darzu die weg, auch berg und thale bei tag und nacht suchen, und niemand anders dann ihme selbst darumb getrauen.
    So man ein wagenburg zu machen anheben und ordnen will.
  38. It. so soll der wagenburgmeister das volk überschlahen zu ross und zu fuss, und darauf, wie viel er wagen haben soll, darzu sein summ machen und anslaben, was man dessen notdürftig ist und am feld darzu haben muss.
  39. It. so der wagenburgmeister die wägen zählt und ein theilung damit macht nach fülle des volks zu ross und zu fuss, wie es darzu not- dürftig ist:
  40. It. so müssen zwölf tausend*) fussknecht ungefährlich sechst- halb hundert wägen haben.
  41. It. zu drei tausend pferden muss man haben drei hundert wagen.
  42. It. zu den obgemelten summ volks macht neunthalb hundert wägen, die man haben muss zu ihr notdurft.
  43. It. aus der summ magst du theilung nehmen.
  44. It. die mittelsten zwue zeil, darauf der platz soll werden, die soll haben hundert wägen, und an jeder zeil fünfzig wägen.
  45. It. die nächsten zwue zeil darnach uf beiden seiten sollen auch haben hundert wägen.
  46. It. darnach die äussersten zwue zeil sollen haben drei hundert wägen, und die drei hundert wägen soll man strecken in das feld, die sechs zeil hinuber das feld, als man reisen will.*)
  47. It. ob man dann daraus wollt machen acht zeil, so brich mitten die äusser zeil uf beiden seiten eine ab, und führ sie herfür zu der vor- dersten banner, so werden der zeil acht, so sie alle gleich fahren; und ob man mehr zeil wollt machen, so thue imme, wie vor geschrieben steht.
    So man von haus aus kommt zu dem nachtläger.
  48. It. so soll man halten uf der weide und äussersten zeil wieder machen am läger mit der wagenburg, und dass die nit gar scheibelicht sei, sunder gestreckt nach der länge, und dass es hab ein gevierte gestalt und einen weiten, geraumen platz.
  49. It. so man in das läger gefahren ist, und etlich wägen über- blieben sein, so treih die zeil der wägen hart zusammen oder zu hauf, so kommen die übrigen wägen auch hinan; ob aber etlich wägen zu wenig wäre an den zeilen, so streck die wägen hinter sich, so wird die zeil ganz.
  50. It. so in den gassen nit thore sein, da sollen hinten und vornen aus jeglicher seiten drei wagen mit allen den, so zu den wagen gehören, stehen bleiben, und dieselben sollen darauf warten, das man ihnen über die läng die gassen nicht angewinne.
  51. It. es soll alle nacht ein jeglicher zeilführer für des obersten hauptmanns gezelt kommen, und soll die losung und auch, was man des morgens thun woll, ihm zu sagen fordern und das hören, und deshalb, soviel ihme gebühret, seiner zeil verkunden.
  52. It. ob man muss wägen haben und die nach speis oder ander notdurft schicken, dieselben wagen sollt du von allen zeilen von jeglicher ein theil nehmen, und dieselbigen lücken, da du die wägen ausgenommen hast, mach wieder zu und ganz. Und also ruck dieselbigen zeilen hinter sich und für sich, also machst du's wieder ganz; und so dann die wägen wieder kommen, so ruck dieselben zeil, dahin sie gehoren, wieder, wie vor- geschrieben steht, so kommen auch dieselbigen wägen wieder an ihren ort.
  53. It. mitten in dem platz soll der fürst liegen, und auf der rechten seiten sollen liegen des fürsten kammerer, und soll niemands anders uf dem platz liegen, dann der fürst mit seinen zugehorungen, rossen, hütten, gezelten, kanzleien, küchen, kirchen, kellern, und sunst anders niemands, dann von sein genad zu ihme auf den platz haben wollt.
  54. It. an der nächsten zeil an dem ring uf beden seiten solln liegen die grafen, freien, ritter und edeln.
  55. It. an den äussersten zween zeilen solln liegen die gemeinen guten leut von der landschaft.
  56. It. die besten von den städten solln liegen an den vier orten bei den thorn, dieselben sollen der thor hüten und der merken.
  57. It. der markt vor der wagenburg thor, darauf man wein und brot feil haben soll, die sollen zu den zweien seiten hinden an der wagen- burg liegen.
  58. It. man soll auch haben einen heerschreier, der do verkundt geleit und der wagenburg freiung und anders, das dem heer not ist.
  59. It. die buchsen uf den wägen und karren, auch das pulver, blei und ander gezeug, so zu der wagenburg gehort, darzu soll man einen besundern hauptmann geben, derselbig hauptmann soll des tags vor den wagen liegen, beschlossen in einem sundern haus.
    So man aus dem läger will fahren.
  60. It. wie viel zeil liegen, also führ man sie hinaus die vordersten, wägen, und die in der krumb liegen, dieselben sollen sich strecken für- derlin, das ist uf rechten seiten; und uf der linken seiten zwuterhinaus, so vor die zeil gestreckt werden mag. Alsdaun so soll er halten bis so lang, dass die ander zeil mit dem banner herfür kommen und vornen gleich stehen.
    Also hat man die ordnung über land und dass jedermann wiss, wie er sich halten soll nach der rechten ordenung, so hör und hab acht.
  61. Item zu der zeit, so man das erstmal ime heer aufbläst, so soll jeglicher sein ross tränken und futtern; und so man zum andermal bläst so soll jedermann anspannen; und so man zum drittenmal bläst, so soll jedermann auf den pferden sein und warten, wenn man sie von stat heisst fahren oder ziehen.
    Sunder arbeiter mit schaufeln zu den wägen.
  62. It. hundert schaufel muss man zu allen andern vorgeschrieben stücken in der wagenburg auch haben, und denselbigen schaufeln muss man ein eigen hauptmann geben, der sie allemal dem wagenburgmeister antwort, so er der begeehrt und notdürftig ist, die zeilwege damit zu machen und raumen, die gräben auszuwerfen, und was die notdurft damit zu thun erheischt.
    Wie man ein wagenburg schicken soll zu dem streit, so man des warten(d) ist.
  63. It. so soll der wagenburgmeister acht haben und sehen auf des feind wagenburg, und siehe auf der eben in der feind spitzen ihrer wagen- burg und arbeit ihr wagenburg mit den geschoss auf der rechten seiten, und siehe eben auf der feind wagenburg und ihren hauptmann, dass sie dir nit den vortheil angewinnen, darumb so brauch dein geschoss der buchsen gegen ihn bezeit, doch zu rechter mass, und mach sie mit dein geschoss irre, dass dir der wagenburghauptmann mit seinem geschick und vortheil zu nahent komm, ehe denn das volk an den streit tritt.
    Ob beide heer inne (sic) oder an bergen gegen oder zu einander kämen.
  64. It. so soll der wagenburgmeister ernstlich und fleissig sein, dass er mit seiner wagenburg die weiten und grossen hohe vor den feinden mit ersten einnehme, dass er mit seiner wagenburg gegen den feind gein thal sunken moge, und ob er vorkommen moge, dass die feind solchen vortheil vor ihme nit einnehmen, das thu er; ob es aber wär, dass du in deinem vortheil lägst zwuschen den feinden, und der hauptmann oder der wagenburgmeister konnt zu keinem andern vortheil kommen, so verziehe in deinem vortheil und begibe den nit, und lass dich die feind suchen und zu dir kommen, und lass dich keins wegs aus dem vortheil reissen.
    Die wagenburg zu dem streit führen gegen den feind thue also:
  65. It. mach acht zeil die wagenburg gemeinlich; ob aber des rei- sigen zeugs und des fussvolks so viel wär, so magst du zwölf oder vier- zehn daraus machen; und dass die wagenburg gleich in die vierung stund, so kann man daraus oder darinnen streits pflegen und auch das nacht- läger dem volk dester sicher darin haben; es soll auch die wagenburg mit dreien plätzen stehen und gehn gegen den feind.
  66. It. auch soll der wagenburgmeister schicken, dass die äusseren zeil mit den püchsenwägen und karren allweg unterfahren werden, zwuschen fünf wägen ein, so man anders die gehaben mag.*)
    Nun merk, wie man ein wagenburg schicken soll, eilens und bald zu schlagen.
  67. It. so sie über land geht, so nehm der wagenburgmeister von den inderen zeilen allein ein theil wägen, und theil sie an die äussere zeil zu den vier orten, hinden und vorn; und so die wagenburg gehn würd, so schleuss mit denselben ortern die wagenburg zu, so mag man darinnen das volk schicken.
    Wie man die wagenburg legen soll, so man darin sturms warten will.
  68. It. der wagenburgmeister soll die wagenburg schicken mit acht oder zehen zeilen, oder soviel man notdürftig ist zu dem zeug, und solle die wagenburg legen in die vierung, dass sie gleich lieg nach der läng und nach der breit. Der wagenburgmeister soll auch die äusseren zwue zeil mit dem buchsengeschoss auf karren und wägen an den vier orten der wagenburg und dazwuschen nach notdurft wohl versorgen.
  69. It. man soll auch die ross von der äussersten zeil der wägen nehmen und sie binden hinein in die inneren zeil, dass das volk an den wägen an dem sturm davon kein irrung hab.
  70. It. man soll auch die wagenburg nit zu eng führn mit dem an- fahren, dass man die buchsen gegen den feind daraus brauchen mag; darzu soll man auch die wagen nit zu eng in einander führen, dass die haupt- buchsenschützen *) nit zu hoch darumb schiessen müssen, sunder der feind pferd zu den fürbugen zielen und schiessen.
  71. It. man soll auch in der wagenburg gassen durch die zeil machen, dass die haufen mögen zusammenkommen und einer dem andern zu hilf und auch an den sturm mogen reiten.
    So man gern darinnen wäre, wie man sich eilens darzu schicken soll bei nacht oder tag.
  72. It. so wend sich der fuhrmann auf die linken seiten, der ander auf die rechten seiten auf den platz; verstehe und merks recht: die drei zeil auf der rechten hand, die wenden sich auf die linken seiten, und die zu der linken seiten wenden sich auf die rechten hand, inmassen wie sie in dem läger stehn, dass sie auf dem platz aus dem läger fahren, auf welche seiten sie welln.
    Wie man von den feinden ziehen muss an ein besser gewahrsam, ob man von den feinden an ein läger zusehr beschwert würd.
  73. It. so soll der wagenburgmeister etlich wägen in der äussersten zeil, die do leer sein, zu gesicht den feinden in der nacht oder an dem tag stehn lassen; und so man durch eine enge muss fahren, so soll der wagenburgmeister vier zeilen führn, und soll sie vornen kurz lassen und dieselbigen lassen still halten. Dardurch lässt man gelin den ganzen zeug und darzu die wagenburg; und so das alles überkommt, so schliess vornen, bis das hintertheil auch hin nachkommt; alsdann so geht die wagenburg also, wie vor angezeigt.*)
  74. It. wär es aber, dass du durch einen wald musst mit der wagen- burg, der einer halben tagreis breit wär ongefährt, so schick die wagen- burg uf das genest **) zusammen in vier zeil, und soviel fussknecht darzu mit hauen oder hacken, als du gehaben magst, dass sie den zeilen der wägen raume machen neben dem weg; und so man dann über wald kommt, so schick und richt die wagenburg wieder über land zu gehn mit soviel zeilen, als man der feind halben notdürftig ist.
    So du willt ufbrechen mit dem heer und willt von den feinden oder sunst an ein ander statt ziehen.
  75. It. so soll zuvorderst, ehe man aufbricht, der feldhauptmann oder der fürst, so er selber ime feld ist, durch die heerschreier lassen gebieten bei leib und gut, dass jedermann sein herdstatt und feuer ab- löscht, damit kein feuer auskomme, dass dem heer nit entzundung und schaden brächt.
  76. It. ist dann das feld enge, so theil das volk zu ross und zu fuss, wie das feld leiden mag, so sie nit in der wagenburg konnen ziehen.
  77. It. so du abbrichst und die wagenburg geht über land mit acht zeilen, und willt du dann machen sechszehn ***) zeil, so chaff [schaff?] uf der rechten seiten die vier zeil nach mit vier roten bannern, und im abbruch mach vier gelber banner, und auf der rechten hand ein farbe; desgleichen mach uf der linken seiten im abbruch auch ein farb, und auf der linken seiten zwuschen den zeilen auch vier banner, die weiss sein, und vornen im ab- bruch vier banner auch mit einer farb.
    Also hast du die ordenung eigentlich, wie und was aus notdurft zu einer wagenburg gehört.
  1. Item wie du mit wenig wägen ein wagenburg machen sollt, dich mit grosserem darnach habst zu richten.
  2. Item wenn einer III hundert wagen hot, und will die zu einer wagenburg machen, so soll er machen:
  3. Item XLV wagen zu der ersten zeil, item XXV wagen zu der andern zeil, item XV wagen zu der dritten zeil, item XV wagen zu der vierten zeil, item XXV wagen zu der fünften zeil.
  4. Item XLV wagen aber zu der äussern zeil.
  5. Item darnach soll er machen zween schliessflügel, der jeglicher flügel einer soll haben item XV oder XIIII wagen.
  6. Item er soll auch zween lang rennflügel,*) der jeglicher einer soll haben, wie hernach folgt, item XXXXX oder ein wenig minder wagen.
  7. Item dieselben sollen uf jeglicher seiten einer am alleräussersten sein, und wo das not thut, so sollen die fürschlagen und zu statten kommen, das alles konn ein verständiger geübter hauptmann wohl bessern.

Da annotare: le necessità, l'ordine e l'arte del forte dei carri in campo contro il nemico e lontano dal nemico.
Innanzitutto.

  1. Un buon comandante del forte dei carri, di cui ci si possa fidare e che sappia come dare inizio a tutto ciò che vi attiene, e che sappia anche dare una risposta decisiva alla domanda su ciò che il forte dei carri contiene al suo interno.
    Come devono essere equipaggiati i carri da campagna.
  2. Ciascun carro da campagna deve essere agganciato al forte dei carri con catene.
  3. A ciascun carro da campagna appartengono tre serventi onesti in prima fila, cosicché uno sappia guidare bene, e i due dovranno essere ben armati con le loro armi e con i loro scudi sui lati, sempre pronti presso il carro e pronti ad aiutare nel caricamento.
  4. Ciascun carro dovrà avere due pale e due zappe, e due rastrelli o picconi, e due roncole (piccole falci su manico lungo con un piccolo gancio sul retro), e diverse funi di riserva, nonché una o due selle di riserva dotate di cinghie e staffe.
  5. Ciascun carro dovrà inoltre avere un buon barile della misura di un secchio, ben cerchiato e in grado di contenere acqua.
  6. Ciascun forte dei carri dovrà avere sedici grandi stendardi in due colori, rosso e bianco, per ragioni di visibilità.
  7. Inoltre, il comandante del forte dei carri necessita di quattro grandi stendardi in quattro colori; su uno dovrà essere dipinto un cannone, sul secondo una balestra, sul terzo un'alabarda e sul quarto una lancia, affinché le truppe possano essere istruite.
  8. Inoltre, il comandante del forte dei carri deve avere con sé un onesto capitano, con il quale possa gestire il forte dei carri e le sue necessità.
  9. Inoltre, il comandante del forte dei carri deve disporre di una forca costruita e di un boia; tutto ciò dovrà essere trasportato su un carro con il forte dei carri.
  10. Sulla forca dovranno inoltre essere appesi una spada, un randello, una corda, un'ascia e una scopa.
    Si noti ora il significato dei suddetti oggetti appesi alla forca.
  11. Innanzitutto, chiunque rapini sarà giustiziato con la spada.
  12. Chiunque rubi nell'esercito sarà impiccato alla forca.
  13. Chiunque provochi ribellione nell'esercito con violenza o in altro modo contro la volontà e la conoscenza del maresciallo o dei capitani, gli sarà mozzata la mano con l'ascia.
  14. Chiunque diffonda menzogne riguardo al nemico sarà punito con la scopa, oppure in disgrazia cacciato con il randello attraverso le file o i corridoi del forte dei carri.
  15. Ventiquattro serventi abili e onesti dovranno attendere specificamente al comandante del forte dei carri; egli dovrà istruirli su come condurre le file del forte dei carri.
  16. Inoltre, ogni dieci carri dovranno avere un sorvegliante.
  17. I conduttori del forte dei carri dovranno essere prudenti e audaci, e dovranno conoscere le strade del territorio, le pianure, i monti e le valli.
  18. Un certo numero di cannoni a camera che accompagnano il forte dei carri e sparano pietre grandi quanto palle di cannone.
  19. Un certo numero di armi da fuoco che sparano piombo grande quanto uova.
  20. Ma ancora più armi da fuoco, denominate cannoni da carro, ciascuno del peso di sei quintali.
  21. Di tali armi da fuoco, se ne dovranno disporre per i carri d'assalto: gli archibugi a gancio con due cannoni grandi e con due cannoni piccoli, come sopra denominati.
  22. Per tutte queste artiglierie dovranno essere forniti cannonieri capaci di sparare con esse, e tutto ciò che è necessario per i cannoni dovrà essere approntato e trasportato con i cannoni.
  23. Inoltre, diverse centinaia di fionde a bastone dovranno essere fabbricate e predisposte per il lancio di pietre; ciò è necessario per l'assalto e inoltre molto utile nel combattimento contro cavallo e cavaliere.
    Ponti.
  24. Quattro ponti costruiti con travi o travicelli e con tavole, cosicché ciascun carro possa portarne uno, e dove necessario, la fila dei carri possa essere condotta attraverso fossati o paludi.
  25. Diverse centinaia di correggiati cerchiati di ferro con punte e anelli, chiamati correggiati da trebbiatura, che servono per il combattimento.
  26. Inoltre diverse centinaia di spiedi ad anguilla, che servono per l'assalto nel forte dei carri.
    Come ci si debba organizzare con il forte dei carri per attraversare fossati e paludi con quei ponti sopra prescritti.
  27. I carri in testa dovranno trasportare i ponti, e quando sorga la necessità, tali ponti vengono posati, e quando l'esercito avrà attraversato, i ponti vengono riposti sui loro carri, e quegli stessi carri dovranno ritornare nella loro posizione originaria in caso di ulteriore necessità.
  28. Il comandante del forte dei carri dovrà, con alcuni uomini che lo assistono, ispezionare le paludi e i fossati prima che l'esercito vi giunga, e cercare dove siano più stretti e più agevoli da attraversare; e se troverà legname presso le paludi e i fossati, o se prima di raggiungerli attraverserà un bosco, dovrà ispezionare tutto ciò per tempo e predisporre la fabbricazione di fascine o fasci, ciascuno legato con tre vimini, e farli posare nei fossati e sulle paludi, creando così un percorso affinché i carri e l'equipaggiamento possano attraversare; ma se la boscaglia fosse troppo lontana dai fossati, si carichino due, tre o quattro fascine, parimenti legate, su ciascun carro e si trasportino fino al fossato o alla palude. Si noti ora come il forte dei carri debba essere portato oltre le montagne quando l'esercito sia sospinto dal nemico su un'altura e non possa discendere dai monti.
  29. Allora il comandante del forte dei carri dovrà dividere i fanti e assegnarne dieci o venti a ciascun carro, e ciascuno dovrà portare la propria parte su per il monte e ricaricarla sul carro.
  30. Parimenti, i cavalli dovranno essere imbragati con cinghie posteriori, e due o tre uomini dovranno essere assegnati ai lati di ciascun cavallo in testa, e anche aiutare alla testa per spingere o tirare il cavallo, e tutto ciò dovrà procedere in assoluto segreto, senza grida e nel modo più silenzioso possibile di notte, affinché il nemico non sappia cosa si stia facendo o intraprendendo.
  31. Il comandante del forte dei carri dovrà innanzitutto far sgombrare la fila esterna dei carri rivolta verso il nemico, e i beni che questi carri della fila trasportano, qualora vadano perduti, devono essere valutati, e all'interno di quella stessa fila nel forte dei carri il comandante dovrà inviare una banda di uomini sacrificabili per creare molto fumo e vapore con paglia o fieno umido, o qualsiasi altra cosa possa servire, così da accecare il nemico, ma ciononostante disporre le sentinelle, cosicché se il nemico volesse intraprendere qualcosa, se ne possa venire a conoscenza.
  32. Quegli stessi uomini e compagni e tutto il resto delle truppe dovranno vegliare tutta la notte e per tutta la notte costruire, tagliare, lavorare e battere, come se si volesse attaccare il nemico sul posto; nel frattempo il forte dei carri e le truppe nel mezzo salgono sul monte; e quando si raggiunge la cima del monte, si possono allora suonare le trombe, se lo si desidera. Questa è l'arte di portare il forte dei carri oltre le montagne.
  33. Si noti ora come le lunghe lance con ganci debbano essere usate segretamente nell'assalto sopra descritto.
  34. Si noti ora riguardo al forte dei carri: se lo si vuole trincefare, si scavi il fossato a tre passi dietro le ruote dei carri.
  35. Inoltre non si dimentichi il fossato segreto, che non deve essere nominato pubblicamente.
    Il comandante del forte dei carri dovrà conoscere ciò che appartiene al forte dei carri e all'accampamento.
  36. Trovare legna, acqua e foraggio è compito del forte dei carri e delle truppe al suo interno; di conseguenza, il comandante del forte dei carri dovrà posizionare il forte dei carri e, se necessario, trincerarsi attorno ad esso ogni notte.
  37. Il comandante del forte dei carri dovrà ispezionare personalmente tutti gli accampamenti, nonché le strade, i monti e le valli di giorno e di notte, e non fidarsi di nessun altro se non di se stesso in questa materia.
    Quando si desidera iniziare a costruire e ordinare un forte dei carri.
  38. Allora il comandante del forte dei carri dovrà stimare le truppe a cavallo e a piedi, e di conseguenza calcolare quanti carri gli serviranno, fare il suo totale e stabilire ciò che è necessario e deve essere disponibile in campo.
  39. Quando il comandante del forte dei carri conta i carri e fa una ripartizione secondo il numero delle truppe a cavallo e a piedi, come necessario:
  40. Allora dodicimila fanti necessitano di circa cinquecentocinquanta carri.
  41. Per tremila cavalli, si devono avere trecento carri.
  42. Per il suddetto numero di truppe, ciò fa ottocentocinquanta carri che si devono avere per le loro necessità.
  43. Da questo totale puoi ricavare la ripartizione.
  44. Le due file centrali, sulle quali dovrà trovarsi la piazza, dovranno avere cento carri, con cinquanta carri per ciascuna fila.
  45. Le due file successive su entrambi i lati dovranno anch'esse avere cento carri.
  46. Quindi le due file più esterne dovranno avere trecento carri, e questi trecento carri dovranno essere distesi in campo, le sei file attraverso il campo nella direzione della marcia.
  47. Se si volesse poi ricavarne otto file, si divida la fila esterna su entrambi i lati a metà e la si conduca in avanti fino allo stendardo di testa, così vi saranno otto file quando tutte procedono uniformemente; e se si volessero fare più file, si proceda come sopra prescritto.
    Quando si giunge da casa all'accampamento notturno.
  48. Allora ci si dovrà fermare al pascolo e riformare la fila più esterna presso l'accampamento con il forte dei carri, e che esso non sia del tutto circolare, bensì allungato in lunghezza, avendo forma rettangolare e una piazza ampia e spaziosa.
  49. Quando si è giunti all'accampamento e rimangono alcuni carri in eccesso, si spinga la fila dei carri strettamente insieme o in un gruppo, e i carri rimanenti vi troveranno anch'essi posto; ma se vi fossero troppo pochi carri nelle file, si distendano i carri all'indietro e la fila diverrà completa.
  50. Dove non vi siano porte nei corridoi, tre carri con tutto ciò che appartiene ad essi dovranno rimanere fermi sul retro e sul fronte di ciascun lato, e dovranno sorvegliare che il nemico non guadagni i corridoi per tutta la loro lunghezza.
  51. Ogni notte ciascun capo fila dovrà presentarsi davanti alla tenda del capitano supremo e dovrà richiedere di essere informato della parola d'ordine e di ciò che si intende fare al mattino, e udirlo, e successivamente, per quanto lo concerne, annunciarlo alla propria fila.
  52. Se occorrono carri e devono essere inviati per vettovaglie o altre necessità, tali carri dovranno essere prelevati da tutte le file, una parte da ciascuna, e le lacune dove i carri sono stati rimossi dovranno essere richiuse e completate. E così si spostino quelle file avanti e indietro, rendendole nuovamente complete; e quando i carri ritornano, si riportino quelle file dove appartengono, come sopra prescritto, e quegli stessi carri torneranno al loro posto.
  53. Al centro della piazza alloggerà il principe, e sul lato destro alloggeranno i ciambellani del principe, e nessun altro alloggerà sulla piazza se non il principe con il suo seguito, cavalli, capanne, tende, cancellerie, cucine, chiese, cantine, e nessun altro, eccetto coloro che Sua Grazia desideri avere con sé sulla piazza.
  54. Nella fila più prossima sull'anello, su entrambi i lati, alloggeranno i conti, i baroni liberi, i cavalieri e i nobili.
  55. Nelle due file più esterne alloggerà la gente comune e onesta del paese.
  56. I migliori delle città alloggeranno ai quattro angoli presso le porte; essi dovranno custodire le porte e i mercati.
  57. Il mercato davanti alla porta del forte dei carri, dove si dovranno vendere vino e pane, dovrà trovarsi su entrambi i lati nella parte posteriore del forte dei carri.
  58. Si dovrà inoltre avere un banditore dell'esercito, che proclami il salvacondotto e la protezione del forte dei carri e altre questioni di cui l'esercito necessiti.
  59. I cannoni sui carri e sui carretti, nonché la polvere, il piombo e altro equipaggiamento appartenente al forte dei carri, dovranno essere affidati a un capitano speciale; quello stesso capitano di giorno dovrà essere posizionato davanti ai carri, chiuso in una struttura apposita.
    Quando si desidera partire dall'accampamento.
  60. Quante file vi siano, le si conduca fuori — i carri in testa — e quelle che giacciono nella curva si distendano in avanti, ossia sul lato destro; e sul lato sinistro verso l'esterno, fin dove la fila possa essere distesa. Quindi ci si fermi fino a che la fila successiva con lo stendardo non avanzi e si allinei al fronte.
    Così si ha l'ordine sul territorio, e affinché ciascuno sappia come comportarsi secondo l'ordine corretto, ascolti e presti attenzione.
  61. Al momento in cui la tromba suona per la prima volta nell'esercito, ciascuno dovrà abbeverare e nutrire il proprio cavallo; e quando suona per la seconda volta, tutti dovranno attaccare; e quando suona per la terza volta, tutti dovranno essere montati e attendere il comando di muoversi o marciare.
    Operai speciali con pale per i carri.
  62. Cento pale devono inoltre essere disponibili nel forte dei carri in aggiunta a tutti gli altri articoli prescritti, e queste pale devono avere un proprio capitano, che le fornisca sempre al comandante del forte dei carri quando le richiede e ne necessita, per creare e sgombrare i sentieri tra le file, scavare i fossati, e tutto ciò che la necessità richiede.
    Come si debba disporre un forte dei carri per la battaglia quando la si attende.
  63. Il comandante del forte dei carri dovrà prestare attenzione e osservare il forte dei carri nemico, e sulla pianura osservare la punta del forte dei carri nemico, e colpire il loro forte dei carri con le artiglierie sul lato destro, e osservare attentamente il forte dei carri nemico e il loro comandante, affinché non guadagnino vantaggio su di voi; pertanto usate le vostre artiglierie contro di loro tempestivamente, ma con giusta misura, e confondeteli con le vostre artiglierie cosicché il comandante nemico del forte dei carri non si avvicini troppo con la sua abilità e il suo vantaggio prima che le truppe entrino in battaglia.
    Se entrambi gli eserciti si trovassero in pianura o presso monti l'uno contro o verso l'altro.
  64. Il comandante del forte dei carri dovrà essere serio e diligente nell'essere il primo a occupare con il suo forte dei carri le alture ampie e grandi prima dei nemici, cosicché possa discendere con il suo forte dei carri contro il nemico nella valle, e se può impedire al nemico di occupare prima di lui tale vantaggio, lo faccia; ma se accadesse che vi trovaste nella vostra posizione vantaggiosa tra i nemici, e il capitano o il comandante del forte dei carri non potesse raggiungere altro vantaggio, allora rimanete nella vostra posizione vantaggiosa e non abbandonatela, e lasciate che il nemico vi cerchi e venga a voi, e non lasciatevi in alcun modo strappare dal vostro vantaggio.
    Per condurre il forte dei carri in battaglia contro il nemico, procedete così:
  65. Formate il forte dei carri generalmente con otto file; ma se vi fosse molta cavalleria e fanteria, potrete ricavarne dodici o quattordici; e cosicché il forte dei carri stia in forma quadrata, si potrà combattere da esso o al suo interno e avere anche l'accampamento notturno più sicuro per le truppe; il forte dei carri dovrà inoltre stare e avanzare con tre piazze contro il nemico.
  66. Inoltre il comandante del forte dei carri dovrà disporre che le file esterne siano sempre intervallate con carri e carretti armati, uno ogni cinque carri, se se ne possano avere altrettanti.
    Si noti ora come si debba disporre un forte dei carri per colpire rapidamente e presto.
  67. Quando procede sul territorio, il comandante del forte dei carri dovrà prelevare dalle file interne solo una parte di carri e assegnarli alla fila esterna nei quattro angoli, dietro e davanti; e quando il forte dei carri si muoverà, chiudetelo con quegli stessi angoli, e allora le truppe possono essere disposte all'interno.
    Come si debba posizionare il forte dei carri quando si intende attendere un assalto al suo interno.
  68. Il comandante del forte dei carri dovrà disporre il forte dei carri con otto o dieci file, o tante quante necessarie per l'equipaggiamento, e dovrà posizionare il forte dei carri in forma quadrata, cosicché giaccia uniformemente in lunghezza e in larghezza. Il comandante del forte dei carri dovrà inoltre provvedere bene alle due file esterne con artiglieria su carretti e carri ai quattro angoli del forte dei carri e nel mezzo secondo necessità.
  69. I cavalli dovranno inoltre essere rimossi dalla fila più esterna dei carri e legati nelle file interne, cosicché le truppe presso i carri non siano ostacolate durante l'assalto.
  70. Il forte dei carri non dovrà inoltre essere condotto troppo strettamente, cosicché i cannoni possano essere usati contro il nemico dall'interno; inoltre i carri non dovranno essere accostati troppo gli uni agli altri, cosicché i capo cannonieri non debbano sparare troppo in alto, ma piuttosto mirare e sparare ai cavalli nemici alle spalle.
  71. Inoltre dovranno essere creati corridoi attraverso le file nel forte dei carri, cosicché le truppe possano riunirsi e uno possa accorrere in aiuto dell'altro e anche cavalcare verso l'assalto.
    Quando si desidera essere al suo interno, come ci si debba predisporre rapidamente di notte o di giorno.
  72. Allora il conducente svolta a sinistra, l'altro a destra sulla piazza; comprendete e notatelo bene: le tre file sulla mano destra svoltano a sinistra, e quelle a sinistra svoltano a destra, proprio come stanno nell'accampamento, cosicché possano uscire dall'accampamento sulla piazza, verso qualsiasi lato desiderino.
    Come ci si debba ritirare dal nemico verso un luogo più sicuro, se si è troppo pressati dal nemico nell'accampamento.
  73. Il comandante del forte dei carri dovrà lasciare alcuni carri vuoti nella fila più esterna, alla vista del nemico di notte o di giorno; e quando si debba passare attraverso uno stretto, il comandante del forte dei carri dovrà condurre quattro file e dovrà lasciarle corte sul fronte e farle fermare. Attraverso questo, l'intero equipaggiamento e il forte dei carri passano lentamente; e quando tutto è passato, si chiuda sul fronte fino a che anche la retroguardia raggiunga la colonna; quindi il forte dei carri procede come indicato in precedenza.
  74. Ma se doveste attraversare un bosco con il forte dei carri, largo circa mezza giornata di marcia, allora compattate il forte dei carri il più strettamente possibile in quattro file, e quanti più fanti possibile con zappe o asce, cosicché facciano spazio alle file dei carri accanto alla strada; e quando si esce dal bosco, disponete e dirigete nuovamente il forte dei carri per marciare sul territorio con tante file quante necessarie a causa del nemico.
    Quando desiderate levare il campo con l'esercito e marciare via dal nemico o altrove verso un altro luogo.
  75. Innanzitutto, prima di levare il campo, il capitano di campo o il principe, se egli stesso è in campo, dovrà far ordinare dai banditori dell'esercito, pena la vita e i beni, che ciascuno spenga il proprio focolare e il fuoco, affinché non divampino incendi che possano portare conflagrazione e danno all'esercito.
  76. Se il campo è stretto, dividete le truppe a cavallo e a piedi come il terreno consente, se non possono marciare nel forte dei carri.
  77. Quando levate il campo e il forte dei carri marcia sul territorio con otto file e desiderate farne sedici, allora disponete sul lato destro le quattro file con quattro stendardi rossi, e alla partenza fate quattro stendardi gialli, e sulla mano destra un colore; parimenti fate sul lato sinistro alla partenza anche un colore, e sul lato sinistro tra le file anche quattro stendardi bianchi, e davanti alla partenza quattro stendardi anch'essi di un colore.
    Così avete l'ordinamento completo, come e cosa per necessità appartiene a un forte dei carri.
  1. Come costruire un forte dei carri con pochi carri, per poi regolarsi di conseguenza con uno più grande.
  2. Quando qualcuno dispone di trecento carri e desidera farne un forte dei carri, dovrà disporre:
  3. Quarantacinque carri nella prima fila, venticinque carri nella seconda fila, quindici carri nella terza fila, quindici carri nella quarta fila, venticinque carri nella quinta fila.
  4. Quarantacinque carri poi nella fila esterna.
  5. Successivamente dovrà formare due ali di chiusura, ciascuna ala con quindici o quattordici carri.
  6. Dovrà inoltre avere due lunghe ali d'inseguimento, ciascuna con, come segue appresso, cinquanta o poco meno carri.
  7. Queste dovranno trovarsi su ciascun lato, una alla posizione più esterna, e dove sia necessario, dovranno avanzare e accorrere in aiuto; tutto ciò un capitano prudente e esperto può ben migliorare.

Vegezio sul forte dei carri dal manoscritto Cgm 356, fine del XV secolo

Il testo si trova nel manoscritto Cgm 356 della Biblioteca di Stato bavarese di Monaco, un anonimo libro sui fuochi d'artificio e sull'arte dei bombardieri. L'intero manoscritto fu scritto da una sola mano in dialetto bavarese con alcuni tratti svevi orientali; la sua provenienza è ignota e le filigrane della carta rimandano all'ultimo decennio del XV secolo. Il catalogo registra il testo come ordinanza del forte dei carri (Wagenburgordnung). In realtà si basa sui capitoli 22–25 e 27 del primo libro dell'Epitoma rei militaris di Vegezio nella traduzione tedesca di Ludwig Hohenwang, così come la conosciamo dalla stampa di Augusta del 1475 circa. In questi capitoli Hohenwang rende l'accampamento militare romano come forte dei carri (wagenburg); per questo il testo parla delle porte praetoria e decumana, di coorti e centurie. Lo scrivente del manoscritto abbreviò e modificò in alcuni punti il testo di Hohenwang e alla fine del capitolo sulla fortificazione del forte dei carri aggiunse un passo che nella stampa non c'è. Oltre a zappe e pale richiede asce, correggiati, falci e falcetti e, per ogni carro del forte, una lancia lunga 24 piedi con uncino, un correggiato boemo con punte di ferro e due archibugieri con archibugi a uncino. Würdinger riassunse il contenuto di queste pagine in tedesco moderno come estratto da un libro sui fuochi d'artificio della fine del XV secolo.

Note sulla trascrizione e sulla traduzione: le abbreviazioni sono sciolte, la grafia del manoscritto è conservata e la u con segno soprascritto è resa con ü. Le letture dubbie sono state controllate sulla stampa di Hohenwang.
Come in Hohenwang, «ritter» corrisponde qui al latino miles ed è tradotto con «soldati». Per il fossato «hoch» indica la profondità; «spitz» è la schiera, «auffbietter» il banditore (Hohenwang: büttel), «getüll stecken» i pali della palizzata e «beichel» le asce.
Il numerale letto come x ha la stessa forma in cinque punti del capitolo sulla fortificazione. Per il fossato regolare la stampa di Hohenwang indica una larghezza di 12 e una profondità di 9 piedi e, dopo l'ammucchiamento della terra, una profondità di 13 e una larghezza di 12 piedi. Il primo fossato secondo lui è largo 9 piedi e profondo 7, mentre il manoscritto ha 7 o 8 e 6 piedi. Würdinger lesse nel manoscritto 10 piedi. Per i diecimila passi il manoscritto concorda con la stampa.
L'espressione «an die wege» nel capitolo sulla fortificazione non ha corrispondenza nella stampa e il suo senso è incerto.

 

Aber von der wagenpurg

Aber die wagenpurg voran, so die feind nahet sein, süllen an einer sichern stat gemacht werden, besunder do holtz genüg und futer genüg ist und auch wassers genüg ist. Und ob lenger do zu bleyben sey, so sol erwelt werden gesuntheit der stat. Es ist zu hütten, das kein nahender perg sey bey der wagenpurg, also daz die feind den perg nit ein nemen und in belegern. Auch daz das feld mit guss wasser nit gewon sey zu überwessern, von welhem das heer ungemach leyden müst. Auch nach der zal reitter und knecht und auch des zeugs, so zu inne gehört sein, die wagenpurg zu bewaren, nit daz die mengin des folcks bezwungen werd in ein engin oder die wenig in ein weittin mer dan not ist sich auss zu brayten etc.

Von der wagenpurg

Unter weile gefiert wagenpurg, zu zeitten dreyeket und zu zeitten halb sinwel, dar nach die statt oder notturfft haischet, sein die wagenpurg zu machen. Aber daz tor, daz man heist pretoriam, sol eintweders gegen der sunne auffgang stan oder gegen der stat, do man dan die feind sicht. Ist aber sach, das man im zug ist, so sol es an den tail sehen, da hin dan der zeug ziehen wil, auff welhem sy dan die erste cohortes, daz ist der erst hauff, gezelt, paner und zaichen geordnet. Aber die port, die man heist decumanam, die ist nach der port, die dan pretoria heist, und ist die port, durch welche die straff wirdige ritter zu der pen gefürt werden etc.

Wie man die wagenpurg beware sol

Der wagenpurg bewarung ist mangerlay, aber besunder dreyerlei. Wan ist das grosse nott nit bezwingt, so sol man die wagenpurg mit wasen umb machen oder mit ertreich, und auss dem wirt gemacht gleich als ein maur dreyer schüch hoch, also das vornen an ein grab wirt und das ertreich hin ein an die wege geworffen von dem, so die wasen hin dan genomen sind. Wirt dar nach ein grab siben oder acht schüch brayt und wirt sechs schüch hoch. Aber da man die feind am meisten besorgt, so sol der recht grab der wagenpurg bewart werden, also das er x schüch brayt sey und x schüch hoch nach der linien, als man dan spricht, x schüch. Auch auff die graben der wagenpurg sol man gut zeün machen, und das ertreich, das dan hin und her auss graben wirt, sol man zu samen tragen. Das selb ertreich bringt in die höch des grabes fier schüch. Also wirt der grab x schüch hoch und x schüch brayt, zu welchem man haben müss getüll stecken von starcken holtz, die dan die trabanten oder fuss knecht gewon sein zu tragen, dar zu hawen und schauffel und auch gute beichel, gut flegel, sensen und sichel genüg. Item auff yettlichem wagen, der dan an der wagenpurg stet, ein langen spiess, der xxiiij schüch lang sey und forne ein scharpffs eysen, daz gut stechen sey, und ein hacken an dem eysen, und ein Behemische dryschel mit eysnen zencken, und auch auff yettlichem wagen zwen haken büchsen schützen mit irem zeug, wan es mag gesein etc.

Wie man die wagenpurg beware sol so der feind nahet ist

Wan sölichs gering ist, wa nit feind sein, die wagenpurg zu bewaren. So aber der feind zu statt, so sol der ganz gereisig zeug und der halb tayl der fuss knecht ab zu treiben den einbruch an eine spitz geordnet werden, und die andern nach in graben machen und die wagenpurg bewaren. Und durch den auffbietter gezaigt werden, welche erste centuria, welche andre, welche dritte ein yettlichs werck vol bracht hab. Dar nach wirt von den centuriones geheissen daz beschawet und gemessen, und die sölichs mit sawmnuss getan haben, werdent gestrafft. Dar umb zu solicher gewonheit ist zu ordnen der new ritter, wan sölichs not aischet, das die wagenpurg on irrung und behend mügen bewart und versehen werden etc.

Von römischer bewarung reitter und fuss knecht

Darumb ist alte gewonheit beliben, und durch die auffsetzung Augusti und auch Adriani wirt gepoten, das zu dreyen maln in dem monet die reitter und auch die fuss knecht spacieren gefürt würden, wan mit dem wort wirt sölichs übung bedeut. Also die fuss knecht wurden geheissen zu gen und wider keren in die wagenpurg geharnascht und gerüst mit allerlay wer x tausent schritt, also das sy ein tail des wegs mit lauffen vol prachten. Auch die reitter getaylt in turmas und geharnascht vol brachten so vil wegs, also daz sy nach reyttlicher ordnung zu zeitten nach volgten und zu zeitten wichen und mit wider lauff gleich mit einer ungestiem wider umb kerten. Aber nit alain in dem feld, sunder auch in tellern und hohen stetten auff und ab zu steigen wart yettweder spitz bezwungen, dar um daz kein sach beschehen möcht, das dann streng vest ritter mit steter übung vor nit hettend erlernet etc.

Ancora sul forte dei carri

Il forte dei carri, soprattutto quando i nemici si avvicinano, deve essere fatto in un luogo sicuro, specialmente dove c'è abbastanza legna, abbastanza foraggio e anche abbastanza acqua. E se si deve restare più a lungo, si deve scegliere un luogo salubre. Bisogna badare che non ci sia un colle vicino al forte dei carri, affinché i nemici non occupino il colle e non lo assedino. Anche che il campo non sia solito essere inondato dai torrenti, per cui l'esercito dovrebbe patire disagi. Inoltre il forte dei carri va fortificato secondo il numero dei cavalieri e dei fanti e delle salmerie che appartengono loro, affinché la moltitudine non sia costretta in uno spazio stretto né i pochi si spargano in uno spazio largo più del necessario, ecc.

Del forte dei carri

I forti dei carri si fanno talvolta quadrati, talvolta triangolari e talvolta semicircolari, secondo quanto richiedono il luogo o la necessità. La porta che si chiama praetoria deve essere rivolta o verso il sorgere del sole o verso il luogo da cui si vedono i nemici. Se però si è in marcia, deve guardare dalla parte verso cui l'esercito vuole andare, e dietro di essa si dispongono le prime coorti, cioè la prima schiera, le tende, le bandiere e le insegne. La porta che si chiama decumana è dietro la porta detta praetoria, ed è la porta attraverso la quale i soldati meritevoli di punizione vengono condotti alla pena, ecc.

Come si deve fortificare il forte dei carri

La fortificazione del forte dei carri è di molti tipi, ma specialmente di tre. Quando non incalza una grande necessità, si deve circondare il forte dei carri con zolle o con terra, e con queste si fa quasi un muro alto tre piedi, così che davanti si forma un fossato e la terra viene gettata all'interno (?) dal luogo da cui sono state prese le zolle. Poi si fa un fossato largo sette o otto piedi e profondo sei. Ma dove si temono di più i nemici, il forte dei carri deve essere protetto con un fossato regolare, largo x piedi e profondo x piedi sotto la linea, come si dice, x piedi. Sui fossati del forte dei carri si devono fare anche buoni steccati, e la terra scavata qua e là dal fossato si deve ammucchiare; questa terra aggiunge quattro piedi all'altezza del fossato. Così il fossato diventa profondo x piedi e largo x piedi. Per questo bisogna avere pali per la palizzata di legno robusto, che i trabanti o i fanti sono soliti portare, e inoltre zappe e pale e anche buone asce, buoni correggiati, falci e falcetti a sufficienza. Inoltre su ogni carro che sta nel forte dei carri una lunga lancia, lunga 24 piedi, con davanti un ferro acuminato adatto a colpire di punta e un uncino sul ferro, e un correggiato boemo con punte di ferro, e anche su ogni carro due archibugieri con archibugi a uncino e il loro equipaggiamento, se è possibile, ecc.

Come si deve fortificare il forte dei carri quando il nemico è vicino

È facile fortificare il forte dei carri dove non ci sono nemici. Se però il nemico è vicino, tutta la cavalleria e metà dei fanti devono essere schierati in ordine di battaglia per respingere l'assalto, e gli altri dietro di loro devono scavare fossati e fortificare il forte dei carri. E il banditore deve annunciare quale centuria ha compiuto per prima il suo lavoro, quale per seconda e quale per terza. Dopo di che i centurioni fanno ispezionare e misurare tutto, e coloro che hanno lavorato con negligenza vengono puniti. Perciò i nuovi soldati devono essere abituati a tale pratica, affinché, quando la necessità lo richiede, il forte dei carri possa essere fortificato e approntato senza confusione e rapidamente, ecc.

Dell'esercizio romano dei cavalieri e dei fanti

Perciò è rimasta l'antica consuetudine, e per disposizione di Augusto e anche di Adriano si comanda che tre volte al mese i cavalieri e anche i fanti siano condotti a passeggio, poiché con questa parola si indica tale esercizio. I fanti dovevano infatti andare armati ed equipaggiati con ogni sorta di armi per diecimila passi e tornare nel forte dei carri, in modo da percorrere una parte del cammino di corsa. Anche i cavalieri, divisi in turmae e armati, percorrevano altrettanta strada, così che secondo l'ordine equestre talvolta inseguivano, talvolta si ritiravano e poi con un impetuoso contrattacco tornavano indietro. E non solo in campo aperto, ma anche nelle valli e nei luoghi elevati ciascuna schiera era costretta a salire e scendere, affinché non potesse accadere nulla che soldati valorosi e saldi non avessero prima imparato con un esercizio costante, ecc.

Riferimenti:

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